CATANIA – Nel 1936, Wilhelm Reich – lo psicanalista austriaco allievo di Freud – sosteneva che la società moderna costringe uomini e donne a una volontaria “prigionia” che genera malessere, nevrosi, insoddisfazione e aggressività. Scriveva a proposito: “Nel conflitto tra istinto e morale, tra ego e mondo esterno, l’organismo è costretto a blindarsi. Tale ‘blindatura’ si traduce in una capacità più o meno ridotta di vivere. L’uomo teme e odia l’uscita dalla sua prigione. Questo è il grande enigma.”elisa

Ma in Tanz, in scena sabato due aprile ore 21.00, non si cita solo Reich. Il racconto si apre con un richiamo al funambolo di Nietzsche. I personaggi stessi, o almeno alcuni di essi – come il sedicente filosofo Ivan Marikovic e il controverso cammello Leo Hans Junior – sembrano alludere ad alcune figure simboliche dello Zarathustra.

Ne viene fuori un racconto – ironico e divertente – che trascina l’ascoltatore in un’esperienza sensoriale inusuale. Parole, immagini, suoni e sequenze elettroniche creano un contrappunto tra testo e musica dando vita a una composizione non ordinaria: non è un concerto, non è prosa, non è musical. È un racconto-concerto.

Il format non è del tutto inedito. Esso trova i suoi ispiratori più remoti nei cantastorie e nei riti arcaici, quelli più recenti in artisti come il francese Arthur H o in geni musicali come Frank Zappa.

L’ascoltatore viene invitato a diventare in qualche misura anch’egli artefice delle vicende che capitano sul palco. “In fondo – dice Emanuele Coco – ognuno di noi è un grande inventore di paesaggi, volti e vicende. Siamo tutti dei professionisti dell’invenzione, grandi ideatori di immagini e storie che affollano quel cielo che da sempre accendiamo la notte quando apriamo gli occhi sui nostri sogni”.

Oltre ad Emanuele Coco (voce e sequenze elettroniche), lo spettacolo porta sul palco la bella e capace presenza di Federica Silicato (cantante e personificazione della danza) e le pregiate abilità musicali di Enrico Cassia (chitarre) ed Antonio Quinci (Batteria).

Il resto – come sempre – è solo tragedia e divertimento.

 

 

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