Giovanni Moscato – sindaco espressione del movimento civico #selaamilacambi – è intervenuto sull’attuale crisi agricola chiedendo pronte risposte alle istituzioni locali e nazionali e lanciando una serie di proposte per dotare il settore dei mezzi migliori per competere a livello nazionale e internazionale con le altre realtà:

Purtroppo i nostri produttori stanno pagando pesantemente sulla loro pelle una trentennale mancanza di programmazione politica e strategica. La nostra città – ammorbata da 30 anni sempre dagli stessi personaggi che propongono sempre le stesse ricette inconcludenti – ha perso troppi treni e non è riuscita a valorizzare e a tutelare i propri prodotti agricoli nel mondo.

L’unico risultato raggiunto – prosegue Moscato – da chi urla e strepita da decenni è stato quello di dividere le categorie mettendole l’una contro l’altra:  da una parte i produttori e dall’altra i commissionari. Questa divisione inaccettabile deve terminare. Per fronteggiare l’emergenza attuale con il crollo dei prezzi che sta mettendo in crisi l’intero comparto occorre unione e coesione.

La bassa quotazione del prodotto è frutto, purtroppo, di una situazione globale su cui un’amministrazione comunale non può da sola invertire la rotta. Bisogna essere chiari con i nostri produttori senza parlare di illusioni. La situazione dei mercati, lo strapotere della gdo, la concorrenza spietata di altri paesi e una condizione climatica insolita hanno determinato un abbassamento del prezzo dei prodotti in tutti i mercati d’Europa.

Purtroppo quello dei prezzi dei nostri prodotti è il risultato di un sistema globalizzato dove Vittoria rappresenta ormai solo una comparsa e non più una protagonista. I prezzi sono ormai legati a tutta una serie di fattori ai quali non si riesce a rispondere a causa della mancata organizzazione del nostro territorio. Nostro malgrado a prezzi bassi corrispondono altresì l’aumento dei costi di produzione: un altro reale problema a cui non riusciamo a rispondere per via della assurda frammentazione del tessuto imprenditoriale vittoriese e l’incapacità ormai storica di sviluppare associazionismo.

Ma pur sapendo che il crollo dei prezzi non dipende dalla situazione locale, questo non ci esime a fare la nostra parte.

Occorre far diventare il Mercato di Vittoria un grande centro attrattivo e con tutti i servizi degni di una struttura d’eccellenza. Innanzitutto con un centro di condizionamento interno al servizio dei produttori: una delle grandi occasioni perse negli ultimi anni.

“In secondo luogo dobbiamo rendere il Mercato accogliente per i buyer esteri con un centro infrastrutturale loro dedicato e dotare la città di un centro fitosanitario per lo studio e la prevenzione delle malattie e un laboratorio di analisi certificato oggi del tutto assente.
Dobbiamo dotare il mercato di pensiline per i produttori che vogliano vendere direttamente e creare una struttura per la logistica. Ma dobbiamo anche essere lungimiranti nelle nostre produzioni, capendo in anticipo cosa richiede il mercato internazionale”.

“Per questa ragione istituiremo il catasto delle colture per capire quanto e cosa produciamo e programmare a grandi linee l’offerta del nostro territorio in collaborazione con le aziende. Serve anche una mercuriale agricola ponderata e informatizzata che colleghi tutti i box ed elabori immediatamente i prezzi di vendita per assicurare trasparenza e legalità.

Mentre Pachino e altre realtà hanno sfruttato i marchi di qualità noi siamo rimasti fermi al palo. Occorre ripartire dalla tutela delle nostre eccellenze con l’Igp e i marchi di qualità e promuovendo le nostre specialità con campagne di comunicazione e di marketing mirate.

Ma tutto questo non può bastare.

Chiediamo un intervento forte e incisivo della politica regionale e nazionale. L’assessore Cracolici non può venire soltanto a Vittoria per fare passarella all’Emaia e tagliare nastri. La sua presenza è indispensabile per un confronto in un momento così difficile: si deve avviare un tavolo con il governo nazionale per pretendere il rispetto delle quote dei prodotti marocchini venduti in Europa.

La denuncia della Federazione degli esportatori spagnoli (Fepex) in merito alle esportazioni di pomodori oltre la quota stabilita dal Marocco è gravissima. Secondo i dati doganali, l’Unione europea ha importato 25.471 tonnellate di pomodori dal Marocco nelle prime due settimane di gennaio, in aumento del 75 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Al mercato di Saint Charles di Perpignan (Francia), il principale punto di ingresso nell’Ue per i pomodori marocchini, le importazioni al 20 gennaio sono aumentate del 100 per cento rispetto al 2015”.
Si tratta di azione dannosissime per la nostra agricoltura e non si può restare a guardare”.

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