Silvia Ventimiglia

VIAGRANDE – Già dalle prime ore del mattino di domenica, un capannello di persone staziona davanti all’antica Chiesa di Santa Caterina, che insiste proprio a due passi dal centralissimo bar Urna.
Tra gente che entra ed esce per fare colazione o comprare sigarette e quotidiano, non posso non fermarmi a chiacchierare con un gruppo di mamme, di giovani e di ragazzini dall’aria sconsolata e bisognosi di fare sentire tutto il proprio disappunto.
Tanti i proclami di solidarietà, anche da parte dell’Amministrazione comunale, ma pochi… pochissimi i riscontri che possano far ben sperare nella soluzione indolore della vicenda che vado a raccontare.
Ma partiamo dal motivo di tale stato d’animo.
Basta leggere ciò che è scritto nei manifesti che, a spese proprie, hanno fatto stampare e che tappezzano le vie principali del Comune pedemontano.
Manifesti con i quali, parrocchiani e non, vogliono richiamare l’attenzione sulla chiusura della loro amata chiesa, dedicata sin dal 1693 al culto della Santa di Alessandria e che, dichiarata inagibile dopo il terremoto del 2005, da allora vede svolgersi la propria attività in quell’attiguo locale comunale che un tempo fu sala cinematografica.
La causa, quella “ufficiale” sussurra qualcuno, la mancanza di finanziamenti.
E si sa, come recita un vecchio adagio siciliano…“senza soddi non si canta missa”
Sarà così?
Certo è che, il prossimo 11 febbraio, giusto il tempo di celebrare l’ultima messa… Don Mario D’Avola, l’entusiasta parroco che, negli ultimi tre anni, è riuscito nell’ardua missione di avvicinare più gente possibile al messaggio di Cristo…il che, di questi tempi, è notizia degna di nota, prenderà servizio nella più importante e ricca parrocchia di N.S.di Lourdes a Catania, quella che un tempo fu la “roccaforte” del noto Padre Bruno Suman.
Buon per lui si dirà…ma, le solite voci rimandano al detto latino “Promoveatur ut removeatur”.
Insomma, questa promozione pare abbia tutta l’aria di essere una sorta di escomatoge per allontanare il suddetto parroco che, in pochissimi anni, come un novello Don Bosco è riuscito “a servire Deo in laetitia”, insegnandolo, tra l’altro, ai tanti fedeli che ha “richiamato” alla Chiesa, dopo anni di torpore.
Il suo successo, come pastore d’anime, si sussurra abbia offuscato, con tutto quello che comporta in termini di “prestigio”, altri e più titolati parroci e, si sa, a pensar male si fa peccato ma, spesso, ci si azzecca.
Sarà vero?
Oppure a parlare è l’affetto per il buon Don Mario che, da parte sua e da ottimo prete, si sottopone alla regola dell’ubbidienza e pare abbia già pronta la valigia, addolorato, certamente, di lasciare nello sconforto tante mamme che, entusiasticamente, avevano deciso di far intraprendere il percorso formativo ai loro figli in vista di prima comunione e cresima, con lui ed in questa chiesa ?
Insomma, ci si chiede, questa premura era giustificata?
Non si poteva, quantomeno, aspettare di far completare l’iter di prepazione a questo gruppo di catechisti e, poi, ma solo in ultima analisi e dopo aver tentato il tutto per tutto, decidere per la soppressione della parrocchia?
E, poi, se è vero, come è vero, che la chiesa sia inagibile, perché i due tratti di strada su cui insistono facciata e muro perimetrale, a ridosso entrambi di esigui marciapiedi, non vengono transennati o messi in sicurezza? Se ne aspetta il collassamento con relativo pericolo per l’incolumità pubblica?
Rivolgiamo la domanda a chi di dovere, sperando in una qualche dovuta risposta.
Non si danno pace i parrocchiani “Non è giusto chiudere la chiesa di Santa Caterina! Chiudere un luogo di raccoglimento spirituale è come spegnere un faro! E, poi, Padre Mario è come Sant’Agostino: ha il dono della parola. È riuscito a far rinascere la Fede, in tanti di noi!”.

Proprio non ci stanno e, pertanto, si sono attivati nella raccolta di firme, un congruo numero, da presentare direttamente all’Arcivescovo di Catania, Monsignor Gristina, da poco eletto a capo della Conferenza episcopale siciliana, che si è dichiarato disponibile a riceverne una delegazione il 13 febbraio prossimo, due giorni dopo l’insediamento di Don D’Avola nella sua nuova parrocchia. Insomma, fuori tempo massimo, si potrebbe obiettare ma così è!
Riusciranno, questi volenterosi, a far ritornare l’Arcivescovo sulle proprie decisioni?
Lo scopriremo solo vivendo. Vi terrò aggiornati!

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