Nell’ambito delle manifestazioni promosse dal Comune di Caltagirone in collaborazione con il Museo regionale della Ceramica, con l’Ufficio turistico regionale e con la Diocesi, domenica 3 aprile, alle 18, avrà luogo l’uscita del simulacro cinquecentesco di San Pietro in processione dalla chiesa omonima all’ex Carcere Borbonico. Seguirà, sino al 30 aprile, in collaborazione con la famiglia Guarino Pavone e la Curia vescovile, all’interno dello stesso ex Carcere Borbonico, l’esposizione dello stesso simulacro dal titolo: “Sotto il mantello di Pietro”.

            La domenica di Pasqua il simulacro di San Pietro è protagonista, insieme a quelli del Cristo Risorto e della Madonna, di una grande e sentita festa popolare che si svolge all’aperto, per le vie cittadine. Si compone di due momenti, ‘a Giunta (“l’incontro”) e ‘a Spartenza (“la separazione”), durante i quali i tre simulacri si incontrano e si separano.

            La prima attestazione di questa festa risale al 1857 e precisamente ad una descrizione redatta dal dott. Giuseppe Libertini Guerrera. Tuttavia, la sua origine sembra essere più remota: databili al 1752, le notizie più antiche ne attribuiscono la paternità ai Padri Gesuiti.

            San Pietro è un “gigante” di cartapesta, la cui genesi, non ricostruita con esattezza, appare plausibile collocare nel periodo della dominazione spagnola di fine Cinquecento. Nel 1794 la statua viene sottoposta a interventi di restauro affidati al pittore calatino Isidoro Boscari che si occupa della testa e delle mani come pure della coloritura ad olio.

            Il simulacro di San Pietro, alto circa tre metri, è costituito da una struttura in legno, cava all’interno per far spazio al portatore, l’uomo che lo porta sulle spalle attraverso il centro storico, il giorno di Pasqua. Vestito di una preziosa tunica viola e di un vivace e voluminoso mantello rosso, San Pietro stringe le chiavi del Paradiso nella mano sinistra, e, sul fianco dello stesso lato, conficcata nella cinta, porta una spada, a memoria del taglio dell’orecchio di un centurione romano. Posto al centro del suo petto è l’elemento più importante: il pregevole reliquiario in filigrana d’argento realizzato da maestranze catanesi, contenente un piccolo frammento osseo del Santo.             Statue simili, rappresentanti i dodici apostoli, sono presenti anche in altre località della Sicilia, dove acquisiscono nomi differenti: “I Santuni” ad Aidone (En), “I Sanpauluna” a San Cataldo (Cl), “I Giganti” ad Aragona (Ag).

            ‘A Giunta, certamente il momento più significativo e spettacolare della festa, è l’esito di un preciso percorso. San Pietro, uscito dalla chiesa omonima, dopo un breve tratto di strada, incontra con immensa gioia il Cristo Risorto; entrambi, risalendo la via Infermeria ed attraversando piazza Umberto, si dirigono verso piazza Municipio ‐ il vero e proprio teatro dell’incontro ‐ per dare il lieto annuncio alla Madonna. Mossosi lentamente e con circospezione, come in cerca di qualcuno, San Pietro raggiunge l’inizio di via Luigi Sturzo dove scorge finalmente la Madonna, avvolta in un manto nero in segno di lutto. Dinanzi a lei, la gigantesca statua si inchina tre volte, comunica l’avvenuta Resurrezione del Figlio e quindi corre velocemente verso il Cristo per annunciare che la Madonna è al corrente dell’evento miracoloso. Madre e Figlio possono così incontrarsi al centro della piazza, al suono incessante delle campane; là, di fronte al Cristo Risorto, la Madonna depone il manto nero ed esegue tre inchini, mentre la folla, con grande giubilo, grida “Viva Maria”.

            Da oltre cento anni, il simulacro di San Pietro è custodito presso una famiglia di Caltagirone che provvede alla sua conservazione, cura e manutenzione.

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