di Anna Rita Fontana

Catania. Declama, grida o sussurra la sua protesta, il suo disappunto o commento sferzante a chi lo circonda, mettendo alla berlina l’uomo e la società di oggi, sui ritmi soft o spiccatamente incalzanti di quattro musicisti che tengono banco insieme al protagonista. Coinvolto  anima e corpo nel suo stesso spettacolo che ha suscitato un vivo consenso di pubblico, dal titolo “Gaber per esempio”, di, con e per la regia di Alessandro Sparacino, una produzione del Centro culturale e teatrale Magma sotto la direzione artistica di Salvo Nicotra, in collaborazione con la Compagnia Teatrale Iblea, tenutosi alla Sala Magma di via Adua, direzione tecnica di Laura Frasca.

Un omaggio sapido e graffiante al personaggio di Giorgio Gaber, a dodici anni dalla scomparsa, col suo disfattismo che lascia spazio al sorriso, e la voglia di ricostruire, tra ombre sarcastiche e sprazzi di rivalsa di voler risalire la china, con l’input al riscatto per un uomo vero non asservito al potere e per un’agognata libertà…che non è uno spazio libero, ma partecipazione. L’humour appassionato e pungente di Sparacino non ha lesinato la crudezza senza veli del “signor G” di Gaber, lungo un itinerario avvincente delle sue canzoni e del suo fare teatro, con i toni spudoratamente ammiccanti che ne smorzano l’invettiva contro l’ipocrisia e le convenzioni sociali. Il tutto valorizzato dall’esecuzione strumentale di una azzeccatissima Metamorphosys Band di Modica, con Salvo Giunta al pianoforte e tastiere, Mario Lo Bianco alle chitarre, Roberto Paternò al basso e Maurizio Iaconinoto alla batteria.GABER 2

Sparacino non perde l’occasione di essere sornione e caustico a un tempo, su un uomo alla deriva che sta perdendo ogni morale, in declino da più di cent’anni, mai esente da quell’unica aspirazione di essere popolare, senza genialità, ma con una buona dose di cattiveria o cretineria, nel dubbio se essere un cretino qualsiasi o conosciuto (Il successo). Quell’uomo che da filosofo overground si accolla i travagli sociali con una dialettica globale per proiettarsi al di là dell’euforia multirazziale; facendo i conti con un mondo mare di merda, dove si rimpiange l’epoca passata del pensiero rievocando il “Va’ pensiero sull’ali dorate” dal Nabucco di Giuseppe Verdi, perché chi osa pensare in questo mondo malato è un imbecille( E pensare che c’era il pensiero) e deve ben guardarsi dall’elogiarlo e dall’esprimerlo, il pensiero; non mostrando per niente la propria intelligenza che non solo è superflua, ma intralcia.GABER 3

Il poliedrico attore-cantante interagisce con una voce fuori campo, quale alter ego ovvero l’autore omaggiato, che mette in discussione l’identità del suo interprete e il suo aver qualcosa da dire. Basta con gli orpelli che servono ad abbellire l’immagine, basta col miracolo dell’azalea della domenica, che è diventato il simbolo della purificazione, di cui amano circondarsi i farabutti, perchè dentro siamo caramelle di merda ricoperte di cioccolato… (modicano magari). La vera bontà invece commuove, mentre quella finta è da aborrire, come il mondo che fa male ( Mi fa male il mondo) con la sua burocrazia e chi deve far pesare agli altri di saperne di più: ma su questo malessere è la rabbia a provare che non ne siamo annientati; a fronte di un uomo sempre più “stanco ed esangue” che consente ai barbari di decretare la fine di una civiltà. Poi c’è lo spazio per la donna, citando Baudelaire ( donna..l’angelo ingannatore) Goethe(..il più bel fiore del giardino) e Shakespeare ( femmina maliarda), quella donna che incute all’uomo soggezione, mettendo a nudo la sua fragilità, attraverso un’altra voce fuori campo, questa volta di Giada Lasagna Liuzzo. Quella fragilità o prepotenza di un uomo bambino che scomparirà “Quando sarò capace di amare”… canta Sparacino, col desiderio di una “donna che non affolli la mia esistenza”. Spettacolo graditissimo, all’insegna della genuinità teatrale e delle arrabbiature comico-amare di un immarcescibile Giorgio Gaber.

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