“Oggi non è il tempo delle parole, è il tempo dei fatti. E noi vogliamo parlare di fatti, come sono abituate a fare le cooperative. Anzi, vogliamo parlare attraverso i fatti”.

 

È questo uno dei passaggi più importanti del discorso che Gaetano Mancini, riconfermato alla guida di Confcooperative Sicilia, ha pronunciato davanti ad oltre 250 delegati riunitosi ieri mattina per l’assemblea regionale di Confcooperative: un’assemblea che possiamo definire storica perché segna il cambiamento, dopo quasi 70 anni, del modello organizzativo dell’associazione.

Da oggi, infatti, ci sarà in Sicilia un’unica Confcooperative regionale, con articolazioni territoriali che avranno un forma diversa rispetto a quella del passato.

“Il cambiamento può aprire scenari positivi per la nostra economia e le nostre imprese se prevale la logica del fare e del fare bene. Attorno a noi il mondo continua a cambiare a velocità vertiginosa, noi tendiamo a percepire per lo più effetti negativi nell’immediato. Ma se guardiamo più a fondo ci accorgiamo che nella gran parte dei casi il cambiamento apre nuovi orizzonti, nuovi scenari, nuove opportunità”, ha dichiarato Mancini che ha aggiunto: “La crisi che viviamo è anche, e forse soprattutto, il risultato di una gestione della cosa pubblica esercitata nei diversi decenni passati senza alcuna responsabilità e lungimiranza e ponendo il conto a carico delle future generazioni. Con scelte che sono diventate prassi, e che ahimè si ripetono ancora oggi, che hanno spostato le finanze pubbliche dallo sviluppo alla clientela per il consenso. Basta pensare ai tanti bacini di assistenza e precariato. Era inevitabile che le risorse finissero. E adesso sono finite. Le nostre imprese, per prime le cooperative sociali, stanno vivendo drammaticamente questa nuova dimensione. Con la mancata copertura dei capitoli finanziari relativi a servizi che comunque vengono loro richiesti, con gli insostenibili ritardi nei pagamenti, e adesso, addirittura, con la mancata ricezione delle fatture per servizi resi. Una scelta arrogante e illegale!”.

Dunque bisogna cambiare, perché cambiando si possono affrontare le nuove sfide: “abbiamo ridisegnato Confcooperative Sicilia per accompagnare le cooperative verso il successo in questo scenario di cambiamento. Confcooperative si mette quindi in discussione per stare al passo con i tempi. Ribadisce i valori ed i principi costitutivi, ma rinnova le modalità di intervento, cambia passo per rispondere alle esigenze attuali delle proprie associate. Insomma, dice Mancini, oggi nasce Confcooperative 2.0″.

Un futuro, quello della cooperazione deve guardare all’Alleanza delle Cooperative italiane: ” l’Alleanza rappresenterà il 25% del made in Italy agroalimentare, il 34% della grande distribuzione, una filiera di servizi, utility e costruzioni per un valore complessivo di 34 miliardi di fatturato, 7.000.000 di assistiti nel socio-sanitario, 4.450 sportelli bancari che rappresentano il 14,6% del totale italiano, il 20% dell’industria assicurativa del Paese. Rappresenterà 13 milioni di soci, 1.300.000 occupati, 161 miliardi di euro di fatturato.bRealizzare l’Alleanza – ha detto Mancini nel suo intervento – significherà quindi offrire alle cooperative italiane una prospettiva di rappresentanza e di servizi di altissimo livello. È questa la bussola che deve guidarci per superare le differenze nei modelli organizzativi, le diverse radici, le difficoltà nell’allineare abitudini e prassi diverse e consolidate”.

Per farlo serve però l’impegno istituzionale: il presidente, per questo motivo, ha rivolto un invito alla politica affinché si apra il confronto con le associazioni imprenditoriali per definire strategie e modalità per il migliore utilizzo dei fondi europei: “L’esperienza di altre regioni dimostra che i fondi europei si spendono e producono effetti se c’è strategia e se si semplifica”.

In Sicilia c’è bisogno di cambiamento per lo sviluppo: “raggiungere questo obiettivo è un preciso dovere della classe dirigente siciliana, se è tale, nei confronti delle future generazioni. In Sicilia abbiamo risorse che valgono più dei nostri elementi di debolezza. Sta a noi, siciliani, valorizzarle. Questo è quello che proponiamo alla politica e alle istituzioni: il confronto sugli argomenti, per trovare insieme le soluzioni ai problemi e valorizzare le nostre tante risorse”, ha concluso Mancini.

 

Erano presenti gli assessori regionali all’agricoltura e alle infrastrutture Cracolici e Pistorio, il Vice Presidente dell’ARS Lupo, il dirigente dell’Assessorato alla famiglia Bullara, nonché altri rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni imprenditoriali.

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