Chiara D’Amore

12309230_10153771013629375_1080667802_nCATANIA – Quando la giustizia dovrebbe essere protagonista la fatalità non può rappresentare di certo una prova schiacciante ma rimane tuttavia un’incognita in grado di cambiare il corso degli eventi e le regole del gioco. A giocare questa partita due personaggi, l’avvocato Merisi e l’ispettore Tiranno, protagonisti dell’ultimo lavoro di Salvo Cavallaro edito per Carthago “Era Destino”,romanzo giunto  dopo “Ma di cosa stiamo parlando?” (2011) e “Date da mangiare ai pesci” (2013). Un otto rovesciato in copertina, simbolo dell’infinito, ad indicare una strada che, se percorsa, riporta al punto di partenza seppur con nuove prospettive e nuovi punti di vista. “Era Destino” è la storia di un cerchio che si chiude ma è soprattutto una vera sfida per l’autore che con questo testo decide di cimentarsi per la prima volta con il genere del romanzo, senza rinunciare però alla sua vocazione di scrittore di racconti. E’ così che nasce un mosaico variegato, ricco di tanti tasselli colorati che creano un disegno armonico e composito. Ogni capitolo si lega all’altro tramite la ripetizione della parola con cui si è chiuso il precedente creando un unicum perfettamente collegato eppure composto di tante parti indipendenti.  Cavallaro, avvocato di professione come il suo protagonista, è scrittore moderno, sia per il linguaggio usato che per l’approccio stilistico, ma non rinuncia a un richiamo al mondo classico presentando in appendice una storia ispirata alla tragica vicenda di Edipo. Una lettura scorrevole in grado di stupire il lettore e coinvolgerlo nella vicenda.

  • Uno scrittore di racconti al suo primo approccio con il genere del romanzo. Come nasce questa nuova avventura?

 “Da tempo avevo voglia di misurarmi con qualcosa di più complesso, in parte anche per assecondare un certo gusto dei lettori. Nonostante Niccolò Amanniti dica che il “Momento è delicato” per gli scrittori di racconti credo fermamente in questo genere letterario. Infatti ho cercato di rimanere fedelissimo anche in questo mio ultimo lavoro, ogni capitolo è di fatto un racconto. Ho lavorato sulla trama per legarli insieme sia sotto il profilo dell’evoluzione dei personaggi, sia dal punto di vista stilistico. Spero che il risultato sia apprezzabile”.

  • Quanto della sua esperienza di avvocato c’è all’interno di questa storia?

12305565_10153770993984375_361845738_n“C’è tanto di quello che ho vissuto negli ultimi 8 anni, qualche racconto l’ho preso in prestito da mio padre, anch’egli avvocato. Infine il dialogo con altri colleghi ha arricchito di spunti il tutto”.

  • Secondo Eraclito il carattere di un uomo è il suo destino. Cos’è il destino per il suo protagonista?

“Il destino è ineluttabile. I protagonisti dei miei racconti ne sono consapevoli, ma lottano per realizzare i propri progetti e propri sogni. Riprendendo una citazione riportata nel libro “Non posso cambiare la direzione del vento,ma posso sistemare le vele per raggiungere la mia destinazione”. Attraverso l’empatia, la consapevolezza, la speranza credo si possa essere padroni della propria vita”.

  • Protagonisti del suo ultimo libro un avvocato e un ispettore di polizia. E’ una giustizia “giusta” o una malagiustizia quella che guida i personaggi in questa vicenda?

“I personaggi vogliono credere nella giustizia, purtroppo il sistema ha troppe falle. Sarà proprio la malagiustizia la molla che muoverà sia il protagonista del racconto principale che di quello in appendice”.

  • Salvo Cavallaro. Scrittore e avvocato, creatività e raziocinio. Come questi due aspetti convivono nella tua scrittura?

 “Le due parti convivono benissimo in me e si compenetrano, lo scrittore aiuta l’avvocato ad articolare le argomentazioni difensive, l’avvocato aiuta lo scrittore a tornare sempre per terra dopo lunghi voli di fantasia”.

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