Nello strepitoso finale del film “A qualcuno piace caldo” (che tra gli interpreti ha Marilyn Monroe e Tony Curtis), v’è un celebre dialogo tra Daphne (il sassofonista Jerry che si mimetizza nelle vesti della bella Daphne, interpretato da Jack Lemmon) e il miliardario americano Osgood, di lei follemente innamorato e deciso a impalmarla. I tentativi di Daphne per dissuaderlo falliscono tutti:

Daphne: Osgood, voglio essere leale con te: non possiamo sposarci affatto.
Osgood: Perché no?
Daphne: Be’… in primo luogo non sono una bionda naturale…
Osgood: Non m’importa.
Daphne: …e fumo, fumo come un turco…
Osgood: Non m’interessa.
Daphne: Ho un passato burrascoso: per più di tre anni ho vissuto con un sassofonista.
Osgood: Ti perdono.
Daphne: Non potrò mai avere bambini…
Osgood: Ne adotteremo un po’.
Daphne: Ma non capisci proprio niente, Osgood! Sono un uomo!
Osgood: Be’, nessuno è perfetto.

La battuta finale, che è classificata dall’American Film Institute al 48° posto tra le battute più celebri, è il simbolo di come l’amore cieco non conosce ragioni ed è disponibile a superare ogni ostacolo, anche quello dirimente (per il tempo in cui fu girato il film, ovviamente) dell’essere Daphne un uomo. Come illustrato da Francesco Alberoni nei suoi libri sullo stato nascente, è questa una tipica condizione psicologica che interessa tutti coloro che sono al centro di una nuova esperienza dal forte contenuto emotivo, all’inizio di un processo, quando l’intensità del coinvolgimento iniziale fa sospendere il senso critico e trasforma tutti gli elementi negativi in positivi, o semmai li fa ritenere del tutto secondari. È quanto accade usualmente anche con l’innamoramento: i difetti dell’amata si scoprono solo dopo, quando la passione iniziale si raffredda e il senso critico riprende il sopravvento.

È estranea questa condizione alla politica? Niente affatto. Come lo stesso Alberoni illustra, essa è propria di tutti i movimenti fortemente solidali, nello stato iniziale, in cui alla strutturazione formale in regole e procedure viene anteposta una condizione fluida, fusionale, in cui a contare è la lealtà, la buona fede, il reciproco rapporto di solidarietà. Ogni gruppo rivoluzionario ai suoi inizi ha conosciuto una simile fase. Ma questo sentimento è anche quello che si può notare quando l’innamoramento ha come suo oggetto un leader politico, che esercita una sorta di potere carismatico: i suoi sostenitori sono disposti a passare sopra i suoi difetti, ritenendoli secondari o comunque giustificabili alla luce della missione che gli attribuiscono: creare una società più giusta, lottare contro la corruzione, sconfiggere i nemici esterni o qualsivoglia altro fine fortemente sentito e condiviso.

Per parecchi anni Silvio Berlusconi ha goduto dei benefici di questo sentimento: i suoi sostenitori erano letteralmente ciechi verso tutto ciò che ne potesse scalfire l’immagine o mettere in discussione la “missione” che ciascuno, a suo modo, gli attribuiva. Processi, “cene galanti”, disavventure di vario tipo, tutto era visto come una congiura, un complotto, contro un uomo che non poteva essere messo in discussione, del quale si era “innamorati”. Ma con l’innamoramento accade spesso – quando esso non si trasforma in una maturo e sano affetto coniugale, in un amore profondo e pacato, non cieco ma consapevole – che all’intensità del coinvolgimento segua una altrettanto intensa disillusione, una disaffezione nella quale il positivo si trasforma in negativo; allora non si è disposti più a perdonargli alcunché.

Dello stesso sentimento sta in questo momento godendo Matteo Renzi e, da scaltro politico, sa bene che deve cavalcare l’onda di questo “innamo­ra­mento” per realizzare quanto da lui ritenuto più importante. Sa bene che nulla attualmente lo scalfisce ed è così sonoramente indifferente alla critiche, sfacciatamente arrogante, imperdonabilmente ironico, spietatamente caustico contro gli avversari: job act, buona scuola, politica universitaria, gestione della Rai, scandali bancari e tutte le altre piccole e grandi magagne che via via vengono alla luce sono soffuse da una luce dorata, da un alone di virtuosità, redente agli occhi di chi ritiene che tutto ciò sia il prezzo da pagare per un nuovo radioso avvenire, che solo lui può assicurare. Tutto quello che i vari Scanzi possono causticamente mettere in luce, tutte le fustigazioni della satira alla Crozza, tutto è trasfigurato dall’uomo nuovo, tutto è visto come trascurabile inconveniente di un per altri verso affascinante e coinvolgente progetto innovativo. Per l’innamorato Osgood nessuno è perfetto; anche Renzi non è per i suoi ammaliati perfetto, ma è comunque la più bella “donna” che ci sia. Per questo i suoi “innamorati” hanno l’intenzione di volerlo comunque impalmare con il consenso elettorale, al di là e contro ogni evidenza contraria.

È comprensibile allora la fretta di Renzi. Dietro la maschera del “Renzie” v’è il politico accorto, il quale sa bene che prima o poi questo innamoramento avrà fine: o lo trasforma in un maturo sentimento di affidabilità verso un nuovo ceto politico, che vada al di là della improvvisazione e dell’entusiasmo di una banda di giovani rampanti e volenterosi, ma privi di esperienza e cultura; oppure ben presto sarà colpito dal medesimo sentimento che sta portando al tramonto il cavaliere, appunto incapace di effettuare quella transizione del “movimento”, dallo “stato nascente”, ad un emancipato partito politico con un ceto dirigente autonomo dalla sua persona. E gli avversari di Renzi o aspettano la fine di questa fase, oppure riescono a trovare un suo sostituto: in un tempo in cui la politica non è affidata a programmi radicati in movimenti di massa dotati di storia e memoria, in un’età post-ideologica e postmoderna in cui a contare è il carisma del leader e l’adesione a un partito poggia sul sentimento di trasporto verso di esso, allora solo un nuovo leader, un nuovo carisma, un nuovo innamoramento può mettersi in concorrenza con quello vecchio.

E così, da un innamoramento all’altro, la politica scompare e prendono sempre più il sopravvento tutti coloro che, nascondendosi sotto le gonne della bella Daphne, sono intenti a fare i propri affari. Gli altri sono oltremisura intenti ad ammirare il suo bel volto, per accorgersi di quel che intanto succede sotto la sua soffice veste.

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