MISTERBIANCO – Proposte artistiche d’eccellenza quelle volute dall’assessore alla Cultura del Comune di Misterbianco, Giuseppe Condorelli, con un decentramento culturale di offerte di qualità. Dovrebbe essere questo il compito di un illuminato amministratore che pensa all’educazione e al nutrimento del gusto estetico della comunità.

Instruments 1 del coreografo catanese Roberto Zappalà, per esempio, è un pregevole spettacolo di altissima qualità che ha girato i palcoscenici di tutto il mondo riscuotendo ovunque unanimi consensi. Un quadro siciliano che varca i confini provinciali e diventa metafora drammaturgica di respiro universale, perché in un balletto un coreografo di talento è un demiurgo che insegue un’idea precisa, un’ossessione senza la quale non si dipanerebbe una narrazione avvincente – come mi spiega alla fine dello spettacolo lo stesso coreografo. E così, se uno tenta di dare una spiegazione critica a ciò che ha visto, rischia di farne un’interpretazione personale, come si fa con i sogni che probabilmente svaniranno al nostro risveglio. Una certezza è il suono del marranzano, che scacciapensieri non lo è per nulla se non per il nome, suonato da un musicista di razza come Puccio Castrogiovanni dei Lautari. È questo il plot su cui sviluppare una sequenza di evocazioni che mostrano la Sicilia come donna luttuosa in nero, che si fa puttana e matrigna, come da tradizione classica riconducibile alla tragedia greca. Sette danzatori in preda al delirio ferino che mostrano una visione dell’isola legata all’immaginario collettivo, in un miscuglio di caleidoscopici clichè che passa per le campagne di moda stile Dolce e Gabbana o per la rappresentazione cinematografica di Germi e Tornatore, dalla Malena ammaliatrice al dolore di una donna come Felicia Impastato, dalle foto chiaroscurali di Scianna e Leone alle tipiche identificazioni siciliane, fatte di tic e gesti, lo strizzarsi i genitali o schiacciare l’occhio in segno di compiacente omertà. In questa rappresentazione dell’inconscio dove ognuno ritrova il sapore della terra natia, culla matrigna e maledetta matrice, sta la grandezza di Roberto Zappalà, la bravura dei suoi danzatori, Adriano Coletta, Alain El Sakhawi, Adriano Popolo Rubbio, Antoine Roux-Briffaud, Fernando Roldan Ferrer, Salvatore Romania e Alessandro Vacca. Testi di Nello Calabrò. E soprattutto emerge la colonna sonora di Castrogiovanni che ci illude che il suo marranzano sia diventato un violoncello.

 

 

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