Nella nostra epoca di terrorismo e fanatismo religioso va molto di moda parlare di scontro di civiltà. Una costante propaganda diffonde saggi, tesi e proclami su questo argomento. Quasi tutti ormai si sentono esperti storici e sociologi delle religioni e studiosi di organizzazioni terroristiche anche se in realtà non hanno mai letto una riga della Bibbia o del Corano, non conoscono la differenza tra sunniti e sciiti, non sanno che i gruppi fondamentalisti violenti e terroristici si stanno diffondendo in tutto il mondo e in tutte le religioni e che molti gruppi radicali islamici sono stati finanziati dall’Occidente sin dai tempi della Guerra Fredda in funzione anti-sovietica.

È molto citato il libro La Rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci in cui si dà una visione manichea tra la civiltà occidentale cristiana e l’islam. Tutti i meriti e le bellezze al cristianesimo, tutti i demeriti, i crimini, gli errori, le intolleranze all’Islam. Sulla base di questo testo, molti parlano dell’identità cristiana, dei valori dell’occidente. Hanno creato una vera e propria retorica dell’identità e della tradizione cristiana.

Purtroppo, nel mondo occidentale e cosiddetto “cristiano”, pochi hanno studiato a fondo la Bibbia o il Corano. Lo testimonia uno scherzo realizzato da alcuni ragazzi olandesi. Hanno preso una copia della Bibbia e hanno sostituito la copertina esterna con un’altra del “Corano”. Hanno cominciato a leggere passi biblici molto duri e violenti ai passanti spacciandoli per passi del Corano e hanno ripreso con le telecamere le reazioni. I poveri passanti manifestavano il loro sdegno per tali passi e nessuno si è reso conto che quelli non erano passi del Corano bensì passi biblici. Il loro imbarazzo è diventato grande, quando i ragazzi svelavano che quelli erano passi della Bibbia e non del Corano. Cosa significa ciò? In Occidente, molti sono convinti che il nostro modello di vita e le nostre regole siano sempre stati così quasi da sempre e che sono genericamente frutto del cristianesimo.

In verità, in Occidente, molti dei diritti e delle conquiste sociali sono state raggiunte criticando il cristianesimo e mettendolo da parte. Sino al 1968 in Italia era ammesso il matrimonio riparatore, che è previsto nella Bibbia e nel Corano. Sino al 1865, negli USA si compravano e vendevano gli schiavi. Durante la guerra di secessione, molti americani sudisti sostenevano la schiavitù dei negri, citando passi biblici. Durante la prima e la seconda guerra mondiale, su entrambi i fronti, i gruppi religiosi incitavano alla guerra santa contro il nemico. Gli esempi sono innumerevoli e non mi dilungo più di tanto a riportarli.

Se si legge la Bibbia con gli occhi dello storico del diritto il risultato è inquietante: molte delle regole e dei costumi lì previsti sono molto simili a quelli islamici e antitetici alla mentalità dell’uomo moderno occidentale. In questa prospettiva, il Corano appare come il fratellino minore e più monello dell’Antico e del Nuovo Testamento. Se applicassimo in maniera un po’ letterale i precetti biblici, l’occidente sarebbe molto più simile all’islam radicale. Sorge spontanea una domanda: ma in Occidente siamo ancora veramente cristiani o il nostro modello di vita è anti-cristiano o post-cristiano?

A mio modesto parere, la retorica dell’identità cristiana e il manicheismo della Fallaci si fondano volutamente su di un’equivoca lettura storica del cristianesimo. L’identificazione tra Occidente e Cristianesimo è discutibile. Molte delle conquiste e delle norme più comuni del nostro attuale modello di vita sono state ottenute spesso criticando o contestando il cristianesimo. I preti e le persone religiose spessissimo sono state sempre contrarie a tutte le innovazioni e ai progressi che fanno parte del nostro modo di vivere: la libertà di religione, la libertà di pensiero, l’eguaglianza della donna con l’uomo, la scienza, i diritti sociali.

I sostenitori dello scontro di civiltà sono spesso molto superficiali e hanno letto poco i pensatori che hanno dato vita al concetto di civiltà e hanno sviluppato filosofie della storia. Innanzitutto, per tutti questi sostenitori l’Occidente sarebbe l’unica e vera civiltà, superiore a tutte le altre, destinata ad essere eternamente la dominatrice del mondo. In realtà, il concetto di civiltà si è sviluppato a partire dal XIX secolo, proprio quando in Europa si cominciavano a studiare le altre civiltà, le civiltà non occidentali. Queste ricerche hanno tolto centralità alla civiltà occidentale. Dopo la prima guerra mondiale, Oswald Spengler, sviluppando tale concetto scrisse un’opera poderosa dal titolo Il tramonto dell’Occidente. In quest’opera si dice che ogni civiltà ha alcune caratteristiche specifiche e contingenti ed è un organismo che nasce, cresce e muore. I moderni sostenitori dello scontro di civiltà sembrano categoricamente escludere la possibilità di una fine dell’occidente, parlano di invasione e fomentano l’odio verso le altre civiltà.

Neanche tra gli intellettuali sono chiare le coordinate e i presupposti teorici sviluppati da Samuel Huntington nel saggio intitolato Lo scontro delle civiltà. Continuano ad utilizzare tale terminologia anche se gli eventi attuali smentiscono clamorosamente questa visione. A questo saggio si possono fare due critiche relative al concetto di civiltà e a quello di linea di faglia.

Secondo Huntington esisterebbero la civiltà nordamericana, quella latinoamericana, quella europea e quella slavo-ortodossa. In pratica, quello che volgarmente è chiamato occidente cristiano sarebbero quattro civiltà diverse. Sempre in quel saggio, l’autore tende a fondere India, Cina e i paesi dell’Estremo Oriente in un’unica grande civiltà. In pratica, la delimitazione delle varie civiltà nel globo è alquanto varia e convenzionale.

Uno dei concetti chiave del saggio sopra citato è quello di linea di faglia. Secondo Huntington, sarebbe possibile individuare delle aree geopolitiche di crisi tra le varie civiltà. Ma il terrorismo islamico smentisce clamorosamente questo concetto, perché gli attentati avvengono in tutte le parti del mondo. Lo stesso può dirsi della crisi Ucraina. Alcuni stati che in teoria dovrebbero fare parte della civiltà slavo-ortodossa dell’Est Europa sono di fatto collocati nell’Unione Europea. L’Ucraina in teoria dovrebbe essere parte di tale civiltà, ma di fatto è divisa in due parti.

La crisi siriana, la deflagrazione di parte dell’Iraq e dello Yemen testimoniano lo scontro sempre più forte tra sunniti e sciiti. Queste aree smentiscono in gran parte la teoria di Huntington. Le linee di faglia dividono nettamente e geograficamente due civiltà. In questi casi o consideriamo sunniti e sciiti due civiltà distinte, oppure dobbiamo ammettere che anche all’interno delle civiltà possano esserci delle ulteriori linee di faglia.

Infine, molti si riempiono la bocca con la formula “scontro di civiltà” e la spacciano come teoria modernissima e assoluta. In realtà, le cose stanno diversamente. Nella teoria politica, possiamo ricostruire due filoni interpretativi che partano dalla riflessione sulla pace e sulla guerra. Alcuni filosofi ritengono che il diritto e l’uomo tendano più o meno naturalmente verso la pace. Altri ritengono che la storia e il diritto siano ricollegabili allo scontro e alla guerra. Platone parlava di scontro tra genos. Nel XIX secolo tale termine è stato sostituito prima dal termine nazione e poi dalla razza. Oggi, questi termini sono stati sostituiti dal termine civiltà. Abbiamo sostituito al biologismo della razza, il biologismo della civiltà.

In conclusione, lo scontro di civiltà è divenuto un luogo comune, un argomento di conversazione da bar e un ottimo argomento di conversazione per intellettuali mediocri e per i mercenari in cattedra.

Nella mia modesta esperienza con questi soggetti ho tratto la conclusione che pochi effettivamente conoscono i presupposti teorici e le argomentazioni dei sostenitori di tale visione. L’argomentazione ragionata cede il posto al dogma e alla propaganda. Quando dogma e propaganda si uniscono con la presunzione e l’ignoranza, la guerra tra i popoli è alle porte.

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