CATANIA – “Niente paura, attraversiamo il cambiamento”: questo il tema del venticinquesimo congresso provinciale delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) di Catania che, nella giornata di ieri, hanno ripercorso le tappe che hanno portato l’organizzazione a diventare un vero e proprio “motore”, sia nel territorio nazionale che etneo.

All’evento, moderato da Gianluca Budano, presidente regionale delle Acli pugliesi, e tenutosi presso la casa generalizia delle suore domenicane “Sacro Cuore di Gesù”, hanno partecipato gli esponenti dell’organizzazione, cinquantotto delegati tra i diversi circoli e associazioni, nonché gli operatori delle sedi sparse nel catanese e non solo: il tutto seguendo una linea di pensiero comune come quella della riflessione, sia spirituale che professionale. L’incontro, infatti, è servito anche a riassumere il lavoro svolto negli ultimi quattro anni, al fine di eleggere i nuovi rappresentanti.

“Vedo tanta gioventù presente in sala e questo mi fa pensare che le Acli stiano lavorando bene”, ha dichiarato il presidente provinciale, Franco Luca, nella sua relazione finale, introdotta dopo l’inno storico dell’associazione, ricco di storia e tradizione. “E’ importante capire da dove veniamo: le immagini relative a piazze gremite di gente ci devono far riflettere. Adesso i luoghi d’incontro sono cambiati: viviamo nel mondo dei mass media ed è diventato tutto più difficile. In una società basata sul dio-denaro, a causa di alcuni che hanno sfruttato le bellezze del nostro pianeta riservandole a pochi, sentiamo l’esigenza di continuare a impegnarci come parte attiva della società per contrastare una crisi valoriale e non solo economica e che potrebbe essere considerata l’apocalisse del nostro tempo”, ha aggiunto. “Tutto questo richiede molta energia, molto impegno nel territorio e molta attenzione alle disuguaglianze sociali. Anche la famiglia è in crisi: il suo concetto stesso ha subito profonde e radicali trasformazioni, e se questa è in crisi, lo è tutta la società. Un Paese complessivamente bloccato di fronte alle incertezze e alle difficoltà del vivere quotidiano preferisce allontanarsi dal mondo della politica: la democrazia è a rischio e molte volte ci si dimentica che siamo una Repubblica fondata sul lavoro”, ha continuato. “Le Acli hanno senso se operano insieme per il bene comune: la parola “insieme” si riferisce al concetto di collaborazione e coesione che deve avvenire all’interno delle nostre mura associative con l’apporto di associazioni specifiche. Come attuare il cambiamento? Le nostre azioni devono basarsi su una logica dell’alleanza, del confronto e del dialogo e non della contrapposizione: l’augurio che faccio è quello di riuscire a possedere la capacità di vivere credendo che esista sempre una soluzione ai problemi e che ci sia sempre una speranza. E come diceva Sant’Agostino, la speranza è fatta di rabbia e soprattutto di coraggio”, ha concluso.

“La Chiesa negli ultimi anni ci sta educando a utilizzare più spesso la parola “grazie”, e io vi ringrazio”, ha affermato Santino Scirè, presidente regionale, nonché vicepresidente nazionale dell’associazione. “Dobbiamo lavorare secondo valori come quello dell’amicizia: le Acli ti sono amiche, ti sono vicine sempre. Ringrazio tutti, ricordando anche gli aclisti che non ci sono più, ma soprattutto tutti quelli che hanno lavorato per anni senza aver percepito stipendio. E ingiustizie del genere si vedono ogni giorno, anche fuori dalle nostre mura: ma non prevarranno mai sulla giustizia sociale”, ha proseguito. “Vedete politici in sala? No, e vi spiego: non è che non sono venuti al nostro invito. Non li abbiamo proprio invitati: adesso la politica la facciamo noi, non permettendo più a nessuno di fare passerelle in casa nostra! E chi faceva davvero il proprio lavoro con noi senza mettersi in mostra era un aclista, ed era Lino Leanza”, ha affermato ricordando il deputato scomparso un anno fa. “Dobbiamo capire che la politica non vuole e non può, ma le soluzioni non ci saranno più e, anzi, ci saranno sempre più tagli: ed è per questo che ci troviamo ad un punto di svolta, essendo costretti a far pagare il servizio ai nostri utenti, pur di sopravvivere. Ma ho speranza: le Acli sono avanti. E questo perché adesso, finalmente, ci sono le persone giuste al posto giusto, e questo ci deve far andare avanti, con l’augurio che i più anziani aiutino i più giovani”, ha spiegato.

“Il congresso è un importante momento di riflessione per rilanciarsi in vista del futuro. La parola crisi dal greco deriva da “scelta”: siamo chiamati a fare una scelta, accontentarci o diventare una comunità consapevole di aclisti, e per far questo bisogna accettare i punti di vista altrui”, ha affermato Agata Aiello, responsabile della funzione dello sviluppo associativo. “Tutti devono portare il proprio mattone per costruire una città più giusta, trasformando i luoghi in cui lavoriamo in luoghi di confronto e non di conflitto: il futuro lo facciamo insieme, bisogna esserci. Niente paura”, ha dichiarato.

“Le Acli nonostante la crisi hanno avuto un valore importante in città, non solo per la loro mission improntata sulla solidarietà, ma anche per quello che hanno saputo esprimere costruendo una classe dirigente che funziona”, ha spiegato Francesco Marano, rappresentante del Comune e del sindaco, Enzo Bianco . “Tra i vari obiettivi ci sono misure per contrastare i problemi legati all’imigrazione: l’accoglienza ha un valore importante, e Catania è al centro di un dramma. Tuttavia, grazie al lavoro, siamo riusciti a dare una grande lezione ai Paesi Europei, molto più organizzati di noi”, ha concluso.

All’incontro hanno partecipato anche Nico Torrisi, presidente di Federalberghi Sicilia, Giacomo Rota, segretario della CGIL, Rosaria Rotolo, segretaria generale della CISL, don Piero Galvano, direttore della Caritas di Catania, oltre ai rappresentanti dei vari organi delle Acli, dei patronati e dei CAF. Nel pomereiggio, invece, sono stati eletti i nuovi componenti del consiglio provinciale che, nei prossimi giorni, eleggeranno il presidente provinciale.

Antonio Torrisi

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