Troppe irregolarità si stanno verificando per la costituzione della unificata Camera di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa: anomalie che vengono messe nere su bianco dai rappresentati di più di 20 associazioni che hanno deciso di indire per questa mattina una conferenza stampa in cui hanno palesato tutte le perplessità.
A partire dal fatto che si è verificata l’esclusione di settori specifici – servizi alle persone, commercio estero, pesca – ciascuno tradizionalmente presente in almeno uno dei Consigli delle camere in accorpamento e certamente di rilevante interesse per l’economia locale, richiesti da larga parte delle associazioni e presenti nei Consigli delle altre Camere che si stanno accorpando in Sicilia. Era stato anche contestato il fatto che il Commissario Pagliaro non si fosse confrontato sul tema con i Consigli preesistenti e con le associazioni.
“Ebbene, è emerso che il commissario ad acta Alfio Pagliaro, nominato dal Ministero dello Sviluppo economico (MISE) il 25 settembre scorso, ha assunto tale decisione, forzando inspiegabilmente i tempi nonostante sapesse che il MISE stava rispondendo al quesito sul tema da esso stesso formulato”, evidenziano ancora i rappresentanti che ripercorrono quanto accaduto: l’8 ottobre il commissario ad acta trasmette la richiesta di chiarimento al Ministero sulla possibilità di inserire i settori di interesse per l’economia locale; il 9 ottobre convoca le associazioni di categoria per il 13 ottobre (si saprà successivamente anche per discutere questo tema): la convocazione viene fatta, però, venerdì per martedì mattina, con sabato e domenica in mezzo; la gran parte delle associazioni avanza una richiesta di breve rinvio, che sarebbe stato logico accettare visto il congruo numero di richiedenti e la rapidità oggettiva dei tempi di convocazione; il 15 arriva la risposta del Ministero ma il commissario, che aveva nel frattempo respinto la richiesta di rinvio delle associazioni, il 14, con straordinaria accelerazione (a soli 6 giorni dalla richiesta di chiarimenti al Mise appunto sulla composizione del Consiglio e senza attenderne la ricezione che arriverà l’indomani), aveva già emanato il decreto di composizione del Consiglio medesimo escludendo tali settori.
“La domanda è allora d’obbligo – dice Enzo Taverniti -: perché il commissario Pagliaro nega il rinvio richiesto sapendo di attendere la risposta del Ministero al quesito da egli stesso posto? Ancora: perché non attende la risposta del Mise? Perché questa straordinaria accelerazione nella emanazione del decreto di composizione del Consiglio? E, una volta ricevuta la risposta del Mise perché non torna sui suoi passi per adeguarsi alle indicazioni ministeriali? E perché il 10 novembre Pagliaro dichiara, come ha dichiarato (a questo punto consapevole di dire il falso, stante il fatto che aveva già da circa un mese ricevuto la nota del Mise), che con i poteri del commissario egli non poteva prevedere tali settori e che solo il Consiglio camerale avrebbe potuto adottare tale scelta? E’ stata quindi effettuata una valutazione arbitraria e non rispettosa delle norme e delle procedure, che ha prodotto l’effetto di falsare la competizione, perché ha tolto seggi dovuti nei quali una parte delle associazioni è molto rappresentativa”, aggiunge Taverniti.
Tutto ciò conferma peraltro, ancora una volta, come la scelta di non coinvolgere i Consigli delle Camere in accorpamento, i segretari generali delle stesse e le organizzazioni di categoria (tutte modalità peraltro espressamente indicate dal Ministero) abbia avuto l’effetto di ridurre la trasparenza del processo, limitarne la validità tecnica e indurre a scelte autoreferenziali che hanno avuto il risultato di favorire una parte in causa.
Non dimenticano nessun passaggio i rappresentati delle categorie: se lo fanno, dichiarano, è perché ”La regolarità delle procedure di costituzione della Camera di commercio unificata di Catania, Ragusa e Siracusa è premessa indispensabile per il futuro buon funzionamento dell’ente. Essa pertanto non può riguardare solo gli addetti ai lavori o solo le associazioni datoriali, ma deve divenire patrimonio di conoscenza per tutti coloro i quali hanno interesse alle attività della futura Camera del Sud Est. E cioè le imprese e i cittadini, per i servizi erogati e per gli effetti sul territorio”, come detto in conferenza stampa.
Un’altra importante, e ulteriormente inquietante, questione riguarda i controlli. Le associazioni qui presenti hanno contestato fortemente il sistema adottato dal commissario Pagliaro, ritenendolo inadeguato e inefficace, nonché a rischio di falsare la competizione favorendo (volutamente o meno) dei veri e propri falsi nei dati presentati. E proprio questo rischio (e qui veniamo a quanto emerso in questi ultimi giorni) sembra essersi materializzato con la lettura e la disamina dei primi dati dei quali si ha conoscenza ufficiale, quelli relativi il territorio di Siracusa.
Da tali dati emerge infatti che associazioni fino a ieri sconosciute avrebbero di colpo assunto dimensioni addirittura superiori a quelle della stessa Confindustria e di altre organizzazioni di categoria che hanno una storia, strutture, sedi territoriali e decine di dipendenti. Associazioni, come ad esempio Fapi ed Euromed, tradizionalmente non presenti sul territorio di Siracusa e che non hanno mai avuto una forte presenza sindacale e di rappresentanza, che hanno partecipato alla procedura dichiarando iscritte un numero enorme di imprese.
Dai controlli su queste associazioni, evidentemente non effettuati o effettuati male dal commissario, emergono situazioni estremamente gravi, con numerosi imprenditori, inseriti negli elenchi presentati da queste associazioni per concorrere ai seggi del Consiglio camerale, che hanno già espressamente chiarito di non aderirvi affatto, evenienza questa già segnalata alla Procura della Repubblica.
Anche per altre associazioni presenti in passato, ma di dimensioni comunque limitate, come Cidec e Assotir, valgono analoghe considerazioni.
Emerge, inoltre, che di tutte le nuove aziende iscritte nel registro delle imprese di Siracusa tra il 2013 e il 2014 oltre il 70% risulta aderire a queste associazioni oggettivamente anonime, fino a ieri di fatto sconosciute (273 su 422 nel 2013 e 468 su 610 nel 2014).
“Ci chiediamo: come è mai possibile che, in un momento di tragica congiuntura economica, di difficoltà della rappresentanza, con dati statistici che dicono come sul totale delle imprese esistenti in Italia quelle rappresentate da associazioni di categoria non superino complessivamente il 50%, una sola organizzazione, la Fapi, per di più sconosciuta e con sedi provinciali sostanzialmente inesistenti a Siracusa, attragga oltre il 70% delle aziende neo costituite?”, ha detto Domenico Bonaccorsi di Reburdone, presidente di Confindustria Catania.
Ma c’è di più, visto che oltre la metà delle imprese presenti negli elenchi della Fapi si ritrova pure negli elenchi presentati da Euromed (il 63% nel settore commercio e il 52% nei servizi alle imprese), altra sigla che non ha mai avuto presenza significativa a Siracusa, ma che ha agito in passato prevalentemente ad Agrigento. Come sono avvenute queste adesioni di massa? Come si devono leggere tali “duplicazioni”? Perché un così alto numero di aziende di nuova costituzione sceglierebbe di aderire a due associazioni, pagando il doppio del contributo dovuto, e addirittura a due associazioni sconosciute? Domande che sicuramente meritano una risposta.
Ovviamente, le associazioni si augurano che tali scenari non emergano anche nelle altre province.
Altro punto controverso riguarda i controlli messi in atto dal commissario Pagliaro, facendo emergere condotte gravissime. Infatti, la verifica “puntuale” eseguita da Pagliaro sull’elenco (settore commercio) presentato dalla Fapi ha condotto all’esclusione di una sola impresa, mentre ve ne sarebbero ben 72 da escludere in quanto inattive. Lo stesso, ovviamente, varrebbe per Euromed.
Insomma, le associazioni di impresa che hanno contestato la procedura di Pagliaro, mentre proseguono le verifiche anche sugli altri settori, sottolineano con forza come avessero certo ragione nel sospettare del sistema di controllo adottato dal commissario ad acta. E magari si chiedono se vi sia un legame tra le scelte effettuate in merito alla procedura (composizione del Consiglio e processi di partecipazione e trasparenza) e i dati inquietanti che stanno emergendo oggi che si hanno in mano i numeri ufficiali sulla provincia di Siracusa. Dati che ancora non tengono conto appunto degli elenchi presentati a Catania e Ragusa che, per facile intuizione, potranno fare crescere esponenzialmente il fenomeno già emerso a Siracusa.
Le associazioni concludono lanciando un appello: “sentiamo l’esigenza di una grande attenzione da parte del sistema delle imprese, dei mass media e delle istituzioni, per evitare che il procedimento di costituzione della Camera di commercio unificata, una Camera che sarà per dimensioni tra le prime in Italia, venga falsato. Noi continueremo ad approfondire la questione e a fare le doverose verifiche e i necessari controlli che, purtroppo, ci sembra, non siano stati fatti. Le imprese di Catania, Ragusa e Siracusa hanno bisogno di una Camera forte e autorevole, costruita su un procedimento regolare e rispettoso delle leggi”.
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