CATANIA – Una chiacchierata da  bar  si è trasformata nell’imminente inaugurazione della sezione del Museo egizio di Torino a Catania. Le cose stanno più o meno così, meglio convincersene per tempo, nonostante le dichiarazioni di Orazio Licando, gli interminabili sorrisi di Enzo Bianco, le benedizioni del ministro Franceschini e il gesticolare da pala eolica del sindaco torinese Fassino. Tra il dire e il fare, tra il “tutto pronto” catanese e il prudente “vedremo…” savoiardo c’è il mare, o meglio lo stivale intero. Anche  l’informazione  è collegata al territorio e così, proprio mentre  a Palazzo degli elefanti già si sceglieva il nastro da tagliare per l’inaugurazione dell’ex convento dei Crociferi, sede destinata ad ospitare i reperti dell’Antico Egitto, sulle pagine torinesi de La Stampa, il direttore Cristian Greco, un giovane genio, di origini ragusane,  mostrava formale cortesia piemontese, ma anche pragmatismo da uomo di scienza: “…solo un abboccamento preliminare….” L’incontro con il sindaco Bianco, insomma, la famosa “chiacchierata da bar” e poi “…manca un progetto scientifico… prematuro quantificare i reperti che potranno essere esposti…”.

Nella fretta di annunciare l’impossibile qualcuno, sprovveduto, aveva dichiarato che a Catania sarebbero finiti i 17.000 reperti custoditi nei depositi di Torino. Piccolo particolare: la sede principale su 10.000 metri quadrati mostra solo 3.500 reperti, mentre la superficie a disposizione  in via di San Giuliano sarebbe di appena 800 metri quadrati. Fatevi un po’ i conti.  Il direttore Greco sottolinea, però che “La Sicilia proprio per la sua storia che la pone al centro degli scambi culturali del Mediterraneo in età ellenistica, si configura come una terra ideale per poter sviluppare le tematiche comune all’Antico Egitto, quale ad esempio il rapporto con la dinastia tolemaica”.

Insomma, un presupposto scientifico e storico ci sarebbe, almeno.

Alcune osservazioni. La sede dell’ex convento dei Crociferi è già piccola in partenza per un Museo che potrebbe essere davvero importante e, soprattutto, è in un’area della città dove è impossibile arrivare con un mezzo pubblico e non vi sono aree di sosta adeguate nel raggio di almeno un chilometro. Insomma,  visitatori e comitive dovrebbero scarpinare, per di più in salita. Ottimo. I costi.  Lasciamo stare i normali lavori di ristrutturazione in via di completamento, ma una collezione di reperti così importanti richiederà particolari misure di sicurezza e protezione, spese di trasporto ingenti e di assicurazione relative. E poi, il personale: dov’è? Qualificato, naturalmente. E i costo totali di gestione il Comune è in grado di supportarli?

Insomma, manca un punto e una figura, per dirla alla catanese. Riteniamo che la chiacchierata da bar  abbia illuso un po’ troppo qualcuno dei suoi protagonisti. Ricordiamoci che questa Amministrazione in tre anni non è riuscita a completare i lavori susseguenti la distruzione del Ponte Gioeni e, adesso, pensa di spendere un milione di euro a pochi metri dal deserto di un cantiere rimasto a metà.

Circola poi una voce su questo improvviso interesse del sindaco Bianco per l’Antico Egitto, considerato che il direttore Cristian Greco pochi mesi fa aveva tenuto una interessantissima conferenza al Palazzo della cultura, ma sostanzialmente snobato e tutto era finito lì. Pare che l’esponente di un altro ente, archeologo di professione, avesse esternato la possibilità di ospitare i reperti egiziani in quello che è già un polo museale. Desiderio fatto poi proprio dal sindaco Bianco. Ma forse questa è solo una cattiveria.

Daniele Lo Porto

 

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