Carmelinda Comandatore

 

CATANIA – Sarà inaugurata sabato 27 febbraio alle ore 18:30 la mostra fotografica ‘Amore di padre, Amore di madre’, di Ylenia Nathalia Di Giorgio, studentessa dell’Accademia delle Belle Arti di Catania, che ha dato vita ad un progetto artistico dedicato alla maternità e alla paternità.

Venti immagini che parlano d’amore tra genitori e figli, che hanno vinto le difficoltà di un allattamento difficile, grazie all’aiuto di una ‘mamma speciale’. La mostra fotografica verrà esposta, infatti, presso il Centro Allattamento Cafè Bebè di Catania (via Messina 348/a), creato da Grazia De Fiore, consulente professionale in allattamento IBCLC e da più di 15 anni punto di riferimento delle mamme che vogliono allattare i propri bambini.INVITO

Abbiamo incontrato Ylenia, alla quale abbiamo chiesto di raccontarci come è nata l’idea di realizzare questa mostra fotografica.

«Il mio progetto è iniziato durante la gravidanza per la necessità di poterne avere un ricordo nel tempo, ma soprattutto perché ho sentito il bisogno di dover accettare i cambiamenti fisici del mio corpo. Attraverso la fotografia, spesso, un artista cura i propri malesseri, soddisfa le proprie necessità e studia se stesso, per migliorare la propria condizione di disagio. Grazie agli scatti, ho potuto vedere la bellezza di un corpo gravido e accettarlo, nel momento in cui questo stava diventando un peso, non solo fisico, ma anche psicologico : non mi ero mai vista così e desideravo sfuggire il più possibile dagli sguardi della gente che mi fissava e mi faceva continuamente domande sulla mia gravidanza. Ho iniziato a fotografare me stessa, mio marito e mio figlio, attraverso degli autoscatti e degli scatti fatti dalle mie sorelle e dalle mie colleghe di Accademia. Il risultato è stato sorprendente. Il silenzio della fotografia e la sua semplicità, mi hanno dato quella spinta in più per accettare meglio il grande cambiamento che stava avvenendo nella mia vita e in quella di mio marito. Durante un allattamento difficile, che stava seriamente mettendo a dura prova la nostra famiglia, ho ripetuto il processo fotografico».

– Non ci sono foto che raccontano il tuo momento dell’allattamento. Come mai ?

«Perché non ne ho un bel ricordo e i dispositivi che dovevo utilizzare mi facevano vergognare. Non permettevo a nessuno di riprenderli, anche perché all’inizio rappresentavano una sorta di sconfitta del mio essere mamma. In realtà poi mi sono accorta che non ero la sola ad avere delle difficoltà nell’allattare mio figlio, ma ho scoperto che c’erano tante altre mamme che soffrivano per questo. Ho continuato così a scattare e a fare riabilitazione. Quando ho smesso di allattare, ho voluto estendere il mio progetto a queste famiglie, a queste mamme che come me si erano trovate in difficoltà e che grazie alla stessa consulente che aveva aiutato me, Grazia de Fiore, avevano vinto la loro battaglia per poter allattare».

– Ci puoi anticipare qualcosa della mostra ?

«Le fotografie mostrano le famiglie all’interno delle loro case, mentre si scambiano coccole, abbracci e momenti di gioco. Tutto è incentrato su un processo chiamato “bonding”, studiato negli anni ’50 dallo psichiatra scozzese John Bowlby, che cominciò a parlare di processo di attaccamento tra il neonato e l’adulto,  facendo notare come la nascita fosse un momento decisamente critico per lo sviluppo della personalità».

La mostra è anche un’anticipazione del lavoro svolto per la mia tesi specialistica, da cui la mostra prende il titolo, che discuterò a breve, presso l’accademia di Belle Arti di Catania».

– Cosa senti di aver tratto da quest’esperienza ?

«La tesi ha rappresentato per me l’occasione di poter seguire meglio tutte fasi della mia esperienza di maternità e mi ha aiutato a viverla con più consapevolezza. Grazie ad una “difficoltà” iniziale, che è stata quella dell’ allattamento, sono entrata a far parte di un mondo per me sconosciuto, dove esiste un modo di vedere le cose, su cui poco è scommesso. Un modo diverso di vedere il rapporto con i figli, l’alimentazione, l’allattamento e l’educazione. Ho capito quanto l’amore per i figli e per la famiglia, ci spinge a fare cose straordinarie. Ho sperimentato il mio istinto di madre e lottato per farlo prevalere, ho riabilitato me stessa alla maternità ed anche mio marito ha fatto lo stesso con la sua paternità».

– Qual è il messaggio che vuoi lanciare ?

«Con questo progetto desidero dire che l’allattamento è possibile per tutte le mamme, ci vuole molta forza di volontà ed è importante ricevere i consigli giusti, perché non esistono mamme che non hanno latte».

 

 

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