Carmelinda Comandatore

 

CATANIA – Gian Ettore Gassani, presidente nazionale e fondatore dell’AMI (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani per la tutela delle Persone, dei Minorenni e della Famiglia), sceglie la città etnea per inaugurare il tour di presentazione del suo ultimo libro, il saggio romanzato Vi dichiaro divorziati (Imprimatur editore). Con la prefazione di Maurizio de Giovanni e la postfazione di Maurizio Martinelli, il saggio, che è stato presentato oggi presso la libreria Feltrinelli di Catania, insieme alla dott.ssa Rosaria Maria Castorina (giudice del tribunale civile di Catania), la pro.ssa Liria Grimaldi di Teresenna (direttore ISEC) e la prof.ssa Rosalia Condorelli (ricercatrice di sociologia presso il Dip. di Scienze e Politiche sociali dell’ Università di Catania), è un libro che si rivolge a tutti, scritto in italiano e non in “avvocatese”, che offre lo spaccato di un’Italia profondamente cambiata negli ultimi due decenni dal punto di vista sociale, culturale e giuridico.

Abbiamo rivolto qualche domanda all’autore.

– Presidente Gassani “Vi dichiaro divorziati” è un titolo abbastanza provocatorio no ?

È un titolo di grande effetto mediatico ovviamente, che vuole raccontare un’Italia che cambia. Cambiano i costumi, soprattutto da Roma in su, perché gli italiani non sono più il popolo di una volta, ma auspicano le grandi riforme e una riqualificazione del sistema. È un libro in cui racconto la vita dell’avvocato, facendo capire qual è il livello di difficoltà per chi svolge questa professione nell’affrontare certi temi scottanti come la violenza in famiglia, il problema delle mamme padrone, che considerano i figli come una proprietà, e ancora la solitudine delle persone. Lo faccio raccontando storie vere in forma romanzata.

– Lei racconta un’Italia in cui non ci si sposa più.

È assolutamente vero. È un trend contrastato solo dalla Sicilia e dalla Campania. Nel resto d’Italia si sceglie la convivenza e il matrimonio non è considerato più un’istituzione invincibile.

– Cosa cambia sostanzialmente con l’introduzione del divorzio breve ?

Accelera sicuramente i tempi della fine di un sodalizio coniugale, in linea con quanto applicato in tutta Europa e che consente agli italiani di non aspettare 10-15 anni per chiudere un’esperienza fallita. È sicuramente una conquista, ma non basta, perché abbiamo bisogno anche del Tribunale della famiglia.

– Il libro inizia con la storia di un novantenne che decide di divorziare. Cosa spinge una persona over 65 a chiudere un matrimonio che dura da tutta la vita ? 

GIAN ETTORE GASSANI TEODORA GRAZIA MARLETTA

Gian Ettore Gassani con l’imprenditrice Teodora Grazia Marletta

Inizio provocatoriamente con la storia di questo signore novantenne, che è un pò lo specchio di quello che sta succedendo in Italia al 20% delle coppie over che si separano. C’è la corsa a godersi la vita a qualsiasi età, che mostra anche un atteggiamento abbastanza consumistico rispetto al matrimonio.

Nel suo libro si parla molto dei social network. Che responsabilità hanno nella fine dei matrimoni ?

Hanno un grande responsabilità, perché hanno creato quella che possiamo definire “un’infedeltà tecnologica”, un’infedeltà diffusa, diventata ormai il costume di molti italiani. Sta poi prendendo piede un modello di famiglia assolutamente inquietante, in cui manca il dialogo, perché ciascuno si rinchiude nella propria capsula di solitudine. Non esiste più la condivisione.

– Al Sud si divorzia di meno per un maggiore attaccamento ai valori o perché si teme ancora il giudizio della società ?

Al Nord ogni mille matrimoni si verificano 400 separazioni, al sud soltanto 100. Questo vuol dire che esistono due italie, distinte e separate, dove al sud, però, si fa di tutto per evitare che il matrimonio finisca. Al nord, invece, i matrimoni naufragano presto e spesso per questioni davvero ridicole. Al sud i valori sono particolarmente sentiti : ci si sposa ancora in chiesa e c’è un forte attaccamento alla famiglia, ai figli, c’è molta più unità e meno diffidenza nei confronti dell’altro, perché il popolo siciliano è abituato storicamente ad accogliere e ad essere inclusivo. È uno dei motivi per cui ho scelto di far partire da qui il tour di presentazione del libro, ovvero partire da una realtà positiva.

– Con l’approvazione del ddl Cirinnà che scenari si aprono sul piano dell’adozione e dell’affido dei minori ?

Io sono favorevole alla regolamentazione delle unioni civili, perché non possiamo far finta che certi amori non esistano. Non sono però d’accordo con le adozioni. Il diritto di unirsi e avere un riconoscimento come coppia non può coincidere col diritto all’adozione. La ricchezza che viene data dalla diversità tra padre e madre non può essere data dal modello unico che si ha con due padri o con due madri. Senza fare un discorso omofobo, si deve guardare la questione dal punto di vista del bambino. È rischioso per un individuo in crescita, che non ha ancora definito la sua identità sessuale, andare a stravolgere un modello in cui sono presenti le due figure genitoriali, padre e madre. Anche all’interno del mondo omosessuale c’è una profonda spaccatura sull’argomento. Molti omosessuali non condividono la scelta di adottare un figlio.

– Qual è stato il suo rapporto col matrimonio ?

Nonostante io sia divorziato non ho mai rinnegato l’importanza del matrimonio. Adesso convivo, ma non escludo a priori di risposarmi. È importante, secondo me, darsi sempre una seconda possibilità, permettersi di poter rivivere da capo un’esperienza, che sia il matrimonio, la convivenza o altro. Questo è il messaggio positivo che voglio lanciare attraverso il mio libro.

 

Intervista pubblicata il 26 gennaio 2016

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi