di Anna Rita Fontana

E’ l’anima ritmica dell’ensemble Francesco Branciamore Quartet, esibitosi al Casale Borghese di San Gregorio, in piazza Federico di Svevia 6, negli spazi accoglienti dell’antica villa ottocentesca gestita da Giuseppe Minagro e diretta da Oriana Tabacco: si annuncia così il batterista, compositore e arrangiatore siracusano Francesco Branciamore, nel secondo appuntamento della rassegna Casale in jazz sotto la direzione artistica di Rino Cirinnà. Una passione tangibile, che dal ‘79 lo vede ad ampio raggio sul campo, quale eclettico performer di jazz, di cui è titolare di cattedra, da quest’anno, al Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento.DSC00150

Aperto alle innovazioni e alla multimedialità, fra una tradizione che si rinnova di continuo  e un comporre aperto a suggestioni disparate;  con spiccata propensione di artista  che sa orientarsi al passato, di cui spesso è autore delle musiche per le opere pilastro della nostra mediterraneità, come le tragedie greche o le commedie di Aristofane. La graditissima serata al Casale, che ha suscitato il vivo consenso dei presenti, lo ha visto affiancarsi al sax di Rino Cirinnà, al contrabbasso di Vincenzo Virgillito e al pianoforte di Sam Mortellaro: quest’ultimo perfezionatosi di recente a New York con un pianismo di ricerca nell’accompagnare un susseguirsi e incastonarsi di ritmi ben connotati dall’estro dei componenti, sulle armonie incisive scavate dall’arco di Virgillito ( a contatto con una Londra eterogenea, dove vive da anni), tra il martellare incessante di Branciamore immerso nella sua amatissima batteria, che incalza e travolge sul guizzante esprimersi del sassofono variegato di Cirinnà.

Una performance – jam session, che ha preso corpo grazie all’abilità strumentale del quartetto, destreggiatosi tra il sincopare marcato dei pezzi in scaletta, sul rullare pianistico nelle zone acute dello strumento tra i glissando di Mortellaro che ne ha esplorato le potenzialità; e l’ondeggiare swing che ha fruito dell’intesa di Bemsha swing, You don’t know what love is (latin/ swing), Nica’s dream (Latin/swing), Bye-ya di Thelonious Monk ( latin/ swing), in un melodizzare mesto o acceso, nostalgico e appassionante, come Blue in green di Miles Davis e Autumn leaves ( medium fast latin). Una cernita di brani ( fra i quali anche You and the night and the music, If I should lose you e The song is you) attinti con impronta personale da un Novecento intramontabile, che all’occorrenza rivive nel bagaglio compositivo di chi lo esegue, senza precludere il campo alle novità: un’operazione mai facile o scontata, che il Francesco Branciamore Quartet ha saputo porgere con trasporto, lasciandoci la possibilità di immaginare ancora nuovi sviluppi ed emozioni per le frontiere inarrestabili della musica jazz.

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