CATANIA – Si intravede uno spiraglio nella vertenza Myrmex: l’assessore regionale alle Attività produttive Mariella Lo Bello ha proposto uno soluzione pubblico-privato con l’Università di Catania e l’azienda, che potrebbe mantenere in vita il laboratorio, l’attività di ricerca e e i posti di lavoro esistenti. Il MIUR ha inoltre evidenziato che i progetti europei in itinere della Myrmex dovranno obbligatoriamente superare i cinque anni di vincolo.
Sono queste, in sintesi, le novità del “faccia a faccia” romano di stamattina al Ministero delle attività produttive, al quale hanno partecipato esponenti del Ministero della ricerca, il vicepresidente della Regione, Mariella Lo Bello,  il direttore regionale delle Attività produttive, Alessandro Ferrara, l’assessore comunale al lavoro, Angelo Villari; presenti per la Cgil di Catania, il segretario generale Giacomo Rota, la segretaria confederale Margherita Patti, per la Cgil nazionale, Riccardo Zelinotti, per la Filctem i segretari Peppe D’Aquila (Sicilia), Giovanni Romeo (Catania) e Sergio Cardinali (nazionale). Presenti anche i rappresentanti delle Rsu, Sebastiano Canarelli e Giovanni Cantone.
“La soluzione prospettata dalla Regione potrebbe aprire nuovi scenari che tra gli attori vedrà  il rettore dell’Ateneo catanese e siamo contenti che la proposta sia stata lanciata all’interno di un ‘tavolo’  la cui azione ci appare soddisfacente – commentano i rappresentanti sindacali presenti stamattina ai lavori- così come altrettanto importanti ci appare la direttiva del MIUR che ha fatto riferimento ai progetti già in itinere per Myrmex finanziati dalla Comunità europea devono rispettare i cinque anni di vincolo lavorativo. Anche sulla base di questo, ci sentiamo più forti nel chiedere all’azienda  il ritiro delle procedure di mobilità”.
Il 10 dicembre lavoratori e rappresentanti sindacali saranno nuovamente convocati a Roma per conoscere i primi esiti delle soluzioni prospettate oggi.
A proposito dei progetti europei già in itinere in Myrmex, proprio lo scorso giugno i lavoratori  avevano più volte protestato davanti la sede dello IOM (Istituto oncologico del Mediterraneo) di Viagrande, insieme ai rappresentanti di Cgil, Uil e CISAL di Catania. I 15 dei 69 lavoratori cassintegrati che furono chiamati ad operare per un solo mese, si presentarono all’appello ma i sindacati ne impedirono l’ingresso, a loro tutela. L’idea di richiamare un gruppo di ricercatori per un solo mese , al fine di lavorare a un progetto che ricevette i finanziamenti PON per l’identificazione di biomarcatori e sviluppo di metodi diagnostici e terapeutici nel campo dell’oncologia e della biologia vascolare, per poi riconsegnarli al loro destino, indignò non poco chi invece si aspettava speranze concrete per il rilancio del laboratorio e la conservazione dei posti di lavoro. E la posizione del MIUR espressa stamattina conferma le ragioni del sindacato espresse in quella circostanza.
RMDN

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