di Anna Rita Fontana

E’ stato riconfermato presidente della Società Catanese Amici della Musica (SCAM) ed è pronto a scommettersi ancora, per il secondo triennio, sull’ampio territorio musicale che da anni lo vede attivissimo. Giuseppe Montemagno, musicologo catanese di chiara fama, dall’ impronta italiana ed europea (con interessi oltreoceano), nonché docente all’ Accademia di Belle Arti di Catania, ci parla delle sue esperienze sul campo.
Partiamo dalla sua professione di musicologo. Lei si è formato all’Università di Catania e alla Sorbona di Parigi. Quale orientamento ha maturato in questi anni così importanti?
“La mia formazione di musicologo si è incentrata soprattutto sul periodo di primo Ottocento, che è stato l’input da cui ho tratto una grande attenzione al mondo che ci circonda. Adesso, dall’altro lato della cattedra, noto che per varie ragioni i ragazzi mostrano un grande interesse per la musica del ‘900 più di quanto noi stessi abbiamo appreso. E’ una sfida quotidiana capire cosa si è prodotto di buono in un secolo a noi così vicino, che in parte ho vissuto; la cernita di ciò che si deve trasmettere ai ragazzi è difficile e al tempo stesso stimolante”.FOTO MONTEMAFNO
Nella sua attività di seminarista e convegnista nei vari paesi europei e d’oltreoceano, quale paese reputa più sensibile e ricettivo al messaggio della musica, in generale?
“Ho avuto l’opportunità di cogliere che, ad esempio, nel nord America tutte le grandi università curano oltre alla formazione teorica una formazione pratica di alto livello, aspetto che purtroppo da noi manca. Questo spiana strade diverse e una differente consapevolezza del fenomeno musicale, perché è fondamentale entrare a contatto con l’opera e la sua partitura, per capire come si legge e si interpreta la musica. Non tutte le persone del settore hanno cognizione di questa realtà.”
Approfondiamo questo aspetto: cosa vuol dire entrare a contatto con l’opera musicale?
“ Significa studiare un autore non solo sul piano teorico ma anche per saperne eseguire le opere, essenzialmente: è questo l’obiettivo a cui mira l’insegnamento della musica all’università. E’ un orientamento finalizzato alla ricerca, come si evince anche dalla mia recente esperienza negli Stati Uniti, dove un convegno su Gabriel Faurè  si è concluso con un allestimento della sua unica opera lirica, dopo un lavoro di due anni, in una messinscena che ha coinvolto gli studenti e l’ateneo in tutti gli ambiti di competenza, dal canto alla coreografia e all’orchestra. Un’operazione alla buona, ma piuttosto apprezzabile”.giuseppe verdi
Secondo Lei quale carenza dovremmo colmare per ottenere risultati di questo tipo?
“Da noi, pur essendoci una formazione di altissimo livello che può competere con quella di altri paesi, è difficile fare dialogare le istituzioni per giungere a una visione di insieme dei problemi”.
In una dimensione formativa globale non può sfuggirci l’assenza della storia della musica nei licei di ogni ordine e grado, tranne quello musicale, ovviamente. Mi sembra una lacuna inaccettabile..
“Infatti lo è. Io trovo del tutto inconcepibile, ad esempio, che i ragazzi escano dal Liceo ignorando la figura di Giuseppe Verdi, che ha uno spessore culturale e un ruolo capitale nella nostra storia, non inferiore a quello di Alessandro Manzoni. Si dovrebbe attenzionare lo studio della musica nelle scuole fin dall’ asilo, dato il forte livello di ricettività dei bambini, e da lì avviare un percorso formativo che la includa  come attività quotidiana, con la stessa importanza delle lingue e delle scienze motorie. Quello del docente è sempre un grande compito, una grande sfida”.accademia di belle arti
A tale proposito cosa reputa più difficile?
“ Il proporre stimoli che siano competitivi con quelli del telefonino, con cui i ragazzi si rapportano ogni giorno. Ti seguiranno solo se riesci a trasportarli facendo capire loro che è più importante ascoltare te piuttosto che lasciarsi travolgere solo da quello strumento. Io trovo gratificante l’insegnamento di storia della musica e del teatro musicale all’Accademia di Belle Arti, guidata dal carisma di Virgilio Piccari, non solo per i colleghi con cui mandiamo avanti diversi progetti, ma anche per gli studenti, molto brillanti, in prevalenza, e abbastanza aperti alle sollecitazioni di tutti i tipi.
C’è un settore che predilige nella storia della musica?
“ Io centro un po’ tutto sulla storia del ‘900 che è di maggiore interesse per loro, ma di approccio più difficoltoso. Reputo necessario proporre  degli ascolti all’inizio un po’ ostici, sulla seconda scuola di Vienna ( Il Wozzeck di Berg) e il minimalismo di Philip Glass che sono le mie passioni: la prima reazione degli studenti è di protesta, ma dopo un paio di ore entrano in sintonia con gli argomenti, anche perché ci si confronta con terreni vergini, dove puoi seminare quello che vuoi, proprio perché non sono scontati. E’ doveroso affrontare l’humus di un secolo che ha avuto due guerre e che lo ha manifestato anche sul piano musicale.philip glass
Lei è stato ed è tuttora un critico militante su alcune riviste. C’è un obiettivo a cui punta la sua critica o si tratta solo di una passione?

– “La mia è nata come una passione, e nel frattempo è diventata altro, essendo cambiato radicalmente il modo di fare spettacoli, che oggi sono più poveri rispetto a quelli di vent’anni fa. Io punto sempre a raccontare le cose e ad essere costruttivo mediando tra lo spettacolo e il pubblico, al quale bisogna decifrare gli stimoli che provengono dalla rappresentazione. Non è facile, ad esempio, la decodifica delle regìe contemporanee, ma è importante ascoltare e vedere prima di affermare che non hanno senso. Solo in un secondo momento si può stabilire una connessione tra il segno scenico e l’opera che si affronta”.

Le è capitato di interrompere la visione di un’opera perché avulsa dalla partitura originale o non coerente?

“Sì, non più di quattro o cinque volte in oltre trent’anni di frequentazione teatrale, perché mi sono trovato di fronte a delle assurdità. E’ giusto comunque mantenere la curiosità per quello che dovrà ancora svolgersi e assistere quasi sempre fino al termine dell’opera, per potersi ricredere dal rifiuto o perplessità iniziale, o per cogliere un pensiero critico che va sottolineato. Tenendo conto anche dell’esiguità delle finanze che talvolta non consentono di esprimere ciò che si vorrebbe”.ALTRI APPRODI

Lei è stato riconfermato presidente della Scam, che fin dalle sue origini ha contribuito notevolmente alla crescita musicale catanese. Cosa contraddistingue questo nome ?
“Vorrei dire innanzitutto che si tratta di una società attiva a Catania dal 1935, ovvero la prima società attiva nella città etnea che ha organizzato concerti, prima al Castello Ursino, e poi al Teatro “Bellini”, che da lì ha avviato le sue stagioni sinfoniche. Io ne sono stato il fondatore insieme a Tony Maugeri nel 1994, pur essendo stata una rifondazione; ne seguo le vicende da vent’anni a questa parte nell’ambito del consiglio direttivo e nel passaggio dal primo al secondo triennio ho preso atto di un contesto radicalmente cambiato, dove ci sono tutte le stagioni per tutti i gusti: così ho trovato la chiave delle mie scelte nell’aggettivo “catanese”, valorizzando tutto ciò che si fa da noi nei suoi vari aspetti e creando uno spazio alle produzioni catanesi che vengono applaudite nel resto del mondo. L’anno prossimo ci saranno giovanissimi talenti come i pianisti Alessandro Zerilli (allievo di Epifanio Comis) e Daniela Rametta, nonché artisti lirici di grido come Daniela Schillaci, Riccardo Strano e Dario Russo”.SCHITTINO

Da cosa nasce il titolo “Altri approdi” della stagione 2015-2016?
“Da un volersi spingere oltre i limiti consueti, senza cambiare cielo ( dalla frase di Seneca Animum debes mutare, non caelum, scelta per l’occasione), ma modificando il modo di vedere la realtà. Quindi rimaniamo a Catania, e i cantanti che si esibiscono da noi ci propongono altre cose rispetto al repertorio consueto. Io continuerò a battere sulla musica del Novecento con l’apertura annuale dell’incontro con l’autore ( come di recente con Joe Schittino  intrattenuto da Matteo Musumeci) per dare al pubblico la possibilità di conoscere dal vivo i compositori, oltre che per abbracciare un’utenza sempre più verde, accanto ai sostenitori e al pubblico maturo che ci segue da sempre. Avremo anche le lezioni concerto con una formula nuova e i “fili narrativi” con un breve percorso drammaturgico di un narratore sul compositore-musicista di turno. Spero di poter coniugare la gradevolezza ai nuovi sentieri da percorrere”.
In chiusura di questo incontro Le chiedo cosa suggerirebbe a un giovane e solerte compositore di oggi..
“Non dimenticate le vostre radici e spiccate il volo!”.

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