Da qualche settimana sto scoprendo che tra molti italiani parlamentari e molti italiani semplici cittadini che rappresentano nulla, se non se stessi, scorre impetuoso il fiume dell’altruismo. Interviste più o meno aggiustate e intervistatori più o meno in buona fede promulgano la vulgata del mutuo soccorso tra uomini e donne e uomini e uomini sostenendo la legittimità della pratica dell’utero in affitto, come se essa avvenisse spontaneamente e per un atto di soccorso verso due che, altrimenti, vivrebbero il loro amore in modo castrato.

Utero in affitto: espressione in sé gergalmente edilizia, che non mi piace affatto né per il richiamo all’utero, né all’affitto. Prima di parlare del simbolismo che si cela dietro queste cose meglio leggere Organi vitali di Francisco González-Crussì.  E se proprio bisogna utilizzare l’espressione propongo di sostituirla con quella di ‘utero a equo canone’, decisamente più comunitaria e alla portata di molte tasche, ma ancora forse non di tutte. E spiego il perché. Perché, al netto dell’etica e di qualunque questione ideologica, sempre di quattrini si tratta e di quel legame tutto umano di guardare al rapporto tra procreanti e procreati nel segno non più naturale, ma culturale, per non dire economico, che abbiamo sovrapposto a quest’ultimo.

Quarant’anni or sono siamo stati smagati dalla teoria del ‘gene egoista’ che ci ha fatto bellamente riflettere che dietro questo desiderio profondo e inspiegabile di portare avanti la specie non siamo poi così acculturati e non decidiamo un bel nulla. Forse, e sottolineo il ‘forse’, siamo ancora profondamente animali che portiamo in giro attraverso i corpi i nostri geni, che irresistibilmente muovono le nostre passioni e i nostri comportamenti.

Non credo funzioni esattamente così e in fondo non lo credeva del tutto neanche il suo teorizzatore, Richard Dawkins. Resto decisamente dalla parte dei sentimenti e delle scelte consapevoli, ma sta il fatto che tra noi animali umani e quelli non umani abbiamo anche in questo caso creato abissi e distanze grazie alle nostre capacità razionali di produrre rimedi e pratiche scientifiche; queste ultime da servire come mezzi in funzione di fini che si presumono essere utili, o quantomeno non dannosi per la stessa specie, se parliamo di biologia, e, a favore della società, se parliamo di etica, di politica o di diritto.

Da tempo abbiamo superato culturalmente e annacquato nell’immaginario collettivo la questione di una procreazione assistita – sarebbe meglio dire forzata, o per vie non naturali, a essere onesti e senza nascondersi dietro al dito – per un uomo e una donna (evito il termine coppia perché il mio discorso non guarda al livello del matrimonio o delle unioni omo o etero o delle convivenze) che in condizioni limite conseguono l’obiettivo di avere insieme un figlio, dietro compenso in denaro.

La dimenticanza è, invece, voluta: fiumi di soldi scorrono dietro le legittime pratiche dei figli della scienza nati in Italia e concepiti all’estero. Sono stati e saranno ancora viaggi di andata silenziosi e discreti e viaggi di ritorno carichi di trepidanti aspettative. Figli di una madre che sa di aver fatto la sua parte e di un padre che è cosciente di non aver potuto fare la sua, se non facendosi sostituire dal portafoglio. Situazioni personali dolorosissime sulle quali nessuno può permettersi di aprire bocca, ma che esistono in abbondanza. Come è abbondantemente praticata e di nascosto la via più naturale di una madre che sa di non poter fare la sua parte e si affida a un’altra madre, facendo sempre intervenire il portafoglio. Dove lo scandalo, dunque? Tutto già esisteva nelle pieghe della nostra italica società e nelle pieghe di quei bilanci famigliari ( e solo di quelli) che queste pratiche costose potevano permettersele. E, molto tempo prima, all’interno di una sub-cultura povera e contadina, dove il consiglio biblico di fare un figlio con la propria ‘schiava’ poteva pur essere tollerato.

Sono arrivato fin qui soltanto per scrivere le frasi che seguono. Chi sono queste madri che un certo altruismo ipocrita o un altrettanto, approssimativo, femminismo d’annata definisce ‘altruiste’, ‘indipendenti’ e benefattrici dell’umanità? Tolto il prefisso ‘bene’ rimane quello di ‘fattrici’, molto caro alla cultura fascista. In ogni caso, queste madri fanno parte  degli ultimi ingranaggi di un sistema di sfruttamento all’interno del quale, per quanto dotati di buoni mezzi di analisi e di critica, si finisce con l’essere o ‘padrone del tuo padrone’ o servo di quello cui servi per fare un figlio. Nel primo caso esse inseguono biecamente l’utile, nel secondo non hanno strumenti adatti a una lettura del mondo che le sta sfruttando.

E dalla parte di chi ha aperto il portafoglio e celebra il risultato? Certo, brutto dire al proprio figlio che tuo padre ti ha voluto sempre bene e ti ha cresciuto altrettanto nel bene, ma sei stato scelto da un catalogo con certe caratteristiche (è già eugenetica orientarsi solo sul colore della pelle); ancora più brutto rivelare che tua madre ti ha voluto sempre bene e te ne vuole, ma sei cresciuto nell’utero di un’altra. Non era Kant che diceva laicamente che nelle proprie azioni è necessario guardare agli altri simili come dei fini e mai come mezzi? Se il fine bilaterale fosse l’altruismo e venisse ugualmente condiviso da chi commissiona e da chi accetta, perché farlo per denaro? Meglio non farlo, a questo punto. Chissà. Oppure, ecco una cruda e squallida provocazione: se proprio uomini e donne vogliono essere a tutti i costi più egoisti dei loro geni, la migliore soluzione che rimane è quella del concepimento ‘a equo canone’. Prezzo più basso, il conduttore registra con il contratto tipo e paga meno tasse, l’affittuario è più tutelato dalla legge.

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A proposito dell'autore

Docente di Storia della filosofia contemporanea, Università di Catania

Salvatore Vasta insegna Storia della filosofia contemporanea nell’Università di Catania. All’interno del Dipartimento di Scienze della formazione, al quale afferisce, svolge attività di ricerca sul rapporto tra scienza e filosofia e, in particolare, su epistemologia evolutiva e darwinismo.

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