CATANIA – Si è concluso ieri l’incontro “La responsabilità professionale sanitaria. Una riforma per diritti e occupazione all’interno del Servizio Sanitario Nazionale”, organizzato dal centro studi “G.Dossetti”, in collaborazione con la scuola “Facoltà di Medicina” dell’Università di Catania. Ospite d’onore l’onorevole Federico Gelli, medico igienista, direttore sanitario, responsabile PD sanità e relatore decreto legge sulla responsabilità professionale del personale sanitario, approvato alla Camera e attualmente al vaglio del Senato. Hanno preso parte al simposio il Presidente della Scuola “Facoltà di Medicina” Prof. Francesco Basile, il Magnifico Rettore Giacomo Pignataro, il sindaco Enzo Bianco, l’onorevole Giovanni Burtone  e Paolo Cantaro direttore generale dell’azienda ospedaliera policlinico Vittorio Emanuele. Sono intervenuti inoltre alcuni tra gli esponenti delle categorie più interessate ad un reale cambiamento della sanità ovvero Martina Puglisi, studentessa di Medicina, Gianluca Albanese medico precario della sanità e il coordinatore infermieristico Angelo Gambera, rappresentante dell’Aiop Domenico Musumeci.

L’onorevole Federico Gelli ha spiegato i particolari del decreto da lui presentato al Parlamento. Il testo appare secondo la comunità medica più equilibrato rispetto al passato perché dà la possibilità ai pazienti che si sentono di aver subito un danno di poter fare denuncia, ma consente di dividere il percorso giudiziario tra penale e civile. Con questa legge infatti, se il cittadino si ritiene danneggiato e instaura una causa civile contro il medico, l’onore della prova è a carico del cittadino.

Una eventuale denuncia penale per il medico può andare in porto invece solo se il medico ha creato un rischio irragionevole o inescusabile; dal punto di vista civile è l’azienda che deve rispondere al paziente e si può rivalere sul medico solo se viene stabilita da un giudice una colpa diretta del medico. Il decreto chiarisce inoltre meglio come possono essere nominati i CTU (consulenti tecnici d’ufficio dei magistrati) ovvero solo in seguito all’ottenimento di una specializzazione in medicina legale. Una volta approvato dal Senato, il decreto legge consentirà di diminuire la quota della cosiddetta medicina difensiva, ovvero tutti quei procedimenti fatti a tutela del medico che gravano moltissimo da un punto di vista di costi sul sistema sanitario nazionale.

Si è parlato inoltre dell’aggiornamento dei LEA, i livelli essenziali di assistenza, ovvero tutte le prestazioni che il SSN offre gratuitamente: tra questi si è ritenuto necessario provvedere ad un rinnovamento del nomenclatorio tariffario alla luce dei nuovi trattamenti, al fine di garantire un risparmio ed un miglioramento. Si è parlato inoltre di miglioramento della sanità del territorio, oggi carente in Sicilia, per evitare che gli ospedali siano sovraffollati.

Il professor Francesco Basile si è soffermato sul problema del numero in dotazione organica alla luce della nuova legge 161 sull’orario di lavoro. “Con questa legge che prevede una sosta obbligatoria di 11 ore tra un turno e l’altro – ha affermato Basile – il personale in atto inquadrato nelle aziende sanitarie non risulta sufficiente a coprire le esigenze di turnazione”. Da presidente della scuola ”Facoltà di Medicina” il professore ha parlato inoltre della formazione degli specialisti chiedendo che, dato che l’ammissione alle scuole è impostata su base nazionale, si creino degli incentivi per i molti neolaureati che devono svolgere gli anni in sedi anche molto lontane. “Mi sembra giusto che chi prende un posto fuori sede debba essere remunerato un po’ meglio di chi rimane nella propria sede. Solo così possiamo incentivare la mobilità, altrimenti ci si trova davanti ad una situazione come quella attuale in cui, dopo aver fatto il primo anno obbligatorio fuorisede, tutti chiedono il rientro”. Il professore Basile ha infine posto l’attenzione sulla necessità di chiarezza riguardo al  fabbisogno territoriale di medici e del personale: “ E’ necessario che l’Università sappia quanti medici debba formare, attraverso un accordo tra Ministero della Sanità e Università per fare in modo che a seconda delle necessità occupazionali sul territorio italiano si formi il numero corretto di professionisti”.

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