Catania: esposta la Bibbia trecentesca di Pietro Cavallini, manoscritto miniato illuminato

di Agnese Maugeri, foto servizio di Vincenzo Musumeci

Catania – Un interessante e articolato dibattito sulla luce, sull’importanza di essa nella vita di ogni VMM_8413individuo e sul suo valore intrinseco e pregnante nelle religioni, ha introdotto l’esposizione della Bibbia trecentesca di Pietro Cavallini, in mostra presso la Sala Vaccarini delle Biblioteche riunite Civica e Ursino Recupero, sita nell’ex Monastero dei Benedettini di Catania.

L’incontro, facente parte della manifestazione “Cortile dei gentili” promossa dall’Università di Catania con il Pontificio Consiglio della Cultura,  si è aperto con i saluti dell’Arcivescovo Salvatore Gristina. Subito dopo il direttore del dipartimento di Scienze Umanistiche dell’università di Catania, Giancarlo Magnano San Lio, ha moderato il dialogo al quale sono intervenuti il Cardinal Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, Dionisio Candido dello studio teologico San Paolo di Catania e Pierluigi Leone De Castris ordinario di Stroia dell’arte moderna all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Le religioni attraverso la luce esprimono le due componenti indiscindibili e necessarie del concetto di divinità, ha spiegato il Cardina Ravasi, da un lato vi è la prescendenza e dall’altro l’invadenza. Le due realtà devono sempre stare in equilibrio il pendolo deve oscillare tra i due estremi, ma ci sono religioni che privilegiano il prescendente come l’islam e altre come l’induismo che prediligono l’invadente.VMM_8432

La luce rappresenta qualcosa di esterno che ci supera, non è tangibile, il fuoco stesso che è luce non si può toccare, essa è l’abc della vita, ci avvolge, ci accarezza, ci penetra, ci riscalda e ci fa vivere.

La Dialettica luce – tenebre e il concetto di creazione esigono la categoria filosofica di nulla, le tenebre sono la rappresentazione del niente, la luce è l’irrompere dell’essere. Il Cardinal Ravasi per spiegare ciò alla platea ha detto che la musica ha lo stesso sforzo di sradicare le tenebre e far penetrare la luce, il suono così entra nel silenzio agghiacciante rompendolo.

Luce e tenebre sono categorie morali, la luce diventa sinonimo di bene, verità, le tenebre di oscurità, inferi, parlare di luce è estremamente delicato e complesso eppure attraverso la galleria oscura delle tenebre si trova l’alba della resurrezione.

VMM_8426Questo aspetto duale è osservabile nella galleria di quadri realizzati dagli studenti del Liceo Artistico Statale M.M.Lazzaro di Catania, i giovani hanno preso spunto per un percorso di ricerca di immagini che esemplificasse le differenti corde toccate in varie epoche da diversi autori. Soffermandosi sulla luce analitica di Jan Van Eyck, sull’opera di Caravaggio maestro di luci e ombre, sul gioco di controluce di Georges de La Tour, sui chiarori silenzi intimistici di Hammershoi e sulle vibrazioni solari di Pellizza da Volpedo.

Il dibattito si è quindi incentrato sull’evento tanto atteso, l’esposizione della Bibbia di Cavallini datata al 1300. Il professor Pierluigi Leone De Castris ha illustrato alla numerosa platea l’innovativa arte di Cavallini e le possibili interpretazioni sulla paternità e la datazione della Bibbia di Catania.

Miniare è un termine che trae origine da minio, colore rosso cenacolo, usato nella decorazione dei bordi degli antichi testi scritti, il termine illuminare invece deriva dalla radice lume dunque luce, i testi illuminati sono carte decorate e ravvivate dalla presenza, accanto alle parole scritte, delle immagini.VMM_8440

La Bibbia di Catania ha affermato il professore è un manoscritto miniato illuminato. La dimensione estetica raggiunta da questi testi è data dalla bravura dei suoi autori resi alla pari dei grandi pittori.

I primi decenni del 300, gli anni di Dante, sono quelli in cui i testi miniari raggiusero livelli eccelsi, i pittori del tempo si accostano alla miniatura realizzando pitture su pergamena dall’inestimabile bellezza e valore. Un esempio del periodo è Simone Martini, pittore senese contemporaneo di Giotto, elogiato da Petrarca per aveva realizzato la miniatura della sua amata Laura, solo di Giotto non si sa se entrò a contatto con la miniatura poiché non esistono documenti a testimoniarlo.

Pietro Cavallini è un artista romano presunto autore della Bibbia di Catania, di lui, sostiene il professore, sappiamo molto poco, rispetto a Giotto e Martini protagonisti della pittura in quegli anni, l’unica testimonianza che si ha sulla sua attività romana è contenuta nei commentari di Lorenzo Liberti che nei primi del 400 ricorda il Cavallini come “dottissimo maestro” e lo nomina come artista di molte chiese romane, soprattutto di Santa Cecilia in Trastevere.

VMM_8437Nelle opere di Cavallini cogliamo la grandezza della modernità rispetto a un ambiente romano ancora legato a una cultura orientale e bizantina, nelle sue produzioni vi è una nuova essenza della naturalezza della materia e dei sentimenti, una ritrovata efficacia tra la dimensione plastica dei corpi e lo spazio, l’architettura e la prospettiva.

Artista eccezionale venne ricordato da Vasari nel suo “Trattato sulle vite degli artisti” nella metà del 1500, che lo definì come ottimo discepolo di Giotto, uno di coloro che aveva resuscitato la pittura.

Cavallini fu impiegato nel giugno del 1308 dal re di Napoli Carlo II D’Angiò come portavoce delle necessità della corte, sotto il profilo artistico e celebrativo, fu il primo di una serie di artisti, pittori e scultori dotati di uno stipendio e anche di una casa, evento straordinario per quel tempo, che testimonia l’evoluzione degli artisti in Europa e il passaggio da semplice manovale a portavoce stipendiario, funzionario di corte, colui che lavora con le mani e con l’intelletto attraverso idee e programmi.

Il metodo cavalliniano sarà imitato a Napoli dai suoi allievi, egli lavorava con un complesso di collaboratori che non è giusto definire bottega, poiché erano un vero cantiere, proprio per questo molte opere nel tempo sono state assegnate a lui, ma non vi è alcuna certezza sulla loro paternità.

Artista di levatura ed efficacia sorprendente, l’invenzione prospettica empirica ante litteram di inizio 300, e da attribuire a Cavallini.VMM_8444

La Bibbia di Catania fu acquistata verso il 1740-50 dai monaci Benedettini per la loro biblioteca museo, fra gli anni 20 e 30 del 900 due tra i maggiori storici dell’arte del tempo Bernard Berenson e Pietro Papisca accostarono per la prima volta questa Bibbia a Pietro Cavallini suggerendola miniata da qualche sua seguace.

Confrontando le miniature del manoscritto catanese e quelle di Cavallini, ha spiegato il professore Pierluigi Leone De Castris, si possono notare le affinità all’artista romano, una datazione di questo codice è del 1310 e quindi collocabile al suo periodo angioino napoletano.

Un atro studioso Alessandro Tomeo ha rotto gli indugi attribuendo a Cavallini buona parte delle illustrazioni del codice, confermando anche l’ipotetica datazione e il legame con Napoli, grazie a uno stemma Brancaccio miniato che compare nella Bibbia e che attribuisce la commissione del testo al prelato Cardinal Landolfo Brancaccio, vescovo di Anversa, attivo nel papato di Bonifacio VII e morto nel 1312 ad Avignone.

VMM_8443Lo stemma però, così come le vesti del prelato raffigurato, non rinviano alla persona del cardinale, mentre invece l’effige richiama ai Brancaccio del Vescovo, famiglia che prese il nome da Bartolomeo Brancaccio, rettore della chiesa napoletana di Sant’Andrea a Nilo, canonico del Duomo, arcivescovo di Trani, professore di legge, vicecancelliere del regno di Napoli, morto nel 1341 e sepolto in San Domenico Maggiore.

Bartolomeo dovrebbe essere quindi il committente della Bibbia di Catania ma questo porta a posticipare la sua produzione e quindi ad attribuirla con più facilita a una bottega di miniatori cavalliniani, poiché per quel tempo Pietro Cavallini aveva lasciato la città di Napoli.

Studi più recenti sulla seconda Bibbia cavalliniana gemella di questa di Catania, appartenuta a Papa Clemente VII e conservata alla British Library di Londra, tendono a datarla per motivi storici e iconografici alla fine degli anni 20 inizio 30 del 1300.VMM_8429

Su quest’opera così affascinante molto c’è ancora da indagare e scoprire, ma la Bibbia di Catania è uno degli esempi più alti dell’arte della miniatura italiana del 1300, essa contiene risoluzioni cromatiche, prospettiche ed espressive che rendono straordinaria la capacità di racconto del lessico mediante le illustrazioni.

Il testo è una vera cometa per la città etnea, che sarà adesso visibile e fruibile dalla cittadinanza e dai turisti grazie a un eccezionale lavoro di digitalizzazione svolto dal CNR, Istituto per i beni archeologici e monumentali, diretto dal professor Daniele Malfitana, un’operazione durata due anni che ha unito hi-tech, arte e letteratura. La Bibbia mediante un tavolo touch, collocato all’interno della Biblioteche riunite Civica e Ursino Recupero, potrà essere fogliata nella sua completezza, per poi essere ammirata dentro la teca posta al centro della sala Vaccarini, recentemente restrutturata e restituita nella sua autentica bellezza alla città di Catania.

All’apertura della Sala Vaccarini, dove è custodita la Bibbia di Cavallini, hanno partecipato il rettore VMM_8459dell’università di Catania Giacomo Pignataro, l’assessore ai saperi e alla bellezza condivisa Orazio Licandro, l’Arcivescovo della città metropolitana di Catania Salvatore Gristina, il Monsignor Gaetano Zito, il Cardinal Ravasi e la curatrice della Biblioteche riunite Civica e Recupero Ursino, Rita Angela Carbonaro.

L’inaugurazione è stata arricchita dalle opere del Gruppo di Scicli, che con i loro quadri hanno contribuito alla dialettica tra luce e tenebre, inoltre il numeroso pubblico presente è stato intrattenuto dalle auliche melodie dell’ensemble cameristico del Coro Lirico Siciliano.

Agnese Maugeri

Foto Servizio: Vincenzo Musumeci

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