Lucio Basadonne e Anna Pollio sono i genitori di Gaia, una splendida bambina di 5 anni. Una famiglia genovese come tante: lavoro full time per entrambi e un mutuo da pagare. Tutto sembrava filar liscio fin quando non arrivò un pollo. Non un pollo qualunque, ma un pollo con quattro zampe, che la piccola disegna un bel giorno per mamma e papà. Si, perché Gaia fino ad allora i polli li aveva visti sempre in vaschetta, in confezione per quattro, pronti da cucinare la sera, l’unico momento in cui la famiglia si riuniva dopo una giornata intensa, per il momento della cena. Un episodio apparentemente banale, che porta i due genitori a riflettere e a decidere di fermarsi, di prendersi un periodo di pausa per andare alla ricerca di una vita più a misura d’uomo.

Il loro è un viaggio, che partendo proprio dall’ecovillaggio Ciumara Ranni di Sortino (Sr), porta alla luce un’Italia di uomini, donne e bambini, che all’omologazione hanno risposto facendo della propria esistenza un inno alla diversità per aprirsi al cambiamento. Non avendo molti soldi a disposizione, questa coppia sfrutta tutti gli strumenti messi a disposizione dalla sharing economy (co-housing, baratto, carpooling) riuscendo a spendere in sei mesi solo 600 euro.

Da questa incredibile esperienza è nato Unlearning, un documentario che sarà proiettato presso il Cine Spadaro di Acireale il prossimo 8 gennaio e che è nelle sale grazie a Movieday, la prima piattaforma web che permette ad appassionati, fan, scuole o registi indipendenti di poter organizzare delle proiezioni nelle sale cinematografiche una volta raggiunta una soglia minima di partecipanti.

Reduce dal successo di festival nazionali e internazionali, Unlearning, che è  stato definito il manifesto cinematografico dell’economia condivisa, è un film che parla di condivisione e realizzato attraverso la condivisione di auto, casa, cibo, lavoro e competenze.

Ne parliamo con i protagonisti.

–  Quando è stato girato il documentario ?

«Il documentario è stato girato da aprile a settembre del 2014. Abbiamo scelto di stare via sei mesi, lontani dalla nostra zona comfort della città per poi tornare e vedere “l’effetto che fa”».

–  Lucio lei è un regista che, girando questo documentario è come se si fosse portato un po’ dietro il suo lavoro. Anna, invece, in che modo è riuscita a gestire il suo lavoro di insegnante in una scuola pubblica ?

«Sono partita chiedendo un congedo parentale non retribuito, ovvero i sei mesi di maternità non obbligatoria di cui avevo diritto. Il viaggio è stato un momento di scoperta di metodi educativi che non conoscevo (educazione libertaria, scuola famigliare), un’esperienza che mi ha aiutato a riflettere sul sistema scolastico e su quanto si può fare ampliando il proprio punto di vista».

–  Come mai avete scelto proprio la Sicilia come prima tappa ?

«Abbiamo viaggiato senza auto, con i passaggi e il carpooling. Senza un nostro mezzo di trasporto sarebbe stato impossibile portare bagagli pesanti e la Sicilia, con il suo calore, era un’ottima partenza per poi risalire lo stivale e “seguire il caldo”. In viaggio abbiamo conosciuto molti stranieri che hanno scelto il sud Italia. Johanne, una cantante islandese mi ha confessato “in quale altro posto in Europa potrei fare dieci mesi all’anno di vita all’aria aperta?”. La Sicilia è poi ricca di esperienze di decrescita, recuperi ambientali e progetti di permacultura. Avremmo anche potuto girare tutto il documentario qui, perchè la Sicilia non è una regione, è un mondo».

–  Era la prima volta che vi avventuravate in un’esperienza nuova ed estrema allo stesso tempo, con una bimba piccola per nulla abituata a stare così tanto tempo fuori casa. Come ha reagito Gaia a tutto questo ?

«Gaia era contenta perchè era con i suoi genitori 24 ore al giorno, condivideva con noi le scelte e ha trovato il suo ruolo in famiglia, difficile da avere quando vedi i tuoi genitori solo per cena. Poi per i dettagli, vi conviene venire a vedere il documentario ad Acireale l’8 gennaio».

–  Nell’arco dei sei mesi gli imprevisti saranno stati all’ordine del giorno. Ci sono stati dei momenti in cui avete avuto paura ?

«Gaia ha avuto paura sull’Etna. Aveva paura che eruttasse il vulcano, che di notte scintillava nell’oscurità. A parte questo no, magari tanta stanchezza, quella sì. E il desiderio ogni tanto di fermarsi… ».

–  Molte delle famiglie che vi hanno ospitato praticano l’homeschooling, che consiste nell’occuparsi  in prima persona dell’istruzione dei propri figli non mandandoli a scuola, possibilità che offre la nostra Costituzione (art. 30, 33 e 34), anche se poco conosciuta in Italia. Cosa hanno di speciale le giornate di bambini non scolarizzati ?

«Che non fanno le cose per obbligo ma per interesse! La voglia di imparare fa parte del bambino. Gaia, per esempio, ha imparato a scrivere in viaggio, perché aveva voglia di scrivere le cartoline ai suoi amici. Questo è un esempio applicabile a tutti i campi e a tutte le materie. Essere “liberi di imparare” è un bel lusso e forma un individuo diverso da chi subisce una formazione autoritaria».

–  Qual è l’esperienza che in assoluto vi ha segnato di più nel corso del vostro viaggio ?

Gaia: «L’homeschooling e conoscere persone che parlano lingue diverse».

Anna : «Poter vivere con poco».

Lucio: «Vedere persone che si sbattono per una propria idea, anzichè lamentarsi e dar la colpa al sistema che “tanto è così e non si può cambiare”».

–  Finito il viaggio siete tornati a Genova, alle vostre cose, ai vostri affetti. Quanta “disobbedienza gentile” c’è oggi nelle vostre vite ?

«Più che una “disobbedienza gentile” c’è una “confusione febbrile”! È come se avessimo le risposte alle nostre domande, ma stiamo ancora cercando il tempo e il coraggio per applicarle nelle nostre vite. Direi che il finale del documentario è molto chiaro in questo quindi rinnovo l’invito: vi aspettiamo al cinema! »

 

Carmelinda Comandatore

unlearning

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