SIRACUSA − Nel giorno del 101mo anniversario turco del 18 Marzo 1915, nel Salone dei Convegni della Camera di Commercio di Siracusa si è svolta la Conferenza dal titolo “Dalla guerra di Crimea alla prima guerra mondiale. La battaglia di Gallipoli: il riscatto
” promossa dall’Associazione di Amicizia Sicilia-Turchia e dall’Ordine dei Cavalieri di Pitia, con il patrocinio del Consolato Generale di Turchia in Sicilia, la Consulta Civica di Siracusa e la Fondazione “Nuovo Mezzogiorno”.

Presenti unitamente ad Autorità militari, Cap. di Corvetta (CP) Alberto Boellis, in rappresentanza della Comandante Guardia Costiera di Augusta, il Cap. di Fregata (CP) Eunesto Cataldi, comandante in 2^ Capitaneria di Porto di Siracusa, i Consoli in Sicilia, dell’Azerbaigian Domenico Coco, del Belgio Christiane De Blauwe, di Malta Chiara Calì, del Senegal, Franco Ruggeri. Moderatore il Prof. Carlo Morrone che ha curato l’introduzione e la presentazione dei relatori. Dopo una prolusione del Console Generale Onorario di Turchia in Sicilia Domenico Romeo, il quale ha pure sottolineato la necessita e l’importanza della Turchia quale Paese avente pieno diritto a divenire il 29° Stato membro dell’Unione Europea ed a partecipare alla cooperazione dell’unità d’Europa, ha evidenziato, il ruolo che la Turchia riveste nella immane tragedia dei migranti che fuggendo dalle guerre e dalla fame, una parte sono accolti in Turchia ed altrettanti l’attraversano per poter raggiungere l’Europa e che alcuni paesi “civili” di questa proprio per i principi di democrazia , di fratellanza e di liberta, che l’Europa propugna, vengono respinti, richiedendo alla Turchia ed altri Paesi Europei di confine quali Grecia ed Italia di farsene carico. A seguire ha portato il suo saluto Damiano De Simone, Presidente della Consulta civica, che, in virtù di un accordo con il Consolato di Turchia e con altri Consolati presenti in Sicilia, ha evidenziato l’accordo denominato la “Grande Intesa” attraverso il quale si cerca di rilanciare Siracusa e la Sicilianità nel mondFoto relatorio.

Ha relazionato in videoconferenza il prof. Fabio L. Grassi, storico, del Dipartimento di Cultura, Storia, e Religioni dell’Università “La Sapienza” di Roma, professore Associato in Culture orientali, Storia moderna, Storia contemporanea, e Storia delle Relazioni Internazionali, il quale ha fra l’altro narrato come dalla battaglia di Gallipoli/(in turco) Çanakkale sarebbero nate tre nazioni moderne: la Turchia per il ruolo avuto da Mustafà Kemal, poi (dal 1934) Kemal Ataturk, ovvero Padre della Patria della Turchia; l’Australia; e la Nuova Zelanda. A seguire poi l’intervento del noto storico avv. Giacomo Lo Bue di Lemos del Foro di Palermo, il quale, nella sua esposizione, che era poi quella principale della Conferenza, ha sottolineato l’incongruità di aver considerato nei secoli Francia e Inghilterra quali “poliziotti” della vecchia Europa per i meriti statuali da loro rivendicati dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente in poi, sulla scia del celebre giurista e storico Pier Giusto Jaeger, ha chiarito come, al di là della battaglia di Gallipoli che ha visto di fatto nascere l’astro di quello che poi è stato il Padre della odierna Repubblica di Turchia Mustafà Kemal, il grande merito della Turchia sia stato quello di fermare, da sola (britannici e francesi arrivarono solo a battaglia ultimata), l’Impero russo nella battaglia di Silistra (7 Luglio 1854) della precedente guerra di Crimea (4 Ottobre 1853 – 1 Febbraio 1856), e rappresentando dunque la battaglia di Gallipoli (19 febbraio 1915 – 9 gennaio 1916) soltanto il riscatto dalla sconfitta della battaglia di Sarikamis (22 Dicembre 1914 – 17 gennaio 2015) contro la medesima Russia, che la Turchia visse come una tragedia nazionale per l’altissimo numero di morti subito.

L’avv. Lo Bue di Lemos, quindi, ha riproposto l’importanza storica di considerare il rovesciamento delle alleanze della Turchia, nella guerra di Crimea alleata di Francia, Impero britannico, e poi Regno di Sardegna, e nel primo conflitto mondiale (29 Ottobre 1914 – 30 Ottobre 1918) invece alleata degli Imperi centrali (Austria-Ungheria e soprattutto Germania), atteso un inaccettabile atteggiamento di superiorità dei primi alleati sull’Impero Ottomano (si pensi che Jaeger racconta che al pranzo finale dei vincitori, la Turchia non fu neppure invitata), e considerate le mire espansionistiche che poi Impero britannico e Francia, e non solo, rivelarono sulla Sublime Porta.

A seguire l’ intervenuto dell’ing. Leonardo Salvaggio con una narrazione sulla campagna italiana contro l’Impero turco per la conquista della Cirenaica e della Tripolitania (29 Settembre 1911 – 18 Ottobre 1912), campagna libica che non potè che acuire la disgregazione dell’Impero Ottomano. Ha preso poi la parola l’Avv. Silvio Aliffi ,del Foro di Siracusa e Grande Cancelliere Comandante dell’Ordine dei Cavalieri di Pitia, il quale, nel suo assai preciso intervento, ha narrato la vicenda della battaglia dei Dardanelli (7 Marzo / 17Aprile – 18 Ottobre 1912); di come la guerra italo-turca fu in realtà una guerra di espansione coloniale condotta dall’Italia dopo il raggiungimento, per vero assai difficile, complicato e precario, di una serie di accordi diplomatici europei da parte del governo di Giovanni Giolitti; e di come, dopo ulteriori vicende diplomatiche e militari, la stremata Turchia chiese la pace. Tant’è che le terre poi sottomesse in nord Africa furono poi chiamate con il nome usato dagli antichi romani: Libia. Infine, ha preso la parola il Prof. Roberto Tufano, storico, Professore Associato in Storia Moderna nella Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Catania, il quale ha sottolineato l’importanza del fattore religioso islamico, elemento differenziatore fondamentale tra l’Impero Ottomano nella sua accezione territoriale più vasta, dunque Medio Oriente compreso, e l’Europa. Prima della conclusione della Conferenza da parte del Prof. Morrone che, quale Editore e Vice Presidente dell’Associazione Editori Siciliani, ha offerto la pubblicazione degli atti della Conferenza, il predetto ha ritenuto di ridare la parola all’Avv. Lo Bue di Lemos il quale, ancora sulla scia di Jaeger, ha spiegato come in nessun modo possa parlarsi della battaglia di Gallipoli come della prima guerra anfibia (congiunta di mare e di terra) della storia, come invece troppo spesso fanno gli storici, dovendo invece tale prima guerra anfibia della storia essere ricondotta alla guerra di Crimea. Al termine della Conferenza, infine, è intervenuto per conto della Ministero della Difesa di Turchia, il Ten. Colonnello turco Mustafà Atalay, Addetto Militare per l’Arma dell’Aereonautica all’Ambasciata di Turchia in Roma, il quale consegnando una targa al Console Romeo ha rivolto allo stesso, ai Relatori, ed agli ospiti intervenuti, un sentito ringraziamento, unitamente al saluto da parte dell’Ambasciatore turco a Roma S.E. Aydin Adnan Sezgin, che purtroppo per situazioni contingenti alle attuali vicende che coinvolgono la Turchia non è potuto essere presente, e delle massime Autorità militari del suo Paese, ricordando, in lingua inglese ed attraverso la traduzione ad opera del Console Romeo le parole che Mustafa Kemal Ataturk aveva pronunziato assegnando pieno onore e rispetto al sangue dei soldati turchi e degli stessi nemici che avevano perso la vita in questa cruenta battaglia e, rispondendo a guerra ultimata, alla richiesta dei familiari dei soldati australiani e neozelandesi, di permettere di riportare le spoglie in Patria dei loro cari, aveva dichiarato che queste sarebbero rimaste sepolte in territorio turco, a Gallipoli, dove avevano perso la vita a perenne ricordo ed a fianco dei soldati turchi e che sarebbero state ,allo stesso modo, sempre onorati e rispettati come “Eroi”  Ancora oggi risultano scolpite sulla montagna che sovrasta Gallipoli, ( oggi Canakkale) queste memorabili parole ““Viaggiatore fermati! La terra che calpesti  una volta fu testimone della fine di un’era”.

 

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