Carmelinda Comandatore

GELA – Domenico Messinese è stato espulso dal Movimento Cinque Stelle. Lo si apprende da un comunicato stampa diramato ieri dal portale siciliano dei grillini , che ha colto di sorpresa lo stesso sindaco di Gela. Diverse le motivazioni che sono state addotte per giustificare l’ennesima epurazione, che questa volta ha connotati prettamente “regionali”.

“È  venuto meno agli obblighi assunti con l’accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel Movimento 5 Stelle e anche alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal Movimento, di cui, da oggi, non fa più parte”.

È questa la bomba mediatica che i pentastellati siciliani lanciano sul finire di un 2015, contrassegnato da infiniti botta e risposta, critiche e allusioni, più o meno velate, al mancato allineamento del sindaco Messinese alla linea tracciata dal Movimento, con cui si era presentato alle scorse elezioni chiedendo ai gelesi fiducia per tracciare un percorso nuovo e dare dignità ad un territorio martoriato da politiche ventennali insane che hanno avvelenato la città. Allusioni che da ieri diventano accuse chiare e precise. “Messinese – sostiene il M5S Sicilia – non ha provveduto al taglio del proprio stipendio, nonostante il consiglio comunale di Gela abbia votato anche un atto d’impegno in questo senso, col fine ulteriore di generare un effetto domino normativo che avrebbe portato automaticamente alla riduzione delle indennità degli assessori e dei consiglieri”.

L’aspetto più grave, tuttavia, riguarda l’accordo con L’Eni. Il sindaco di Gela, infatti, avrebbe avallato il protocollo di intesa tra Eni, Ministero dello Sviluppo economico e Regione Siciliana. Un atto imperdonabile per i deputati regionali del M5S, che in sede parlamentare hanno osteggiato fortemente l’accordo, che consentirà “che sul territorio di Gela si avviino attività di esplorazione e produzione di idrocarburi, con la perforazione di nuovi pozzi e la riapertura dei vecchi, contribuendo a deturpare ulteriormente il paesaggio e compromettendo inevitabilmente l’equilibrio biologico delle acque costiere, oltre al grave danno derivante all’economia turistica della zona”.

L’espulsione  di Messinese da parte della “Corte Marziale dei Bit”, come la definisce lo stesso sindaco dal suo profilo Facebook, arriva, peraltro, a pochi giorni dalla cacciata dei tre assessori in quota cinque stelle, Pietro Lorefice (Trasporti), Ketty Damante (Istruzione) e Nuccio Di Paola (Programmazione), accusati di tramare alle spalle dell’amministrazione e ha il sapore di una vera e propria vendetta consumatasi a mezzo web.

“Non mi appellerò a nessun organo di secondo grado interno solo perché a noi pentastellati o ex pentastellati non è permesso”, questa la reazione a caldo del sindaco di Gela, che annuncia la sua intenzione di andare avanti, sebbene con grande rammarico, non arretrando di un millimetro la sua azione amministrativa. Ai posteri l’ardua sentenza.

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