Carmelinda Comandatore

“Ricordiamo Pippo Fava lavorando”. È questo il messaggio lanciato dai Siciliani Giovani, che a distanza di trentadue anni dalla scomparsa del loro Direttore, continuano ad onorarne la memoria con un’assemblea, che si terrà oggi alle ore 20:00, presso il Gapa di via Cordai, preceduta da un presidio alla lapide in via Fava. Non sarà un ennesimo dibattito politico, ma un’occasione per “promuovere concretamente e insieme la salvezza della città”, che si trova a fare i conti anche con il grande vuoto lasciato dalla recente scomparsa della figlia Elena, che “non ha mai dimenticato, neanche per un attimo, di essere la figlia del giornalista ucciso dalla mafia”.

Ma chi era Pippo Fava e perché è stato ucciso ?

Per rispondere a questa domanda si dovrebbe tornare indietro di trent’anni. Si dovrebbe, ma non è necessario. Allora, come oggi, Catania e la Sicilia sono insabbiate e soffocate dall’attività dei Cavalieri, che si spartiscono appalti, concludono affari e investono all’estero. Fava è stato ucciso perché, allora come ora, la mafia c’è e punta al potere. Non uccide più, è vero, ma non per questo è meno pericolosa, anzi forse lo è ancor di più, perché può vestire abiti istituzionali e parlare di antimafia.

La vera notizia non è quella che il giornalista apprende, ma quella che egli pazientemente riesce a scoprire”, diceva Fava. Nel giorno della memoria e della lotta i Siciliani Giovani chiamano all’appello i catanesi che non vogliono voltarsi dall’altra parte, ma vogliono osservare, capire e indignarsi come Fava gli aveva insegnato a fare.

Un appello a cui risponde anche il Comune di Catania. L’assessore alla Legalità del Comune di Catania, Rosario D’Agata, in rappresentanza del sindaco Enzo Bianco, deporrà oggi alle 10,30 una corona d’alloro in memoria di Giuseppe Fava davanti alla lapide della strada intitolata al giornalista ucciso dalla mafia trentadue anni fa. Oltre a D’Agata, che indosserà la fascia tricolore, alla cerimonia sarà presente anche l’assessore alla Cultura Orazio Licandro.
“La città – ha detto D’Agata – non deve dimenticare l’esempio di Giuseppe Fava, che nel 1984 era solo a non voltare la testa dall’altra parte e denunciare che a Catania era arrivata la mafia. La nostra Amministrazione continua a battersi perché la città percorra la strada della legalità e del rispetto delle regole. Nel pomeriggio interverrò alle iniziative organizzate dalla Fondazione Fava e da altre associazioni, anche per ricordare quella grande donna che fu Elena Fava, recentemente scomparsa”.

 

 

 

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