CATANIA – Città metropolitana: sogno irrealizzabile o concreta possibilità di sviluppo? Non è una domanda semplice, è bene ammetterlo: e, con ogni probabilità, a porgersela è anche chi quotidianamente lavora per la realizzazione del progetto, senza aver raggiunto finora risultati tangibili. Questo il tema dell’incontro organizzato da Meta Sicilia, associazione caratterizzata dalla volontà di mettere insieme idee e di fare politica.

Obiettivo comune quello di creare un clima di confronto, grazie alla presenza di numerosi esponenti del panorama politico catanese, tra cui diversi sindaci, nonché gli assessori Bosco e Di Salvo: e l’argomento calza a pennello dopo le ultime due impugnative della legge regionale sull’abolizione delle province. Mai come adesso, infatti, urge far chiarezza e capire quanto effettivamente una simile riforma possa portare ad uno sviluppo concreto.

“Quello della costituzione della città metropolitana è un tema spesso sottovalutato”, spiega Beppe Spampinato, rappresentante di Meta Sicilia. “Il dibattito nel corso dell’era berlusconiana è stato caratterizzato da leggi “ad personam”. Qui, al contrario, ci troviamo di fronte ad una legge “contra personam”, ovvero contro alcuni candidati al ruolo di sindaco delle cittadine di Catania e Palermo, garantendo così una continuità di governo a quelli attuali, e non è stata una bella idea”, ha continuato. “Molte volte dimentichiamo di centralizzare gli obiettivi nella realizzazione del progetto: la città metropolitana è un’opportunità da non sprecare, perché può creare un notevole sviluppo per tutto il territorio”, ha dichiarato.

Duro il messaggio di Felice Giuffrè, ordinario di Diritto costituzionale, che si scaglia contro la classe politica: “Oggi mancano i presupposti per far sì che i partiti trasmettano le proprie idee, e non possiamo pensare che i social network, come pensano alcuni, possano risolvere il problema. Questo è un tema essenziale per la democrazia, perché i cittadini devono essere coinvolti, e parte dagli anni novanta: solo nel 2011, poi, si è parlato dell’abolizione delle province, anche in base alla spending review”, spiega. “Il problema va affrontato anche e soprattuto in base ai principi di autonomia, economicità e differenziazione e adeguatezza del territorio, e sono convinto che quando Crocetta presentò il progetto non aveva ben chiare le idee”, ha proseguito.

Curiosi, a tal proposito, i casi di Acireale e di quello che sarà il “consorzio calatino”: “Il comune di Acireale dovrebbe chiaramente far parte della città metropolitana, a differenza del calatino, che nonostante sia dall’altra parte della Sicilia, ne farà parte”, afferma Giuffrè. “E perché tutto ciò? Perché la legge non ha saputo resistere alla spinta dei poteri forti, facendo saltare il sistema”, ha dichiarato.

“Da dieci anni a questa parte la politica è assente”, spiega Marco Forzese, deputato e componente del Megafono all’Ars. “Quando diventai presidente della Prima commissione credetti nella riforma, salvo poi ricredermi e pensare che questa sia stata solo una mossa pubblicitaria, anche perché si sono susseguiti diversi disegni di legge per portare avanti un obiettivo comune e per migliorare il lavoro delle istituzioni, ma non si è mai giunti ad un punto di svolta”, ha aggiunto. “Spesso bisogna essere drastici: fino a Giugno avremo un commissario, ma non ci sono più i presupposti per portare avanti questo nostro obiettivo comune. Ci siamo complicati la vita per arrivare a cosa? A una battaglia tra fazioni opposte, nel corso della quale arriva uno statista e azzera tutto. Ho creduto in questo progetto, ma non è mai cambiato nulla: e questo a causa soprattutto dell’irresponsabilità di una parte della classe politica”, ha commentato.

Sulla stessa linea d’onda Antonio Malafarina, anch’esso componente del Megafono, che non le manda a dire: “Sono entrato in questo mondo per caso, per compiere la cosiddetta “rivoluzione”: e invece mi sono ritrovato con compagni di viaggio non all’altezza, la cui negligenza è ben visibile dalla situazione nella quale ci troviamo. E non dobbiamo prenderci in giro: nessuno verrà a salvare le sorti di questa Sicilia”.

Secondo il deputato regionale, infatti, lo stallo dipende da chi, all’Ars, tenta in tutti i modi di opporsi ai tentativi di cambiamento: “Qui si è un po’ travisato il concetto di “città metropolitana”: è impensabile pensare ad una Messina “metropoli”, con consorzi come Capizzi. E d’altra parte non si può pensare che un comune crei problemi ad una cittadine, come nel caso di Catania in occasione delle ultime alluvioni, perché manca la sinergia tra le istituzioni. Tanti servizi possono essere migliorati con una comunione d’intenti: ma se si pensa che ventotto articoli della legge sono legati alle funzioni e a chi deve governare, la riforma è fallita in partenza”, ha spiegato. O non è mai realmente partita, forse.

Antonio Torrisi

 

 

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