Catania – La leggerezza di Calvino, la scabra essenzialità di Berg, il fecondo dialogo tra parole e musica di Richard Strauss, la teatralità 12227788_981587921898159_5611988824044782318_ntutta novecentesca di Berio e Corghi. Sono questi i numi tutelari ai quali fa riferimento Joe Schittino, nel presentare l’ultima sua fatica, Visioni, un ciclo di diciotto canti per voce e pianoforte su liriche di Riccardo Palazzo, in prima esecuzione assoluta il 26 novembre, alle ore 19,30, all’Hotel Katane Palace, per l’inaugurazione del nuovo cartellone della Società Catanese Amici della Musica.12250121_981589068564711_5926761115525534710_n

Fedele ai suoi compiti statutari, ma soprattutto desiderosa di dar conto della straordinarietà vitalità della creazione musicale contemporanea a Catania, la SCAM prosegue gli Incontri con l’autore, avviati con grande successo l’anno passato: Matteo Musumeci, protagonista del focus a lui dedicato l’anno scorso, si intratterrà – nella prima parte della serata – con Joe Schittino, voce tra le più significative del panorama compositivo internazionale. Allievo di Azio Corghi e Ivan Fedele, musicista e performer, Schittino, che proprio quest’anno è stato artista in residenza del Centre National de Danse Contemporaine di Angers, è autore di oltre 250 partiture, pubblicate da Suvini Zerboni, Edition Gamma, Ebert Musik Verlag e BAM, commissionate – 12274611_981589161898035_8706138821767672110_ntra gli altri – da Delta Saxophone Quartet, Polistikò Festival of the Cyprus University, Musikverein Osnabrück, Else Lasker-Schüler Gesellschaft, Fondazione Luciano Benetton, Istituto Nazionale del Dramma Antico.

Visioni è una “sequenza di micro-scene teatrali” e nasce per il talento attoriale – oltre che musicale – del tenore Riccardo Palazzo, di cui Schittino è stato mentore: è il frutto di un’amicizia, di un sodalizio artistico che qui si sublima in una serie di immagini sonore, suggerite dalla lettura dei testi.

Essere visionario – dichiara il compositore – “vuol dire prima di tutto essere visitato da un intuito superiore o quanto meno divergente, e di conseguenza avere un punto di vista, un sistema, che permette di capire il mondo. Ciò non è universale: le visioni sono intermittenze fra piani di esistenza che non sempre sono giustificabili nell’immaginario comune. Forse per questo i “visionari” per eccellenza sono i bambini, gli scemi del villaggio (che nella Russia di Musorgskij si chiamavano “Jurodyve”, i “folli in Cristo”!), e naturalmente gli artisti. Nulla del senso “tradizionale”, quindi, in queste Visioni, che non hanno nulla di evanescente, di fermo, di incompiuto. La visione è intuizione, e l’intuizione è in genere esattezza.”

Ad eseguire questi brani sarà lo stesso Palazzo, per il quale sono stati scritti, accompagnato al pianoforte da Junko Mashima, originaria di Okayama (Giappone), vincitrice di prestigiosi riconoscimenti tanto in patria quanto in Italia, allieva della scuola pianistica di Daniele Petralia.

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