di Anna Rita Fontana

Un nitido trascorrere dal barocco seicentesco all’ Ottocento romantico, sino ad escursioni di melodie nipponiche, ha caratterizzato la felice esibizione del duo Tomoko Maruyama, soprano, e Junko Mashima, pianista, nella sezione “Altri lidi” della stagione “Altri approdi” della Scam ( Società Catanese Amici della Musica), sotto la presidenza e direzione artistica del musicologo Giuseppe Montemagno. Accolto dalla Sala Archi dell’Hotel Katane Palace, l’appuntamento musicale si è snodato a partire dalla Ballata per pianoforte n. 1 in sol minore , op. 23 di Fryderyk Chopin , dove la pianista Mashima ha subito manifestato un’avvincente agilità e pienezza di suono, ponendo in rilievo le intemperanze romantiche di un cauto “rubato”, quanto in seguito una fresca adesione agli abbellimenti stilistici di Domenico Scarlatti nella Sonata in do maggiore, K 159.JUNKO MASHIMA

La pianista, già da piccolissima a contatto col pianoforte e l’organo e laureata in canto, si è compenetrata altresì nell’accompagnare il bravo soprano Maruyama non lesinando insieme a quest’ultima cure espressive ed equilibrio interpretativo che hanno consentito una bella fruizione belcantistica; coniugando al meglio il rigore tecnico della scuola giapponese con l’intensità melodica e l’incisivo fraseggio attinti dalla scuola del maestro Daniele Petralia, col quale si è perfezionata in questi anni trascorsi in Sicilia. Ed ecco l’immersione del duo tra le righe delle Sei ariette da camera dedicate a Marianna Pollini ( Malinconia, ninfa gentile, Ma rendi pur contento, Per pietà, bell’idol mio) di Vincenzo Bellini, tra passioni ondeggianti; e da lì sempre con affinate misure stilistiche sino a un aleggiare d’altri tempi del musicista palermitano Stefano Donaudy, nella selezione da Trentasei arie di stile antico, dove una spiegata emissione della Maruyama, si valorizzava, tra pieghe vezzose, nel corposo e duttile registro vocale, già coltosi nella malinconia trascinante degli esotismi di Sakura yokocho del compositore Yoshinao Nakada, nonché attraverso il vigore dell’aria “Le violette” da Pirro e Demetrio ovvero La forza della fedeltà, R.342.23 aria di Mario, di Alessandro Scarlatti.CONCERTO SCAM 6

Ancora una tangibile vena melodica si evinceva dalle suggestioni di Rosa, tratta dal repertorio di Francesco Paolo Tosti, e non da meno in Clair de lune ( da Deux chansons, op.46) di Gabriel Fauré, e nell’aria pucciniana “Sì, mi chiamano Mimì” dall’opera La bohème. Apprezzatissima esecuzione, con diverse note esplicative della pianista, che hanno inframezzato la serata, conclusa dal bis “Oh mio babbino caro” dal “Gianni Schicchi” del compositore di Torre del Lago. Il pubblico ha condiviso le scelte delle due artiste che hanno abbracciato con amore il loro percorso di studi. E che, dopo l’approccio con “l’estro compositivo e la solarità dei siciliani” partiranno per Roma allo scopo di approfondire la loro crescita.

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