CATANIA – Alcuni distaccamenti del Corpo forestale regionale a rischio chiusura, Ufficio provinciale del lavoro senza dirigente da dicembre, servizi meno efficienti ai cittadini. Sono solo alcune delle conseguenze, a Catania, dell’annunciato esodo dei dipendenti regionali. La Cisl Fp del comparto regionale lancia l’allarme contro la riduzione degli organici del personale regionale.

A Catania, i dipendenti regionali sono circa 1800; comprendono personale dei Beni Culturali, precari della Protezione Civile, Corpo Forestale, Ispettorato del Lavoro, Ispettorato Agrario, Catalogatori, EAS, Genio Civile, l’Ufficio regionale per l’espletamento di gare per l’appalto di lavori pubblici (UREGA), la Motorizzazione, l’Ersu, il Parco dell’Etna, l’ex Asi e la Camera di Commercio.
«La diminuzione degli organici – afferma Marcello Foti, responsabile provinciale della Sezione aziendale sindacale Cisl Fp dei Regionali di Catania – sta già comportando enormi difficoltà nel fornire servizi ai cittadini che ne fanno richiesta perché negli uffici stanno venendo a mancare ruoli importanti. Per esempio, il dirigente dell’Ufficio provinciale del lavoro di Catania è andato in pensione dall’1 dicembre e ancora non è stato sostituito».
C’è poi la delicata questione del Corpo forestale della Regione siciliana. Nel territorio catanese, gli agenti sono una ottantina, distribuiti in 12 Distaccamenti. A causa della diminuzione del personale, alcuni dei Distaccamenti sono a rischio chiusura. «Gli agenti del Corpo forestale – sottolinea Foti – svolgono funzioni di polizia giudiziaria e hanno un ruolo importante nella tutela del territorio boschivo, nella vigilanza idrogeologica e contro gli abusi di pascolo e ambientali. La loro carenza determinerà un deficit di vigilanza su tutto il territorio. Ci chiediamo che fine farà il Corpo in Sicilia a seguito della riforma nazionale».
Non si tratta solo di risparmiare – continua Foti – ma di assicurare servizi efficienti ai cittadini. Quindi è necessario che l’amministrazione regionale proceda almeno alla riclassificazione del personale, tra le categorie A, B e C, in modo da avere figure professionali in numero adeguato. C’è, poi, un contratto fermo dal 2006, e la riforma del rapporto di lavoro di dirigenza e comparto; la riforma del salario accessorio per premiare chi merita».
Da risolvere, inoltre, la questione dei precari della Protezione civile e dei catalogatori dei Beni Culturali. «La situazione politica regionale – conclude Foti – sta penalizzando fortemente la macchina amministrativa, mentre occorrerebbero interventi che abbiamo chiesto da anni per renderla più efficiente. Occorre responsabilità e coinvolgimento delle parti sociali che hanno idee e proposte valide».

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