CATANIA – Dall’incertezza per l’insediamento del nuovo presidente al buco in bilancio, passando per l’insicurezza dei dipendenti: per la Pubbliservizi il 2015 che si sta per chiudere non è stato un anno qualunque. E le parole di Adolfo Messina, “numero uno” della società, intervenuto nella giornata di oggi presso il centro fieristico Le Ciminiere di fronte ai suoi 400 (circa) dipendenti, sono la chiara testimonianza di quanto successo… o almeno in parte.

Verrebbe quasi da pensare che il giorno scelto per leggere i numeri e gli obiettivi raggiunti in questi dodici mesi non sia casuale: perché si sa, a Natale siamo tutti più buoni, e tra un panettone e l’altro è facile distrarsi. Per questo motivo faremo un piccolo riassunto, giusto per non perdere il filo del discorso. Nello scorso giugno, Messina viene nominato presidente e, tra un’intervista e l’altra, denuncia il cattivo stato dell’amministrazione, le difficoltà economiche e l’ostruzionismo burocratico dell’ex Provincia, e promette che le cose sarebbero andate meglio.

A leggere la relazione di fine anno, verrebbe da chiedersi cosa non è stato fatto: forse solo il ponte sullo Stretto. Ma per quello ci sarà tempo. “All’inizio della nostra missione impossibile ci eravamo prefissati di salvare la società, sviluppare il lavoro e restituire etica e moralità alla Pubbliservizi, guardando al passato, a quei casi che avevano provocato il depauperamento e l’azzeramento del capitale sociale. Oggi possiamo dire di aver fatto tutto ciò grazie a terapie d’urto intensive, subendo anche gravi minacce: ma non ci siamo fermati e, anzi, ci siamo dati da fare”, ha affermato Messina.

E le meraviglie non finiscono qui: “Non tutti hanno accettato il nuovo corso, come qualche omertoso burocrate appartenente al precedente modo di governare. Ma siamo riusciti a tagliare spese improprie, come le indennità chilometriche (circa 75.000 euro in sei mesi), le consulenze tacitamente prorogate illegittimamente per anni (50.000 euro), e abbiamo altresì regolato i costi delle utenze telefoniche e del carburante”, ha aggiunto. Applausi dalla platea.

E i debiti? “Ne abbiamo chiuso uno di 150.000 euro con il Banco Popolare Siciliano, con il recupero di un nostro credito verso il Liceo Musicale Bellini, mai riscosso”, aggiunge il presidente. “Nel mese di novembre abbiamo, inoltre, concordato, insieme alla Città Metropolitana di Catania, delle misure correttive per il risanamento del bilancio, per regolare l’influenza di quei documenti riguardanti prestazioni inesistenti che sono stati trovati. Ad oggi possiamo dire di essere riusciti nell’impresa di salvare la società”, ha dichiarato.

Sicuri? Perché il 2016 è alle porte, ed è lo stesso Messina ad annunciare una “ristrutturazione del personale per liberare risorse finanziarie”: messaggio che è stato recepito con perplessità dai dipendenti presenti in sala. In più, stona con il contesto la lettura del rendiconto inviato alla società dal presidente del Collegio sindacale, Giuseppe Bosco: “L’esame della situazione contabile provvisoria della Pubbliservizi S.p.A. al 31/12/2015, espone un risultato economico di bilancio negativo di 800.000 euro”. E, come detto, passa quasi inosservato, citato all’ultimo, dopo le tante meraviglie declamate. Buco che, a detta di Messina, “rappresenta la situazione ad oggi, ma non quella nel futuro”, sicuro di chiudere in positivo nel mese di aprile.

D’altra parte, l’ostruzionismo burocratico dell’ex Provincia è scomparso: è finita a tarallucci e vino, si direbbe. E l’insediamento di due dipendenti provinciali, come Carbone e Vicari, “figure scelte per le loro qualità”, sembra aver fatto tornare il sereno tra le due parti, dopo le dimissioni di Castorina e Colombrita perché “sempre assenti”.

Ma la Pubbliservizi è un sogno, quasi un miraggio: quello dei 400 dipendenti presenti alle ciminiere che prima applaudono a mo’ di Fantozzi il proprio “direttore” (“è un apostolo!”, ricordando la scena di un film dello stesso Villaggio), e poi escono protestando, forse memori dello sciopero portato avanti nello scorso novembre, dichiarando il proprio dissenso. Forse è proprio un miraggio, o forse hanno preso poco sul serio una frase in primo piano del video di presentazione proiettato oggi: “Ognuno di noi ha un valore”. E quanto vale il futuro incerto dei lavoratori della Pubbliservizi?

Antonio Torrisi

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