PALERMO – È il controllo del territorio che garantisce il riscatto di una Regione dove  la criminalità ha un impatto molto elevato. Lo affermano il presidente e il direttore Coldiretti Sicilia, Alessandro Chiarelli e Prisco Lucio Sorbo – commentando la classifica illustrata stamani durante la presentazione del  rapporto sulle agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, che vede l’Isola ai primi posti con un elevato indice di organizzazione criminale.

L’emersione di questi dati è garantita solo dall’azione costante sul territorio che   fotografa un sistema che colpisce soprattutto il settore agricolo dove la criminalità continua a perpetrare azioni che vanno dall’abigeato al furto di mezzi e del raccolto per arrivare al caporalato – aggiungono.

La denuncia, il ripopolamento delle aree interne, la creazione di infrastrutture devono essere perseguite con forza per avviare quelle azioni di riscatto indispensabili per sconfiggere le logiche delinquenziali garantendo gli investimenti.  Oggi in Sicilia è l’agricoltura che incrementa l’occupazione soprattutto giovanile – concludono – e il collegamento continuo con le istituzioni rappresenta la chiave di volta per proseguire in questa strada che deve riabilitare interi territori.

Dai dati dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata emerge che il totale complessivo degli immobili confiscati al 30/09/2015 ammonta a 17.577 unità. Tra questi, 9.310 immobili destinati, 7.955 in gestione e 312 usciti dalla gestione. I beni confiscati risultano numerosi soprattutto nelle regioni in cui è più radicata la presenza delle mafie, con un netto primato della Sicilia (6.916 immobili, più della metà dei quali destinati). Seguono la Campania (2.582) e la Calabria (2.449); quarta la Puglia (1.665), quinta la Lombardia (1.266), sesto il Lazio (1.170).

Per quanto riguarda le aziende, si contano 771 beni destinati, 1.550 in gestione, 866 usciti dalla gestione, per un totale di 3.187. Anche per le aziende, la concentrazione dei beni si evidenzia particolarmente in Sicilia (1.148): al secondo posto la Campania con 632, al terzo il Lazio con 410; seguono la Calabria con 315 e la Lombardia con 286.

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