Carmelinda Comandatore

 

GELA – Le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, congiuntamente a tutte le categorie del settore industria, tornano anche oggi a farsi sentire per esprimere un giudizio fortemente negativo in relazione all’esito dell’incontro ministeriale che si è tenuto ieri, presso il Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico, alla presenza del governatore Rosario Crocetta e del sindaco di Gela, Domenico Messinese. I sindacati, nello specifico, comunicano lo stato di agitazione di tutto il settore industria, nonché pacchetti di ore di sciopero.

“Cgil Cisl e Uil – affermano i segretari generali Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Maurizio Castania – invitano i governi ad avere chiaro il dramma della città, poiché lo stesso non ha precedenti” e chiedono a gran voce di non utilizzare due pesi e due misure in relazione alla regione e alla città nella quale si sviluppano le vertenze. Chiedono, dunque, al governo nazionale di applicare in tutte le sue parti il decreto Area di crisi complessa firmato dal ministro Guidi il 20 maggio del 2015. Tale provvedimento, in base al Protocollo di intesa sottoscritto il 6 novembre 2014, avrebbe dovuto avviare un percorso di revisione del modello industriale del sito produttivo di Gela e alla definizione del conseguente piano di riconversione dell’intera area.

Un piano di sviluppo che sulla carta prevedeva investimenti fino a 2,2 miliardi di euro, ma che nei fatti non risulta comunque sufficiente, qualora venisse avviato, in quanto si stima un impiego di circa 650 unità lavorative, di cui 400 per la piattaforma Green Refinery e circa 180 da impiegare nella realizzazione di centri di competenza in materia di sicurezza. Solo 30 unità lavorative sarebbero state previste, invece, per le azioni di risanamento ambientale, inclusa la bonifica delle aree ricadenti nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Gela.

Un investimento che l’on. Giancarlo Cancelleri (M5S) definisce una truffa semantica. “Non c’è nulla di green in questo affare, – afferma il deputato grillino – solo il nome e non crea nessun benessere e nessun posto di lavoro duraturo. Gela può ripartire dal turismo e dall’agricoltura, perché da lì veniva prima del petrolio”.

La soluzione, secondo il deputato pentastellato, che è stato al centro di accese polemiche in seguito all’espulsione dal suo movimento del sindaco di Gela, Domenico Messinese, potrebbe arrivare dalla richiesta e dall’utilizzo dei fondi FEG. Una “soluzione ponte”, che Cancelleri ha proposto al governo regionale e che permetterebbe di avviare gli ammortizzatori sociali, per mettere in sicurezza il comparto lavorativo del diretto e dell’indotto. Successivamente si dovrebbero avviare le bonifiche e la riqualificazione del territorio, che secondo le stime del M5S, potrebbero portare occupazione per oltre vent’anni, rilanciando la città in chiave turistica e agricola.

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