Qualche mese fa, sul settimanale Centonove, ho pubblicato un articolo intitolato I filosofi in televisione. L’articolo partiva dal presupposto per cui la riflessione filosofica, la quale richiede tempo ed amicizia per essere svolta, è strutturalmente inadatta al mezzo televisivo. E’ pertanto verosimile – scrivevo – che il filosofo che si presta ad andare in televisione (specie nei talk show), il quale non può ignorare questa elementare verità, ricerchi con tale presenza più la visibilità – ossia un simulacro di ciò che nei tempi antichi si sarebbe definito “gloria” – che la possibilità di far passare, in questi contesti, il vero ed il bene. Poiché però, nell’etica greca, la gloria deriva necessariamente dalla virtù, l’articolo concludeva affermando che senza un fine buono, e senza un agire virtuoso, l’ottenimento della fama non produce vera gloria, ma solo appunto “vanagloria”.

L’articolo è stato piuttosto cliccato in rete (si trova oggi sul sito www.petiteplaisance.it, che raccoglie molti miei articoli), suscitando una serie di commenti. Poiché il tema, che riguarda sostanzialmente la virtù, possiede un interesse generale, può essere utile aggiungere in merito qualche parola. La prima cosa da aggiungere è che Aristotele – il quale ha a mio parere scritto, su questo tema, le cose più interessanti – concepiva la gloria come un “premio alla virtù”. La virtù era infatti per lui ciò che deve primariamente essere ricercato, in quanto necessaria alla felicità. La gloria, essendo il riconoscimento pubblico della virtù – una virtù reale, non apparente –, se verrà, verrà in sovrappiù. Per questo motivo lo Stagirita fu sempre molto critico nei confronti di coloro che ricercavano la gloria indipendentemente dalla virtù: costoro, infatti, risultano troppo dipendenti dal riconoscimento altrui, che tendono in vario modo, solitamente non virtuoso, a sollecitare.

La virtù può avere talvolta come premio la gloria, ma in generale essa è premio a sé stessa, nel senso che è da sola sufficiente, se posta in essere in modo compiuto, a condurre la vita in modo buono. Chi ricerca primariamente la gloria si pone invece un fine errato, e desiderando innanzitutto “persuadere se stesso del proprio valore” – non essendone evidentemente convinto -, rivela la propria imperfezione. Chi conosce la necessità, per una buona vita, di agire in modo virtuoso, possiede al contrario un misurato atteggiamento di distacco verso la gloria, così come verso tutti i beni esterni (ricchezza, potere, successo), senza provare verso di essi gioie o dolori eccessivi. Nella capacità razionale e morale di valutare i propri pensieri e le proprie azioni, l’uomo virtuoso differirà per questo sia dal “fanfarone” – il quale si ritiene degno di grandi onori pur non essendolo –, sia dal “pusillanime” – il quale sarebbe degno di onori, ma preferisce per timore non mostrarsi tale.

Queste considerazioni generali, in quanto tali, valgono per tutti, ma soprattutto per chi, come il filosofo (lo studioso di filosofia) che insegna in università, deve mostrarsi, nei confronti dei propri studenti e del pubblico, come un modello sul piano etico. Come scrisse infatti giustamente Aristotele nella Retorica, la interiorizzazione di un contenuto morale – o politico – avviene in modo molto diverso se esso è proposto da una persona dotata di credibilità, oppure da una persona che si intuisce ricercare principalmente il proprio vantaggio. Con le parole dello Stagirita: «noi crediamo alle persone affidabili in misura maggiore riguardo ad ogni questione (…). Non dobbiamo pensare, come certi retori (…), che l’affidabilità dell’oratore non contribuisca in nulla alla persuasione; al contrario, il carattere rappresenta, per così dire, l’argomentazione più forte” (1356 a 6-13).

Per questo motivo chi ha contenuti filosofici importanti da trasmettere, i quali potrebbero favorire la realizzazione di buoni progetti, deve vivere in modo etico la propria vita, per non screditare – mediante la propria persona – il messaggio stesso.

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

A proposito dell'autore

Luca Grecchi

Luca Grecchi insegna Storia della filosofia alla Università degli studi di Milano Bicocca. E’ direttore della rivista di filosofia Koinè, ed autore di una trentina di volumi principalmente sulla antica filosofia greca. Fra i suoi libri principali Conoscenza della felicità (Petite Plaisance, 2005) ed A partire dai filosofi antichi (Il Prato, 2009, con Enrico Berti).

Post correlati

Scrivi