CATANIA − Con il convegno dal titolo “Educare chi? Educare come? – realtà, cultura, orizzonti della scuola pubblica in Sicilia”, l’Associazione Rete Sophia 3.0 ha dato il via ad un ciclo di incontri/dialogo che, grazie alla partecipazione di personalità tra le più rappresentative del mondo scolastico, accademico e politico dell’Isola, tenterà di fare il punto sull’attuale situazione della scuola e sul ruolo che l’educazione ha e dovrebbe avere nella vita dei futuri cittadini.

Il coro di notte del Monastero dei Benedettini ha ospitato un’interessante conversazione, seguita da un attento dibattito tra la prof.ssa Marina Fisicaro, presidente dell’associazione e moderatrice dell’incontro, la prof.ssa Maria Lombardo dell’Università di Catania, il dott. Giuseppe Caruso, dirigente dell’Università di Catania e l’on. Bruno Marziano, assessore alla Pubblica Istruzione della Regione Siciliana. Insieme hanno discusso dello status quo della scuola italiana e siciliana, delle pastoie burocratiche che a volte ne immobilizzano l’azione, ma anche degli scenari che si stanno aprendo in Sicilia.

Il dialogo si è sviluppato attorno a tre parole chiave, ovvero equità, responsabilità e partecipazione. Tre parole da cui si dovrebbe dipanare la vera azione educativa, per ridare senso e fiducia nell’Istituzione scolastica che oggi sembra essersi un po’ persa. Ciò che è emerso da più parti è la necessità di rafforzare e creare attivi nodi sinaptici tra tutti gli attori sociali e soprattutto tra i diversi livelli dell’istruzione e formazione, che spesso sembrano non conoscersi e anzi lavorare per compartimenti stagni. È necessaria una maggiore comunicazione e collaborazione, per riuscire a sostenete una progettualità che abbia fondamenta forti nella realtà sociale ed economica dell’Isola. Tanti i progetti regionali di cui ha parlato con entusiasmo l’on. Marziano e con cui si sono confrontati gli altri partecipanti al convegno: dall’alternanza scuola-lavoro, alla ludopatia, alle scuole sicure e accoglienti contro la dispersione scolastica, ai progetti europei.

L’importante è comunque mantenere, diffondere e potenziare il concetto di educazione, affinché quel grande senso di fiducia che respiravano i nostri nonni quando, con sedia in spalla, si recavano a scuola per imparare a leggere, a scrivere e a far di conto, non venga mai meno, né che quel sentimento di assoluta opportunità che la frequenza scolastica instillava nelle famiglie, nei padri e nelle madri degli alunni che furono, vada perduto, perché solo così si può assicurare ad ognuno equità, partecipazione sociale, democrazia.

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