di Anna Rita Fontana

Promosso dal Kiwanis Catania Centro, si è svolto nei locali di Villa Manganelli il convegno “8 marzo: diritto alla vita”, di fronte a un numeroso uditorio. Ad introdurre l’incontro, presenziato dal Lgt Governatore Ignazio Mammino, il Presidente Giuseppe Geremia e il Past President Rosaria Leonardi, che ha puntato l’attenzione sulla priorità di tale diritto, oggetto delle relazioni di Fabio Guardalà, dirigente medico divisione ostetricia e ginecologia azienda ospedaliera Cannizzaro; di Umberto Ienzi, Presidente Regionale Centri di aiuto alla Vita e del magistrato Maria Grazia Vagliasindi, Presidente del Tribunale del Riesame di Catania. Presente anche, tra le autorità Kiwaniane, il tesoriere distretto Italia Nunzio Spampinato, l’architetto Alfio Privitera e il dott. Carmelo Basso. Dopo i saluti della cerimoniera Pinuccia Di Mauro, Rosaria Leonardi ha ringraziato la socia Raffaella Paolella, ponendo l’accento sulla donna che si identifica con la vita, in quanto è generatrice di un bene assoluto e non disponibile.KIWANIS 8 MARZO 2

Guardalà ha sottolineato che l’inizio della vita è indissolubilmente legato alla fecondazione e l’unicità dello zigote comporta che nessun individuo può essere riprodotto; di contro, le risorse scientifiche sono sfociate in un numero esorbitante di embrioni congelati nel mondo ( ben un milione e mezzo) sui quali la famiglia di origine ha la potestà legale per dieci anni. Una maggiore cura nell’informazione sulla contraccezione, per una gravidanza consapevole, comporterebbe più rispetto per la vita con una riduzione degli aborti, la cui piaga ne annovera 150mila ogni anno, dei quali 30mila clandestini. C’è anche il problema della medicina prenatale, col feto diverso, ovvero non sano, che in quanto tale viene eliminato in base a scelte travagliate di madri il più delle volte sole e prive di qualsiasi supporto morale. A tal proposito Guardalà si è soffermato sull’ambulatorio solidale da lui promosso, attivo dal 2013 presso il centro di ostetricia, rivolto a tutte le donne immigrate e alle siciliane con disagio sociale o con tossicodipendenza e Aids.KIWANIS 8 MARZO 3

Non da meno, la relazione di Umberto Ienzi, ha posto l’accento sulle precauzioni messe in atto dal Centro di aiuto alla vita per dare conforto e lenire la solitudine delle gestanti, che possono ricorrere al numero 800813000, attivo 24 ore su 24, soprattutto nei casi disperati in cui la vocazione alla maternità è sopraffatta da fattori contingenti drammatici che inducono a optare per l’aborto. Altrettanto esaustiva la relazione della Vagliasindi, che ha focalizzato il supremo bene della vita, al massimo grado nella scala assiologica: il diritto alla vita che implica anche il diritto alla non vita, quando si profila un’esistenza segnata dalla malattia o malformazione, quindi dalla sofferenza. “I giudici hanno fatto i conti anche con una sentenza, nel 2015, sul diritto del minore malformato di ottenere un risarcimento del dànno nei confronti del medico accusato di non aver informato adeguatamente la madre dei rischi connessi alla gravidanza e quindi di una eventuale nascita forse non voluta dallo stesso nascituro” ha affermato la relatrice, evidenziando la centralità della madre, che nella legge n. 194 del ’78 sull’aborto, per scelta del legislatore, ha un ruolo dominante basato su un differente valore tra lei stessa e il feto, per quanto quest’ultimo sia concepito fra i soggetti tutelati dalla legge. La Vagliasindi ha rimarcato il ruolo primario del dovere genitoriale citando Kant, il quale nella metafisica dei costumi afferma che “la nascita di un bambino impone ai genitori di allevarlo perché è stato messo al mondo senza consenso”.KIWANIS 8 MARZO 4

Altro aspetto delicato, quello della dignità umana che è inviolabile, e in quanto tale va rispettata e tutelata, come sancito dalla Carta di Nizza dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. “La donna non può trasformarsi in una cosa, ovvero reificarsi divenendo oggetto di lucro con l’utero in affitto”- ha continuato la Vagliasindi, citando la lettera Apostolica “Mulieris dignitatem” di Giovanni Paolo II ( 15 agosto 1988) che pone alla base di tutta l’antropologia cristiana la creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio. E persino le verità o falsità della scienza ( definita da Einstein“cimitero di teorie superate” ) vanno sempre verificate, perché non tutto ciò che è connesso alla scienza è sempre indice di progresso, come obiettò a suo tempo Antonio Gramsci. Di quest’ultimo la relatrice ha citato anche il testo “Odio gli indifferenti” a proposito del coraggio di operare una scelta, che chiama in causa valori etici e professionali, come per il diritto di staccare la spina, allorchè sia stata accertata l’irreversibilità del coma vegetativo, vedasi il caso di Eluana Englaro, di qualche anno fa. In tal caso si parla di testamento biologico, con la necessità di appurare, se possibile, quanto sia preponderante la voglia di vivere sia pure in uno stato di estrema sofferenza, a fronte di ciò che si era affermato in vita quando si era felici e non si concepiva affatto un’esistenza lacerata dal dolore o compromessa del tutto da uno stato vegetativo.

La Vagliasindi ha anche toccato il tema del tentato suicidio, di certo non punibile, come non è reato cagionare del male a qualcuno per salvarlo dal suicidio. Al di sopra di tutto c’è quindi il valore assoluto  della vita, sulla cui tematica i tre relatori hanno manifestato una grande umanità ,come ha rilevato Rosaria Leonardi. In chiusura il presidente Geremia li ha omaggiati di una significativa targa in ricordo dell’evento.

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi