Carmelinda Comandatore

 

LICATA – È stato presentato lo scorso 8 febbraio, dai Comitati cittadini Difendi Licata No Peos, No Peos Butera e Difesa del Golfo di Gela, un esposto alle Procure della Repubblica di Gela, Agrigento e Roma per denunciare la grave incompatibilità ambientale della Centrale Eolica che la Mediterranean Wind Offshore realizzerà nell’area del golfo di Gela, avendo ottenuto nel 2008 il parere positivo da parte della Commissione Tecnica per la verifica dell’impatto ambientale.

Quello che i comitati contestano alla ditta che realizzerà l’impianto da 137 MW circa per la produzione di energia elettrica, è che tale parere positivo (n° 273 del 28/04/09) sia stato ottenuto con la presentazione di documenti palesemente non aderenti né alle realtà dei luoghi, né agli studi condotti da Enti scientifici che hanno dato nel merito parere negativo.

Secondo i comitati che hanno presentato l’esposto, lo studio presentato dalla Mediterranean Wind Offshore in relazione all’incidenza sulla avifauna migratoria sono un esempio di tale incongruenza. “La proponente – si legge nell’esposto – dichiara che dalle indagini condotte emerge che il Golfo di Gela è interessato dal passaggio di avifauna migratoria. Tuttavia dalle osservazioni sul campo e dalle informazioni disponibili nella letteratura di settore, a livello internazionale, è stato possibile definire che la percentuale di uccelli che si avvicina agli aerogeneratori è quasi nulla”.

Dichiarazione che, come si fa notare nel documento, stride fortemente con i principi della linea guida emanata dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) a protezione delle specie aviarie, in cui si ricorda che, in base al D.M. 17/10/2007 n. 258, per tutte le zone di protezione speciale (ZPS) le regioni e le province autonome, devono vietare la realizzazione di nuovi impianti eolici e valutare, nel caso di progetti presentati precedentemente, la loro incidenza tenuto conto del ciclo biologico delle specie per le quali il sito è stato designato.

Motivo per cui i comitati hanno allertato l’Unione Europea, che tramite il sistema Eu Pilot, ha richiamato all’ordine l’Italia per aver dato parere favorevole alla realizzazione del Parco Eolico off shore in un corridoio utilizzato dall’ avifauna per le loro rotte migratorie, disattendendo così la direttiva europea “Habitat”.

Il rischio di estinzione di alcune specie aviarie non è l’unico punto dolente della questione. I Comitati sono fortemente preoccupati dall’incidenza negativa che la realizzazione del parco eolico potrebbe avere sull’economia locale, che vanta un consistente comparto turistico in continua crescita.

“Gravi , inesatte e non corrispondenti al vero – affermano i Comitati – sono le affermazioni della Mediterranean Offshore sulla localizzazione del sito, quando afferma che è stata scelta un’ area a forte vocazione industriale ed a basso interesse sia turistico che peschereccio. Ci chiediamo a quale zona ci si riferisse. Il porto di Licata e la sua marineria, con 1.500 posti marca, ad oggi sostengono l’economia della città per oltre il 30 %  e costituiscono la terza marineria peschereccia dell’ isola, dopo Mazara del Vallo e Sciacca. Di tutto ciò nella relazione della ditta non vi è traccia. L’ affermazione che il sito prescelto è a basso interesse turistico, ha consentito alla ditta di progettare il Parco a 2 miglia marine e non a  3 miglia come prescrive il dlgv. 152/06 nel caso di collocazioni antistanti grossi insediamenti turistico-balneari. Questo comporta di poter lavorare ad una profondità massima che si aggira sui 26 metri. Se, invece, la sua collocazione fosse stata a tre miglia, la profondità sarebbe aumentata, andando intorno ai 50 metri e ciò avrebbe comportato un notevole incremento dei costi”.

Ad esprimere parere negativo in merito alla realizzazione della Centrale Eolica, anche la Soprintendenza del Mare, che opera presso il Dipartimento Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali della Regione Siciliana e ha evidenziato l’esistenza nell’area interessata dall’impianto di numerosi reperti archeologi, arrivando nel settembre del 2015 a diffidare (con nota prot. n.1650) la Mediterranean Wind Offshore dall’intraprendere i lavori di realizzazione del progetto che, peraltro, non ha mai ricevuto, nonostante abbia specifiche competenze in materia di tutela, gestione e valorizzazione dei beni culturali sommersi previste dalla legge.

Ma come si è arrivati all’ottenimento senza ostacoli e particolari impedimenti, da parte della Mediterranean Offshore, della VIA (valutazione di impatto ambientale) definitiva positiva ?

Secondo quanto denunciato dai Comitati cittadini nell’esposto che abbiamo sopra citato, sarebbe mancata la verifica da parte dei funzionari del Ministero dell’Ambiente, prevista dalla legge ( art. 30 del Dlgv 152/06, comma b) , della rispondenza della descrizione dei luoghi e delle loro caratteristiche ambientali, sociali, economiche , paesaggistiche con quelle descritte dalla ditta proponente.

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