di Anna Rita Fontana

San Gregorio. Insieme da sei anni, la cantante-musicista Patrizia Capizzi col Trio Meu Brasil hanno inaugurato con successo la seconda edizione della rassegna “Casale in jazz”, avviatasi ancora una volta in clima natalizio sotto la direzione artistica di Rino Cirinnà, nell’accogliente location di fine Ottocento del Casale Borghese di San Gregorio, in via Federico II di Svevia. La serata, introdotta da Lisa Pisano accanto a Oriana Tabacco, responsabile della struttura, ha accolto una formazione musicale con ampio riscontro di pubblico, in una performance condotta dalla poliedrica voce di Patrizia Capizzi e dal suo savoir faire strumentale, con un amore infinito per la musica brasiliana, che scaturisce dalla passione fin da bambina per la musica africana e le percussioni, col canto e la danza afro, e un particolare interesse per la diaspora nera con annessi i canti di schiavitù, oggetto della sua tesi di Laurea in Lingue e Letterature straniere.CAPIZZI 1

Così l’artista di origini nissene (natìa di Petralia Sottana) attiva nel settore brasiliano col chitarrista sciacchitano Alessandro Schittone, abbraccia il progetto Brasil del Trio, che fa parte di quei territori nei quali la musica africana si è impiantata, e si lascia ben guidare dalla pulsazione dell’America latina, fulcro d’incontro del territorio afroamericano, trasportata dal jazz elettrizzante di Antonio Alaimo al basso e di Michele Territo alla batteria. Prodighi entrambi di suggestioni ritmiche, anche sotto l’effetto di luci psichedeliche, sul variare strumentale della Capizzi, tra il plauso dei presenti, dal dondolìo swing ai sobbalzi del sambajazz, scanditi dalla sua vocalità espressiva nel modulare armonico, pronta a contaminare le effervescenze brasiliane con i forti stimoli jazzistici, sino al fascino più elaborato del bossanova, dalle origini di fine anni Cinquanta di Rio de Janeiro, tra samba, cool jazz e tratti minimalisti di formazione statunitense.CAPIZZI LOCANDINA

Dal tamburello iniziale alla chitarra, sgranata con interesse ritmico per evidenziare temi leggeri e disimpegnati, come i tratti onomatopeici di animali (il papero che balbetta, il salto della rana) a tematiche più di rilievo come quella della donna, la Capizzi si rivela un’artista versatile, un’interprete dai ricercati sapori melodici di Corcovado ( la montagna col Cristo redentore) e Garota de Ipanema, o di Salvador da Bahia e del grandissimo Djavan, accanto ad altri destinatari del progetto, quali Joao Gilberto, Ary Barroso, Chico Barque, Gal Costa e Caetano Veloso; sino alle atmosfere del Funky e al Sambareggae, in un territorio ancora da esplorare, data la sua vastità geografico-culturale, qual è appunto quella del Brasile, denso di sorprese per chi lo ama così tanto come la ferrata vocalist, che dal 2013 è alle prese col progetto “misturado” Black Coffee, dal contatto col genere più nero in senso americano, appunto, insieme al contrabbassista Massimiliano Amico, per dar vita a un dialogo tra pop, musica italiana d’autore, swing e musica brasiliana. E col progetto futuro di curare brani inediti, composti di suo pugno, con una contaminazione di musica brasiliana, venata da una forte componente di sicilianità. “ Spero di esprimere una fusione di culture diverse, tirando fuori la forza della nostra mediterraneità e dei nostri ritmi sanguigni che non sono esenti da influenze africane” afferma la cantante, soddisfatta e felice di essersi esibita in un luogo alquanto singolare del circondario etneo.

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