CATANIA – “Alla Prefettura di Catania abbiamo chiesto di sollecitare alle stazioni appaltanti delle opere Tecnis e consortili, l’intervento dei poteri di surroga entro e non oltre i prossimi 15 giorni. Con quelli sarà almeno possibile pagare gli stipendi arretrati di settembre, ottobre, gennaio e cassa edile. Ma abbiamo anche chiesto che i soci contribuiscano con i necessari capitali per evitare il peggio. Per il sindacato, in sintesi, l’amministrazione straordinaria potrebbe rappresentare un’ alternativa all’accordo della ristrutturazione dei debiti, un’eventuale soluzione per il salvataggio dei lavoratori e dei cantieri che ci trova d’accordo; anche viste le incertezze del Cda”.

La pensano così il segretario generale della Cgil di Catania, Giacomo Rota, e il segretario della Fillea Cgil, Giovanni Pistorio, che ieri mattina sono stati ricevuti dal viceprefetto Rosa Maria Monea, nell’ambito della manifestazione di protesta organizzata da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil di fronte la Prefettura di Catania alla quale hanno partecipato circa 150 lavoratori, in reazione alla decisione del Cda della Tecnis che ha deliberato il ritiro del Piano di ristrutturazione del debito che era in attesa di omologa.

“Sono ormai stati bruciati 4 mesi di tempo, peggiorando addirittura una situazione già difficile. Abbiamo chiesto di incontrare in tempi brevi sia le stazioni appaltanti sia il commissario giudiziale – continuano Rota e Pistorio- mentre alle istituzioni chiediamo il massimo dell’interessamento anche a fronte del pericolo che deriverebbe dal ritiro della 182 bis (accordo di ristrutturazione dei debiti) per i 900 fornitori. il nostro timore più forte è evitare lo spezzettamento di queste realtà industriale; ciò comporterebbe la perdita del lavoro, il tracollo di centinaia di famiglie e il mancato completamento delle opere. Ci troveremo a dover far fronte a problemi di indotto, al dramma dei cantieri incompleti, ad importanti manufatti destinati al nulla nonostante l’impiego di soldi pubblici. Un disastro sociale ed economico che deve essere evitato”.

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