Marco Iacona –

 

Quattro chiacchiere sul 25 aprile con Francesco Germinario, storico, ricercatore presso la fondazione “Micheletti” di Brescia.

Ha pubblicato per Bollati Boringhieri, Einaudi e Laterza, numerosi saggi sulla destra politica e sull’antisemitismo.

Germinario, 25 aprile 1945: sono passati settant’anni da quel giorno ma la data è ancora importante no?

«Direi che è molto importante, almeno nel senso che fa parte di quel po’ di religione civile di cui il Paese è dotato».

Cos’è per te la Resistenza (naturalmente per ragioni anagrafiche non l’hai fatta)…

«Parlo al di fuori delle categorie storiografiche. La Resistenza è stata un momento in cui le coscienze si svegliano. Ci sono cioè momenti della Storia in cui le coscienze intorpidite si destano».

Cosa significa essere antifascisti?

«L’antifascismo è una cultura politica dotata di una visione della democrazia molto più “allargata” di quella elaborata dalla tradizione del pensiero politico liberaldemocratico (Tocqueville, Kelsen ecc.)».

Festa della liberazione: perché c’è chi in Italia non festeggia?

«Naturalmente ci sono settori di società italiana che hanno conservato un’ostilità nei confronti di questa ricorrenza. Ma direi questo: in Italia ha faticato – e non si può dire che le fatiche siano a tutt’oggi terminate – a nascere una destra di chiaro orientamento democratico; alla De Gaulle, per intenderci, perché il fascismo aveva “fagocitato” sia il concetto di “nazione”, sia quello di “destra”».

È vero che il 25 aprile è più sentito in alcune parti d’Italia rispetto ad altre? Se sì, è uno degli indici di un’Italia spaccata in due?

«Certamente è meno sentito al Sud che al Nord dove, in alcune zone, viene veramente vissuto come una data del calendario della religione civile. Non direi però che questo sia uno degli indici di un paese spaccato in due: i motivi di questa spaccatura andrebbero cercati lungo altri versanti».

Avresti da consigliare un paio di libri sulla Resistenza o sull’ultimo periodo di guerra?

«Non c’è dubbio: il libro di Pavone edito più di due decenni fa, Una guerra civile e anche quello recentemente pubblicato per i tipi di Donzelli.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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