PALERMO – È tutto pronto per l’esibizione live di Davide Shorty, che il 5 marzo alle 17:00 si esibirà presso il Centro Commerciale ‘Conca d’Oro’ di Palermo. Lo show sarà gratuito e aperto al pubblico. Il finalista di XFactor autograferà, inoltre, le cartoline ufficiali, che verranno distribuite gratuitamente in occasione del quarto anniversario del centro commerciale sito in via Lanza di Scalea Giuseppe.

Vi riproponiamo qui l’intervista che Davide Shorty aveva rilasciato a Sicilia Journal pochi giorni dopo la finale del talent show di Sky.

 

 

di Carmelinda Comandatore

Si è da poco conclusa la nona edizione di XFactor, il talent show targato Sky, che ha visto sul podio Davide Shorty, il ventiseienne palermitano che vive a Londra e che ha stregato il grande pubblico con la sua voce soul. Dalla prima audizione davanti ai quattro giudici, fino alla serata finale al Forum di Assago abbiamo assistito ad un crescendo della qualità delle esibizioni, che hanno convinto una platea, come quella italiana, non molto abituata a questo genere di sound. Il successo di Shorty, però, non arriva dal nulla. Laureato in Musica Contemporanea all’Institute of Contemporary Music Performance di Londra, Davide si dedica alla musica già da diversi anni, prima nella sua Palermo e poi con il gruppo Retrospective for love nella capitale britannica, dove ha deciso di trasferirsi per vivere pienamente di e per la musica.

  • Davide quando hai deciso di lasciare l’Italia per realizzare i tuoi sogni ?

«Ho deciso di lasciare l’Italia 6 anni fa. Ero stanco, non mi sentivo preso sul serio. Ogni volta che cercavo di suonare nei locali era raro che ci fosse spazio per me, ma soprattutto mi sentivo incompreso, sia per il genere che facevo che per il fatto che volessi fare il musicista e viverci. Avevo appena lasciato il gruppo rap Combomastas’ e avevo tanta voglia di mettermi alla prova e studiare. Sentivo un vuoto culturale paradossalmente, come se tutto mi suonasse banale…forse sto esagerando, ma quella era la sensazione».

  • Cosa offre Londra ad un ragazzo che vuole vivere di musica ?

«Londra é un centro pazzesco. Melting pot, mischiarsi. Racchiude tantissime culture diverse e tanti approcci alla vita diversi. É una città durissima dal punto di vista lavorativo ed economico, una volta entrato nei ritmi non ci si può fermare, altrimenti si rischia di farsi male. Allo stesso tempo l’ispirazione é dietro l’angolo, c’é tantissima musica, tante buone scuole ed ogni sera una jam diversa o un concerto di qualsiasi genere a cui andare. Insomma, artisticamente è la città dei sogni, ma purtroppo tutto ha un prezzo da pagare e il prezzo di Londra é carissimo. Per poter arrivare a fine mese ti devi spaccare di lavoro! »

  • Mothership è uno dei pezzi che hai dedicato alla tua terra. Ci sono dei luoghi, dei sapori, delle sensazioni che ti hanno seguito a Londra e che ti hanno ispirato ?

«L’odore di casa non lo dimentichi mai. Il calore delle persone care, le vie di Palermo, il sole, il mare… In Sicilia c’é un patrimonio immenso che viene spesso dimenticato. Penso spesso alle nottate passate in giro per Palermo, alle chiacchierate con gli amici, le giornate sotto il sole a piazza Politeama, a fare rap sui gradini della statua, ma anche a tutte quelle cose che mi hanno fatto scappare. La cicatrice dovuta alla chiusura mentale di alcuni palermitani mi ha stimolato a studiare, a voler sapere di più, a non essere come loro, ad andare oltre e cercare. Ho trovato poco spirito di aggregazione a Palermo, che nell’arte credo sia fondamentale. Londra mi ha insegnato la condivisione pura, ma soprattutto il criticismo costruttivo, quello che ti fa crescere. “Mothership” (prodotto dal palermitano Big Joe) paragona Palermo e la Sicilia ad una navicella spaziale perduta nell’universo, un paradiso maledetto. Il testo racchiude nostalgia, frustrazione, ma anche tanta determinazione. É un pezzo arrabbiato, quasi rassegnato, ma al tempo stesso pieno d’amore, come d’altronde lo é “My Soul Trigger”. Amo scrivere di Palermo, di queste emozioni contrastanti. Le trovo sempre diverse, hanno sempre sapori che mi sembra di non aver analizzato abbastanza».

  • Per la qualità dei brani proposti, quella che è appena terminata può essere considerata l’edizione di XFactor più musicale in assoluto. In Italia, tuttavia, il soul è sempre stato un genere di nicchia. Perché secondo te ?

«Non sono mai stato un fan dei talent, specialmente quando le persone li usano soltanto per mettersi in mostra. Perché provarci se non hai nulla da dire o se non hai il puro interesse di crescere artisticamente? X Factor è una macchina potentissima, che arriva a tanta gente. Sono onorato di aver avuto questa possibilità, ed é stata veramente una fortuna trovare un grande livello e una grande professionalità anche negli altri concorrenti. Quest’anno è stato più una scuola che una gara, e gli autori hanno dato a tutti lo spazio di esprimersi al meglio.

Tornando alla musica soul, il grandissimo Pino Daniele ne aveva portato un po’ a modo suo, insieme ad altri grandi, ma purtroppo il grande pubblico italiano non é mai stato troppo stimolato alla ricerca, si é sempre crogiolato nella sua conservazione. Eppure la scena jazz italiana é incredibile! Credo ci dovrebbe essere più educazione musicale da parte delle istituzioni ed un’apertura maggiore. Il soul é un genere meraviglioso, la musica black contiene anche qualcosa che ci appartiene, indipendentemente da dove veniamo. Ognuno di noi dovrebbe cercarsi nel groove di un pezzo funk, lasciarsi andare ai ritmi di James Brown o dei Funkadelic, cercare di comprendere la liricitá e i messaggi di un rapper come Tupac, perdersi nell’armonia di un jazzista come Miles Davis o nel graffio e nella sofferenza della voce di artisti come Marvin Gaye o Sam Cooke (potrei andare avanti all’infinito). La musica ha una profondità estrema e noi abbiamo il dovere di stimolare la nostra curiosità e di scavare nella nostra anima…per l’appunto soul. Purtroppo il sistema scolastico sembra aver dimenticato l’importanza di questo elemento e spero di cuore che le cose cambino nei prossimi anni».

  • Finisce XFactor, nasce la Baell Squadd. Non vi sentite un po’ degli “alieni” nel promuovervi e supportarvi a vicenda, in un contesto in cui regnano la concorrenza e le leggi del mercato discografico ?

«Leggi del mercato? Io faccio musica non business. Con gli Urban e Giò abbiamo legato tantissimo, siamo diventati praticamente fratelli e fare musica insieme ci fa stare bene. La musica non deve essere un prodotto, ma prima di tutto deve portare la gente insieme a condividere le proprie emozioni. Ci sentiamo degli alieni quando vediamo la gente insultarsi per chi doveva vincere. Non sono mai riuscito a capire perché c’è così tanto interesse a mettersi i bastoni tra le ruote. Suonerò banale e sdolcinato, ma é così bello volersi bene».

  • Dopo il grande successo che sta riscuotendo il singolo “My Soul Trigger” stai lavorando ad un disco di inediti. Cosa puoi anticiparci ?

«Non mi aspettavo così tanto hype attorno a My Soul Trigger. Sono felicissimo. Sono già al lavoro con Luca Chiaravalli su nuova musica. Vorrei fare un tour sia con la Baell Squad che da solo. Ho anche un disco pronto con Retrospective For Love, la mia band londinese. Insomma, ora come ora c’è tantissimo lavoro, ma sono molto motivato e non vedo l’ora di condividere la musica con nuove persone».

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