Nell’ampio e variegato dibattito sulle unioni civili e i matrimoni gay, ha avuto una grandissima risonanza mediatica il problema della trascrizione nei registri dello stato civile del matrimonio tra due cittadini italiani che hanno celebrato un matrimonio omosessuale all’estero. Ne è nato un ampio dibattito che si è concentrato sulla natura del matrimonio, sulle unioni civili e il matrimonio gay.

Capita a tutti di conoscere qualche amico che ha sposato qualche donna dell’est Europa o di qualche lontano paese sudamericano.

È facile, poi, passare dal discorso sulle unioni omosessuali alla questione degli immigrati e sui problemi della loro integrazione nel tessuto sociale italiano. Si dice che bisogna integrare gli immigrati. Altri, più xenofobi, ritengono che certi gruppi di immigrati non si integreranno mai e che anzi aumentando di numero finiranno per minare le tradizioni della cultura occidentali. Appena, in televisione qualche commentatore afferma che gli islamici vogliono applicare la sharia a certi rapporti giuridici, molte persone pensano immediatamente alle donne in burqa e si ha una levata di scudi. Secondo la retorica dei partiti di destra, gli immigrati e gli stranieri presenti in Italia devono sottostare alle leggi italiane e rispettare le regole italiane.

Sia nel caso della trascrizione dei matrimoni omosessuali sia quando si parla di problemi dell’immigrazione, si possono incontrare casi giuridici caratterizzati da elementi di estraneità rispetto all’ordinamento italiano. L’accresciuta mobilità delle persone e i fenomeni migratori hanno fatto aumentare casi di questo genere. Per risolvere questo genere di problemi i giuristi hanno elaborato già da alcuni secoli una scienza occulta che è definita diritto internazionale privato.

In questa strana parte del diritto, il giurista riesce a comprendere qual è la legge da applicare a questi rapporti giuridici, quale è il giudice competente e se determinati atti giuridici validi all’estero possono essere riconosciuti dall’ordinamento italiano. In questi casi è possibile che non si applichi il diritto italiano ma un diritto straniero. Può capitare che il giudice italiano si trovi ad operare utilizzando anche il diritto di uno stato straniero o a rifiutare l’applicazione di una norma di un altro ordinamento.

Rimanendo sempre nell’ambito del diritto di famiglia, in base alle regole del diritto internazionale privato, lo status unificato di figlio introdotto dalla recente riforma sulla filiazione assume il valore di norma di applicazione necessaria e prevale su qualsiasi altra norma straniera. Inoltre, non è possibile celebrare un matrimonio poligamico in Italia in quanto incompatibile con l’art. 86 c.c. del nostro ordinamento. Ai sensi dell’art. 18 del D.P.R. 396/2000 non è trascrivibile in Italia, il matrimonio poligamico contratto all’estero da un cittadino italiano.

I tribunali italiani affrontano da tempo questioni che riguardano il kefalah, una forma di affidamento tipica del diritto islamico. Nel diritto islamico, ad esempio, non esiste il nostro istituto di adozione.

In Ucraina, la legislazione ammette la maternità surrogata. È capitato che coppie italiane abbiano fatto ricorso a tale istituto. Nella legislazione ucraina, il figlio ottenuto da tale operazione viene registrato come figlio della coppia committente. I tribunali di Trieste e di Milano hanno esaminato, in particolare, l’atto di nascita e hanno escluso la sussistenza del reato di alterazione di stato in quanto l’atto di nascita viene formato correttamente all’estero nel rispetto della lex loci. Queste due sentenze sono ampiamente dibattute e ci sono opinioni estremamente divergenti.

Proprio per venire incontro alle molteplicità culturali e alle differenze tra i vari ordinamenti del mondo, in seno all’Institut de droit international è stata adottata nel 2005 a Cracovia la Risoluzione sulle differenze culturali e l’ordine pubblico nel d.i.p. della famiglia.

Ma il diritto internazionale privato non si occupa solo di queste questioni legate alla mobilità dei cittadini italiani o all’immigrazione, ma di oggetti e beni comuni. Tutti abbiamo un i-phone o un pc che proviene da Taiwan o dalla Cina, la frutta che compriamo spesso viene dal Sudamerica, il caffè che beviamo è stato coltivato in Africa. Esiste la Convenzione per vendita internazionale di beni mobili che permette la circolazione a livello mondiale di questi beni. I contratti di vendita internazionale seguono degli standard stabiliti in seno alla Camera di Commercio Internazionale. Queste normative sono studiate anche all’interno del diritto internazionale privato e fanno parte o delle norme consuetudinarie o della lex mercatoria, formula utilizzata sin dal Medioevo per indicare il diritto transnazionale e autoprodotto dalla classe mercantile.

Da questo breve e molto parziale excursus del diritto internazionale privato, la figura del giurista appare in una prospettiva tutta particolare. Da un lato, il giurista è quasi un mediatore culturale perché spesso opera un confronto tra istituti giuridici relativi ad ordinamenti molto differenti. In alcuni casi può trovarsi ad applicare un ordinamento straniero rispetto a quello di appartenenza. Molto spesso deve anche valutare se l’istituto giuridico straniero da applicare in Italia, o l’istituto giuridico italiano da applicare in uno stato straniero, sia compatibile e conforme all’ordine pubblico.

Sotto un’altra prospettiva, il giurista utilizza normative internazionali della lex mercatoria che sono transnazionali e sono prodotte da organismi differenti dagli stati.

Infine, molti autori hanno avanzato l’idea di una cittadinanza cosmopolitica, che travalica i confini nazionali e di una cittadinanza multiculturale. Specie questa ultima proposta è decisamente estranea alla mentalità italiana. Siamo abituati a pensare la cittadinanza come mono-linguistica e mono-culturale e tendenzialmente anche mono-religiosa. Molti stati del mondo (India e Cina) sono invece multi-linguisti e multinazionali e per certi versi hanno una maggiore consapevolezza di queste variazioni nel concetto di cittadinanza.

In altri termini, è attraverso il diritto e l’operatore del diritto che passano tutti i problemi legati al cosmopolitismo, alla globalizzazione e alle nuove frontiere del multiculturalismo.

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