di Katya Maugeri

Bagagli pieni di speranza, intrisi di polvere e ricordi lasciati oltre la riva per raggiungere un porto sicuro, dal quale iniziare una nuova vita. L’America, luogo in cui la gente emigrava per  trovare la propria felicità, giorni, mesi di viaggio per raggiungere quel porto. Le valigie di cartone contenevano solo oggetti di prima necessità, indumenti, cibo, c’è chi portava con sé una chitarra, un mandolino, una fisarmonica, lasciare tutto per andare, lontano, ed urlare alla vista di Lady Liberty: America! America! Come per dire “siamo salvi”. Ma cosa custodivano quelle navi, troppo piccole per contenere i sogni di ognuno di loro, che senza esitare, si abbandonavano a sogni comuni pur di sopravvivere alle atroci condizioni in cui erano costretti a vivere? Custodivano lacrime, racconti tramandati, testimonianze. C’è chi queste testimonianze, questa ferita ancora aperta dell’emigrazione ha deciso di raccontarla.
Un viaggio su una nave di inchiostro e note quella di Salvatore Ferlita e Maurizio Piscopo nel loro bellissimo testo “Merica Merica – Viaggio verso il nuovo mondo” edito da Salvatore Sciascia Editore. Autorevoli i nomi degli autori che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto letterario/musicale: Francesco Meli, Marcello Benfante, Tony Trupia, Salvatore Ferlita, Silvana Polizzi, Roberto Tripodi, Alessandro Russo, Luigi Sferrazza, Gaetano Pennino, Claudio Paterna, Maurizio Piscopo e, per le fotografie, Giovanni Moroni e Angelo Pitrone, storie commoventi, strazianti, intrise di speranze, di forza, un libro che diventa un importante documento per tutelare la memoria storica in ognuno di noi. Si compone di alcuni saggi nei quali il rapporto tra la Sicilia e la Merica è affrontato analizzando diversi aspetti, quali la letteratura, attraverso un iter che narra l’America secondo gli scrittori siciliani, al ruolo della radio perché “trova una sponda nelle comunità, interagisce, fa da ponte, mette in contatto, superando i confini”,  al cinema, “grande strumento di aggregazione sociale e un luogo che cancellava le differenze”, i racconti di famiglia, il fenomeno sociale, la tristezza legati ad episodi di cronaca, al ruolo della mafia, alla posizione della Chiesa siciliana, al destino dei bambini. Ed è proprio ad un figlio di migranti italiani che gli autori hanno  dedicato il libro, Papa Francesco.
cop-MericaAd arricchire questo splendido lavoro, troviamo un’appendice di foto inedite curate da Angelo Pitrone e Giovanni Moroni e un cd con interviste a Mario Taibi, emigrante, e alcune canzoni eseguite dalla Compagnia di Canto Popolare  Favarese che raccontano la nostalgia, la separazione, il dolore, la “spartenza”, l’allontanamento.
Un biglietto solo andata, la scelta di continuare a sperare rinunciando alle proprie radici. L’apporto musicale e vocale  è a cura di Peppe Calabrese che ha realizzato tutti i cd della Compagnia e soprattutto in questo lavoro sulla “Merica” insieme a Maurizio Piscopo, con cui ha suonato la chitarra ed ha cantato tre brani, un bravissimo Mimmo Pontillo che ha suonato magistralmente al mandolino “L’ultimo amore” del musicista catanese Giovanni Gioviale che è uno dei pezzi più belli del compositore.
La letteratura e la musica, anche in questo caso si fondono per narrare ciò che è stato, e la bravura degli autori è proprio nel modo in cui hanno scelto di ricordare, di informare ciò che non dovrebbe perdersi mai, la memoria e la capacità di fermarsi un attimo perché non c’è nessun futuro senza il passato e mai come adesso, queste tematiche ritornano nella nostra vita, perché loro “Non viaggiano, fuggono”, lo dichiara lo scrittore Alessandro Russo all’interno di questo splendido documento.

– Gente che desiderava ricostruire la propria identità in un “nuovo mondo”, distante dalle proprie radici, con un fardello pieno di infelicità e rinunce. Quanto è attuale questa disperazione, questo viaggio e la speranza di un mondo migliore in cui vivere?

Salvatore Ferlita:  «La cronaca quotidiana ci dice che è attualissima questa disperazione, ma pure la speranza. Il nuovo mondo è una vertigine, qualcosa che non si conosce, nell’immaginario di tanti poveri diavoli può trasformarsi in un eldorado, nel paese della cuccagna. Però sappiamo che la realtà smentisce la fantasia: i nostri emigrati misero piede in America e fecero anche esperienza dei pregiudizi, del razzismo, della violenza. Può anche deludere il nuovo mondo: penso al grandissimo Oscar Wilde, il quale scendendo dalla nave disse ai giornalisti americani che lo attendevano in deliquio: “Però, l’Oceano mi ha deluso”.  Pensiamo però a Tommaso Bordonaro, il siciliano semianalfabeta che lascia la Sicilia per l’America. Ma nelle pagine che egli verga non troviamo il lamento, la disperazione, la nostalgia. Egli è attratto dal nuovo mondo, la sua attenzione è rapita dalla fantasmagoria. Perché le storie dell’emigrazione non sono solo tristi, disperate, ma possono anche trasformarsi in esaltazione e euforia incontenibile. Il viaggio è poi da sempre il vettore dell’immaginario: basti pensare alla storia della letteratura, alla centralità di questo tema, viaggio che è attraversamento, scoperta, trasformazione. Viaggio che può diventare odissea: quella di tanti siciliani ieri, quella oggi di tanti disperati che rinunciano alla memoria, alle radici per iniziare da capo»

– Cosa ha donato questa Merica, questa “terra promessa”, a coloro che hanno creduto in lei?

Salvatore Ferlita: «La Merica ha donato tanto, ma s’è presa pure parecchio. È stato un gioco ora esaltante ora crudele di un dare e avere e dal bilancio viene fuori il succo della storia: vicende di affermazione, storie di un nuovo inizio che ha determinato grande fortuna. Ma anche situazioni tragiche, famiglie divise, i sogni che naufragavano, calati a picco dalle difficoltà insormontabili, dalla miseria nera. Si tratta di un grande epos che custodisce uno scrigno di storie delle quali si conosce pochissimo: “Merica Merica” è solo un tentativo per forzare la serratura. Si tratta di un volume che allinea sangue e destino: come se fosse un’enciclopedia liofilizzata. Sta ai lettori poi diluirne l’inchiostro e ricavare le suggestioni del caso».

Presentazione Palermo– Disperazione, dolore malinconia e tanta sete di speranza raccontata attraverso canzoni, testimonianze riportate in un cd davvero emozionante. Quanto è importante tutelare e tramandare la memoria storico musicale?

Maurizio Piscopo: «Senza il recupero del passato un Paese muore e rimane  senza   futuro. È quanto è accaduto in Sicilia, per anni è avvenuta una cosa assurda: si è tentato di rimuovere la storia, la Cultura, la memoria. Una “cattiva” maestra televisione ha raccontato una Sicilia di morte, di mafia e di fiction negativa allontanando i turisti e  dimenticando, che nell’isola c’è un immenso patrimonio Culturale, questa è la terra dei maggiori scrittori del mondo, di monumenti e  di grandi civiltà… Mi spiego meglio sono Maestro elementare a Palermo,  ho analizzato i libri sui quali studiano i bambini, mi sono accorto che quelli del passato erano “ricchi” di errori in un sussidiario ne ho scovati 54 insieme ai bambini, pensate che hanno presentato la Sicilia con poche righe e con otto province, avevano dimenticato  la città di Trapani e la sua provincia, fa senso sapere che ben 5 commissioni a Roma analizzano i libri. E sui libri ho fatto una precisa promessa ai bambini con la teralogia sulla Sicilia  restituirò la storia semplice, la musica, i sogni dei bambini siciliani anche quelli  dei “carusi di solfatara”  che non sono stati mai bambini ai quali questi libri che parlano di baite, nevicate e città del nord non hanno mai dedicato un rigo. Quando i bambini saranno grandi andranno a cercarli  questi libri e si renderanno conto che sono stati ingannati    e forse mi ringrazieranno per questo lavoro  che sta tutelando dei beni preziosissimi come la musica dei barbieri, le serenate, le storie degli emigranti, il gioco di una volta per le strade, e le drammatiche storie dei carusi di otto anni che lavoravano dentro l’inferno delle solfatare ai quali tutti i maggiori scrittori siciliani da Verga a Pirandello hanno dedicato la loro attenzione con pagine memorabili… Mi chiedo perché nelle antologie è stato cancellato lo scrittore Luigi Capuana con le sue preziose storie legate ai bambini?»

– Il gruppo Compagnia di Canto Popolare Favarese attraverso questa opera ha arricchito il bagaglio culturale di moltissime persone, restituendo voce agli emigrati. Continuerete a divulgare questo splendido contributo storico?

Maurizio Piscopo: «La Compagnia popolare favarese che ha oltre 40 anni di storia  ha girato tutto  il mondo è composta da Paolo Alongi alla chitarra, Nino Nobile mandolino, Mimmo Pontillo strumenti a plettro, Peppe Calabrese voce e chitarra, da me Maurizio Piscopo voce e fisarmonica sta cercando di realizzare un grande sogno. Con il terzo libro-cd “Merica Merica viaggio verso il nuovo mondo” curato per la parte letteraria anche  da Salvatore Ferlita ha colmato la lacuna della colonna sonora della Sicilia. È luogo comune pensare che  le musiche degli emigranti  siano  solo  “Partono i bastimenti”,  che riguarda i napoletani in partenza per la Merica. Molti sconoscono “Pi l’America partenza”  Viaggio di Nonò Salamone, “L’ultimo amore” di Giovanni Gioviale mandolinista catanese che ha incantato la Merica con le sue musiche pubblicate nei dischi Victor l’antesignana della Rca, è la colonna sonora della Sicilia dei poveri. Nel nostro libro e nel cd gli emigrati diventano il centro del mondo con le loro, storie, con le loro musiche e le loro sofferenze raccontano l’Esodo senza Mosè. Il pubblico siciliano e non solo ha mostrato un interesse grandissimo per questo lavoro, dedicato a Papa Francesco  che potrebbe diventare uno spettacolo teatrale con  la regia e l’interpretazione dell’attore Massimo Venturiello com’è avvenuto con “Barberia”. Continueremo a far conoscere la nostra storia a tutti i siciliani e non solo. Siamo già al lavoro con “Carusi di solfatara” dovevamo cominciare nel 2016, abbiamo anticipato su sollecitazione dei nostri amici che hanno superato 88 anni e vogliono il loro tempo per scrivere giustamente. Si sa le cose più belle si scrivono quando i capelli diventano tutti bianchi. Ed io compirò tra qualche mese 63 anni…».

K. M.

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

Post correlati

Scrivi