di Anna Rita Fontana

“Un invito ad ascoltare la parola di Dio, per vivere con sentimenti cristiani la celebrazione dei riti del giovedì e venerdì santo, per condurci alla pacificazione del cuore”. Così Mons. Gaetano Zito ha introdotto il magnifico concerto del coro “Imago Vocis” diretto da Padre Salvatore Resca, nella chiesa di S. Nicolò La Rena di piazza Dante, di fronte a un uditorio che in religioso silenzio si è lasciato avvolgere dalla nutrita compagine dispostasi man mano tutt’intorno, nell’effondersi di un tangibile misticismo, delicato e profondo a un tempo, in sintonia con l’imponente cornice spirituale. “Immagini, suoni e parole sulla passione di Cristo” il titolo del concerto, proposto come terzo incontro musicale di esercizi spirituali in preparazione alla Santa Pasqua, nell’intento del rettore, che, citando il vangelo di Luca e Matteo con i rispettivi brani della trasfigurazione e della casa sulla roccia, ha posto l’accento su un ascolto fatto col cuore, la mente e l’anima, come comprensione della realtà che ci circonda, e una riflessione ancora più cauta in questo travagliato momento storico, alla luce dei tragici atti di terrorismo che attanagliano la nostra Europa e il mondo intero.IMG_2399

Un’apprezzatissima formazione quella del coro polifonico “Imago Vocis” (nato nel 1987), che si connota di  registri vocali più che affinati, tra soavità femminile e possenza maschile, sotto la presidenza di Franco Palermo e la direzione di Salvatore Resca: quest’ultimo ha mirabilmente impresso un ampio repertorio con incisiva gestualità, traendone il rigore monodico del canto gregoriano( Jesu dulcis memoria) e la purezza melodica che ha pervaso la manifestazione, tra le suggestive voci soliste di Rosanna Maiolino, Elina Zuccarello e Marina Consoli.

L’insieme, arricchito da letture del vangelo e dalla proiezione di immagini sulla passione di Cristo, ha fruito dell’accompagnamento pianistico di Alessio Guercio e Stefano Campanella, al basso Franco Palermo e Giuseppe Liotta, sulla ossequiosa veste di una preghiera costante, anche nel rispetto filologico dello spirito di partiture antiche: dalla linearità della melodia medievale (Misericordias Domini) al repertorio rinascimentale di Giovanni Pierluigi da Palestrina ( Jesu rex admirabilis) a Bernabei (Popule meus) e Johann Sebastian Bach ( Jesu, meine freude); attraverso Antonio Vivaldi ( Crucifixus) e l’Ave Verum mozartiano agli spirituals He never said e Amazing Grace, distintosi quest’ultimo accanto a O pietosa di Pietro Mascagni e alla grandezza polifonica del Lacrimosa, dal Requiem del genio di Salisburgo, nonché del brano di Gioachino Rossini Quando corpus morietur, dallo Stabat Mater. Il pubblico ha esternato alla fine il suo vivo compiacimento per la bellezza del canto, che con la sua forza coesiva ha stemperato ancora una volta le brutture della quotidianità, offrendo aneliti di fraternità e speranza oltre una dimensione terrena.

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