di Pina Mazzaglia

CATANIA – In un mondo avviluppato dentro un business costante, frustato dalle aspettative deluse, circondato da guerre, opposizioni religiose e razziali, il significato dell’arte e il significato del perché creare i “prodotti” artistici, si pongono come domande legittime. È così diventa legittimo anche il tentativo di rispondere secondo i soggetti delle stesse domande, in questo caso i silos e la loro nuova veste artistica. Se l’arte è considerata irrilevante – e nella maggior parte dei casi lo è in rapporto alla guerra, alla violenza alla discriminazione, alla crisi (con tutti i suoi risvolti non positivi) – si sente forte il dovere di rivendicare l’importanza dell’irrilevanza creativa, per attaccare l’assurdità della guerra, del terrorismo, della violenza, e della discriminazione e rivendicare il valore di produrre sogni, per contenere la follia di tutti i conflitti, di tutte le guerre e della violenza in genere. 12435923_10205153656027773_1585954038_nUna installazione pittorica come quella dei silos del porto di Catania, una struttura senza potere, se paragonata a quelle dedicate all’amministrazione, acquista un potere simbolico se presentata come terreno di possibili soluzioni. Nel mese di giugno gli street artist Okuda, Rosh333, Microbo, Bo130, Vlady Art, Danilo Bucchi, Intersni Kazki hanno dato nuova vita e colore ai silos del Porto di Catania con l’obiettivo di reinterpretare in maniera creativa e anticonvenzionale, l’identità della Sicilia e la sua storia millenaria: tema di Street Art Silos infatti, i miti e le leggende dell’isola più grande del Mediterraneo. Ora è toccato all’artista portoghese Alexandre Farto, Vhils in arte, trasformare gli otto silos, lato mare, che si stagliano sul porto dal 1960. Vhils è uno tra gli street artist più conosciuti e affermati nel mondo, grazie anche a tecniche sperimentali, difficilmente imitabili da altri. Un grande volto, grandi occhi scrutano il mare, questo il tema scelto e raffigurato sul grande skyline, che si mostra orgoglioso al turista in approdo.

L’azione della street art è realizzata in modo meticoloso: impiega diverse ore, una lunga serie di imprese fatte per denunciare ecomostri e speculazioni e Catania in questa circostanza ha svolto un suo apprezzabile ruolo. Sono sempre più numerose le associazioni che si muovono in tal senso volte al recupero, e per restituire decoro a dolorose ferite sull’ambiente, alla salute, alla salubrità dei luoghi ma anche all’estetica del paesaggio, come cura contro lo stupro del territorio, sia esso naturalistico o urbano. Sempre più spesso l’occhio umano cade vittima dello scempio di logiche del profitto di chi prima costruisce e poi abbandona…

E potrebbe anche sembrare retorico, ma non si può smettere di rimanere vigili, critici e coscienti, pensando all’incuria, al danno di cui è vittima indifesa ogni cittadino disoccupato e svilito da questa società, quando si respira malessere e malevolenza ovunque, quando i governativi, sono debilitati e poco capaci di assolvere ai loro compiti: poiché la malattia degenerativa che ha colpito il sistema e la mente umana, assorbe ogni forma di energia e rende incapaci di intendere e volere. Sotto l’apparente indifferenza dei più, si consumano ogni giorno episodi gravi di violenza di ogni tipo: violenza significa sempre inciviltà, distruzione, degrado, odio, separazione, nonché paura e fragilità. In questa maxi nevrosi sociale istigata dal materialismo imperante, il lavoro, quale prima e più nobile azione umana capace di coniugare prestigiosamente l’uomo con il suo universo fondendone proficuamente “sacro e profano “, è stato deturpato, svilito, abusato, promuovendo al suo posto la cultura del “guadagno facile”. Un grande volto, grandi occhi della speranza scrutano il mare…, al cui interno si manifestano il dramma della precarietà, del sonno in cui versano le politiche di sviluppo e dell’esigenza di produrre occupazione, produttività e crescita. Ci culliamo col tema del panismo, la fusione perfetta dell’uomo con la natura, i miti e le leggende, ripercorriamo in modo personale, ognuno con la propria analisi cercando di individuare nella grande opera artistica la leggerezza, il perfetto equilibrio, i frammenti di questa società ormai dispersa, rintracciando nell’arte le informazioni che contengono e consolidano l’idea e i valori ormai persi di questa società umana in declino. “Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni”. (G. Pascoli)

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