CATANIA – Sembrava finita, e invece…la situazione già critica dell’Amt (Azienda Metropolitana Trasporti) di Catania peggiora ulteriormente, a causa di una gestione confusionaria sia delle risorse che dei mezzi. E non solo quelli che trasportano quotidianamente i cittadini da una fermata all’altra.

Strano, anche perché così non sembrava appena una settimana fa: dopo gli incessanti solleciti e le manifestazioni di protesta del sindacato FAST – CONFSAL, rappresentante degli autisti e dei dipendenti dell’azienda, questi ultimi sono stati addirittura convocati in udienza dalla Commissione IV – Ambiente, Territorio e Trasporti all’Ars, per discutere della situazione legata ai crediti vantati dalla società diretta da Carlo Lungaro nei confronti di Regione e Comune di Catania (che, tra l’altro, è socio unico). Fa sorridere, infatti, che l’esito positivo dell’incontro, espresso dalle parole di sostegno dello stesso presidente, si sia trasformato in un boomerang appena sette giorni dopo. Nessuna “pace”, insomma: sempre guerriglia. O quasi.

In particolare, i crediti vantati e mai riscossi gravano pesantemente sulla disponibilità economica dell’azienda, a danno dei dipendenti e degli stessi cittadini: da questo la protesta culminata con uno sciopero avvenuto di fronte alla sede dell’Amt. E cosa ci si aspetta da una società in difficoltà? “Austerità”, parola ormai parecchio diffusa nel territorio italiano dopo l’arrivo di Monti e Renzi, e tirata in ballo in Sicilia dal tecnico Baccei. Ma chi si attendeva una stretta fiscale è stato ampiamente deluso: nonostante la crisi e la scarsa liquidità, l’azienda, attraverso il suo sito ufficiale, da anni continua a pubblicare bandi per affidare i servizi legali ad avvocati e collaboratori esterni. Insomma, come se una squadra che subisce tante reti e senza fondi ingaggiasse nuovi difensori. Ma con quali soldi? Forse quelli che mancano dagli stipendi dei dipendenti?

Incarichi mirati a contrastare i decreti ingiuntivi nei confronti della stessa Amt: e voi vi aspetterete cifre irrisorie. Già, perché se questo discorso vale per alcuni avvocati, per altri le parcelle aumentano, raggiungendo vette inimmaginabili: è il caso di una consulenza datata 2015 e affidata per “l’impugnazione dinanzi al T.A.R. di Palermo dei decreti dirigenziali dell’Assessorato Regionale delle Infrastrutture”, corrisposta a un compenso di “appena” 125.802,92 euro. Per una sola nomina, sì. E per il 2016? La storia non cambia: come recita l’albo degli avvocati scelti per la destinazione dei compiti (nove in tutto, più l’avvocatura comunale, vedasi immagini in fondo alla pagina), solo nel primo trimestre si registrano numeri che superano i 170.000 euro complessivi (con una prestazione in particolare da 90.000 euro). Tutto in appena tre mesi, con poco più di 53.000 euro già liquidati. E nel frattempo mancano gli autobus e i mezzi di ricambio…

Il discorso vale chiaramente anche per i precedenti anni, ma è il periodo che va da aprile 2015 ad oggi che sorprende: sono 33 i legali che hanno aderito alla convenzione. E la domanda sorge spontanea: qual è il bisogno di tutte queste consulenze? Ma soprattutto: tra poco tempo si dovrà chiudere il bilancio, l’Amt riuscirà a farlo? Sono tanti i dubbi, perché i debiti nel frattempo aumentano e creano una montagna quasi insormontabile.

“Bisogna avere buon senso: non si può solo dire che avanzano crediti dalla Regione, che poi sono cifre fittizie: adesso bisogna dire le cose come stanno”, ha tuonato il consigliere al Comune di Catania, Alessandro Messina, intervenuto sulla questione. “Nei prossimi giorni presenterò un’interrogazione per far luce sulle consulenze, e addirittura chiederò di interrompere l’affitto dei locali di via Sant’Euplio (sede dell’Amt) – ha aggiunto -. Che poi quante di esse hanno prodotto un risultato positivo? Quante cause sono state vinte?”. Le consulenze, come spiega il consigliere, non sono solo di tipo legale, ma anche di tipo amministrativo, con collaboratori esterni incaricati di far quadrare i conti: “Nell’ultimo anno l’Amt ha tentato di avanzare un tipo di esternalizzazione dei servizi che somiglia a quella dell’Amministrazione Bianco, che non riesce ancora ad elaborare un piano di rientro senza aiuti provenienti da fuori”, ha continuato.

“Tra poco si dovrà chiudere il bilancio: se non ci si riesce come bisognerà considerare quest’azienda?”, ha proseguito. Altro nodo importante quello legato ai conflitti interni: “L’Amt ha, inoltre, proposto un bando per gli avanzamenti di carriera e questo porterà solo a contrasti tra i dipendenti, perché chi ricopre da anni un certo incarico si sentirà scavalcato da altri appena arrivati. L’interrogazione serve a passare a setaccio l’intera gestione, grazie alla quale molti esponenti della politica in passato hanno sperperato le risorse. Oggi bisogna aprire gli occhi”, ha dichiarato Messina.

Sotto la lente d’ingrandimento anche il disservizio generale: “In città circolano circa 80-90 autobus al giorno, quando invece i servizi sono 130: questo vuol dire che ci sono quotidianamente 40 autisti a spasso. Inoltre, hanno mandato a rottamare i mezzi guasti, senza recuperare i pezzi funzionanti, mettendoli al contrario all’asta su internet. Perché? Si vuole risparmiare o no? Se l’obiettivo è quello di chiudere lo dicano subito”, ha concluso. Ma mentre i giorni passano, la crisi peggiora: un’altra ipotesi potrebbe essere quella di una convenzione unica per risolvere le pratiche legali, così da diminuire le uscite. Ma in quella che sembra una “storia infinita” i lati oscuri prendono il sopravvento, rendendo tuttavia la situazione sempre più chiara e, di contro, più torbida.

Antonio Torrisi

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi