Catania-Promosso dall’UCSI (Unione Cattolica Stampa italiana) di Catania, si è svolto nei saloni della Chiesa di Sant’Agata alla fornace l’annuale convegno sul tema: “Comunicare il sacro. La festa di Sant’Agata oltre le apparenze”.
Presenti numerosi giornalisti e pubblicisti, i quali hanno anche fruito dell’assegnazione di n. 4 crediti professionali, rilasciati dall’Ordine Regionale dei Giornalisti, ha introdotto i lavori il presidente UCSI della provincia di Catania, Giuseppe Adernò, analizzando la specificità del titolo del convegno-seminario formativo che quest’anno per la prima volta è stato inserito tra le iniziative culturali del corposo programma dei festeggiamenti della Santa Patrona della città di Catania.
Analizzando il concetto del sacro “al di là della festa” Don Paolo Buttiglieri, consulente regionale dell’UCSI, ha evidenziato come il senso del sacro nella festa appare blando e la festa si nutre di tradizioni e di autorefenzialità, rinnovando ogni anno la medesima liturgia “senza memoriale”, che assorbe l’intera vita cittadina, segnando una prolungata battuta di arresto e…. “passata la festa….” tutto ritorna come prima.
Le ambiguità e le ambivalenze che intrecciano il sacro e il profano necessitano una specifica cosignifazione del senso della festa, che alla luce del dettato del martirologio romano rivela l’intensità di fede, di coraggio, di nobiltà d’animo della giovane Agata, fedele al Vangelo e ancora oggi modello di virtù per le giovani generazioni e per i cristiani di tutto il mondo.
La molteplicità dei simboli e delle espressioni che connotano la fede di Agata l’hanno resa martire, testimone e modello di santità. Tema ben sviluppato dall’abate benedettino P. Ildebrando Scicolone, liturgista, il quale ha tratteggiato l’evoluzione storica delle “feste religiose” comparse dopo il IV secolo perché nei primi anni del Cristianesimo l’unica festa era la Pasqua e la festa della domenica. I primi santi ad essere festeggiati sono stati i “martiri” ed il primo santo non martire ad essere venerato è stato San Martino nel 397
Le feste religiose in Sicilia sono regolamentate da un “direttorio” che guida e coordina le diverse espressioni di pietà popolare, riconducendole alla centralità del Cristo, datore di ogni bene.
Nella descrizione particolareggiata dei festeggiamenti in onore di Sant’Agata che hanno l’apice nel triduo agatino con i due giri del Fercolo uno esterno e l’altro interno alla Città, il prof. Antonino Blandini, storico e cultore di storia patria, si è soffermato nel dare significato esplicativo alle diverse soste che caratterizzano il percorso della “vara”, poi “fercolo” per trasportare le sacre reliquie della Santa Martire che benedice e protegge il suo popolo devoto.
I terremoti, le eruzioni laviche, i bombardamenti che hanno segnato la storia della città di Catania, hanno determinato significative innovazioni nello svolgimento della festa che conserva il rituale antico, rendendola eccezionale e unica, annoverandola tra le prime tre feste mondiali di eccezionale importanza.
Anche nella lettera “A” impressa negli arazzi dei balconi, evidenzia non soltanto il nome di Agata, ma anche la dinastia Aragonese e un antico richiamo alla dea Athena, quale mitologica protettrice della città.
Nella cultura del popolo catanese è diffusa l’espressione “prima di Sant’Agata”, oppure “dopo Sant’Agata”, considerando la festa come il segno distintivo dell’evoluzione temporale dell’anno e, come ha fatto notare l’avvocato rotale Fabio Adernò, svolgendo il tema: “Vedere il sacro nei segni esterni”, i segni esterni del culto di Sant’Agata, sono legati al messaggio spirituale che essi rappresentano. La protezione dal fuoco, ad esempio, è collegata alle diverse eruzioni laviche che hanno minacciato la Città, lasciando illesi i cittadini ed i ceri votivi evocano il segno del fuoco, della luce, del dono che si consuma nell’offerta, così pure i fuochi e le bombe rievocano i terremoti.
La devozione diventa anche “pietas” e i segni della festa sono collegati al “risveglio della Santa” con i fuochi e le musiche della sera del 3 febbraio, la messa dell’aurora che saluta l’uscita dalla “cameretta”, come pure le diverse posizioni del busto reliquario che saluta e accoglie i devoti osannanti. “La fede non può subire limitazioni nelle sue esternazioni, ha concluso Fabio Adernò, e senza simboli esterni si richiude in un intimismo vuoto, quasi esilio dello spirito”.
Le relazioni sono state quindi sviluppate sul taglio giornalistico della comunicazione con gli interventi di Rossella Jannello del quotidiano “La Sicilia” e di Marco Pappalardo, addetto stampa della Cattedrale.
Le notazioni sul “raccontare la festa dietro le quinte” hanno consentito di leggere le innovazioni graduali che nel tempo sono state apportate su alcune prassi in parte modificate per dare maggiore ordine e regolarità, come pure è stato salutato il nuovo Comitato della festa che vede esponenti della Chiesa e del Comune che operano in sinergia per garantire legalità, efficiente organizzazione ad un evento così significativo e importante per la vita cittadina.
Il contributo del convegno dell’Ucsi, anche in prossimità della festa del Santo patrono dei giornalisti, San Francesco di Sales, rinnova l’appello agli operatori della comunicazione affinché venga trasmesso un messaggio corretto e coerente ai principi e ai valori che s’intendono comunicare, senza operare distrazioni e deformazioni che sviano dal valore di fondo della notizia, legata al senso del sacro e della festa.
Il seminario formativo ha offerto, infatti, ai giornalisti qualifica opportunità di nuove conoscenze e specifiche motivazioni storiche e culturali in merito ad alcuni segni connotativi della festa che viene “raccontata” nella fedeltà allo spirito del senso del sacro e della religiosità popolare, superando il sensazionalistico che spettacolo.
Rinforzare il senso del sacro che appare, a volte, blando e superficiale, diventa un dovere professionale del giornalista cattolico e onesto.

Giuseppe Adernò

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