CALTANISSETTA – Nel Centro Polivalente Michele Abbate di Caltanissetta, si è tenuta l’Assemblea dei giornalisti professionisti e pubblicisti per l’approvazione del bilancio preventivo 2016 e di quello consuntivo del 2015, entrambi approvati all’unanimità.

Dopo il saluto del sindaco Giovanni Ruvolo e di Alberto Cicero, segretario regionale Assostampa Sicilia, Franco Nicastro, già presidente dell’OdG Sicilia, ha dato l’avvio ai lavori con le relazioni del tesoriere dell’Ordine, Filippo Mulè, relativa ai suddetti bilanci, alla presenza del Collegio dei revisori dei conti composto da Placido Ventura, Andrea Naselli e Aldo Mantineo, e quella del presidente del Consiglio di disciplina, Giuseppe Lazzaro Danzuso. Il Consiglio, a conclusione del mandato triennale, su 221 procedimenti avviati (per morosità, liti sul web, articoli lesivi), ne ha archiviati 107; altri casi presi in esame sono stati quelli relativi a inadempienze da parte degli editori e dei direttori responsabili (tra questi il recente caso di Vincenzo Anicito, direttore della Gazzetta Rossazzurra di Paternò, imputato di estorsione a una giovane giornalista della sua redazione e condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione). Anche per il futuro, si auspica una proficua collaborazione tra il Consiglio dell’Ordine e quello di disciplina territoriale per un buon funzionamento dell’osservatorio sulla deontologia.

Momento centrale dell’intera assemblea è stata la relazione di Riccardo Arena, presidente dell’ Ordine dei Giornalisti di Sicilia, consapevole di “dover mettere la testa dove altri non oserebbero mettere i piedi”, un Ordine “attento, consapevole dei propri sbagli che senza pentirsene e senza tirarsi indietro continuerà a fare il proprio dovere per restituire a questa categoria, un segno di speranza e di forza”; Arena ha tracciato un profilo puntuale e realistico della situazione attuale della professione giornalistica “il mestiere più bello del mondo”.

La crisi dell’editoria con una significativa regressione del cartaceo che ha registrato un dimezzamento (da 3.859 milioni del 2007 a 1.985 del 2015) e il calo dei lettori di quotidiani è stato uno dei dei problemi messi in luce. In Sicilia, regione non esente da questo problema, sembra che nessuno voglia badare “all’impietosa legge dei numeri”: già lo scorso anno i tre quotidiani più venduti dell’Isola (Giornale di Sicilia, Gazzetta del Sud e La Sicilia) avevano registrato un crollo verticale delle vendite. Qui s’innesta la seconda annosa questione: “Se i nostri giornali – afferma Arena – si vendono meno e la credibilità della nostra informazione regionale, anche online, precipita, non è perché il nostro mestiere forse potrebbe essere fatto meglio? I siti copia-e-incolla e i quotidiani sempre più trasandati fanno male alla lingua italiana e alla cultura minima essenziale di un intero Paese”. La riforma dell’editoria, per adesso sotto l’occhio del ciclone del CNOG, probabilmente sta trascurando l’aspetto fondamentale del problema, legato all’accesso alla professione di giornalista e al mantenimento del titolo.

Di fronte a queste emergenze è legittimo che l’Ordine regionale “imponga il rispetto di tutte le regole” assicurando la qualità attraverso “standard minimi essenziali di leggibilità” tanto nel cartaceo quanto sul web. Negli ultimi mesi si assiste a una frequente e impietosa chiusura di redazioni, a fronte dei licenziamenti di tantissimi giornalisti contrattualizzati, sostituiti da giovani (spesso non iscritti all’Albo) sottopagati o non pagati affatto, che impunemente tentano il reperimento di fonti per confezionare pezzi di scadente qualità: “È un illecito disciplinare grave – ha proseguito il presidente – firmare un giornale senza farsi pagare, sfruttare gli aspiranti pubblicisti e magari consentire che piccoli editori li costringano a pagarsi da sé finte retribuzioni e vere ritenute di acconto”.

In questa dura lotta il Consiglio ha sempre svolto un controllo capillare, in tutte le province dell’Isola, individuando le innumerevoli situazioni di disagio professionale che colpisce tanti giornalisti, minacciati e insultati anche quotidianamente, grazie soprattutto al grosso impegno del segretario dell’Ordine Concetto Mannisi e della consigliera Gisella Cicciò.

La grande collaborazione da parte di tutti i consiglieri (Gisella Cicciò per Messina, Concetto Mannisi e Eleonora Cosentino per Catania e Enna, Aldo Mantineo per Siracusa, Filippo Mulè per Trapani e la vice presidente Teresa Di Fresco per Siracusa) ma anche dei segretari Assostampa provinciali (Daniele Lo Porto, Gianni Molè, Giovanni Ingoglia, Stelio Zaccaria poi sostituito da Gero Tedesco, Josè Trovato, Alessandro Anzalone, Roberto Ginex e Damiano Chiaramonte), supervisionati dal responsabile della formazione, Osvaldo Esposito coadiuvato da Emanuele Giordano, ha fatto sì che l’offerta formativa siciliana, fosse la più elevata d’Italia, gratuita e di altissima qualità. Eppure, nonostante questo, dalle ultime revisioni sono emerse 151 cancellazioni di giornalisti risultati inattivi o non retribuiti e le cancellazioni volontarie dall’albo di 98 pubblicisti e 39 di professionisti; di molti iscritti, inoltre, sono state riscontrate diverse anomalie legate alla totale assenza di crediti formativi o a un numero insufficiente nell’ultimo biennio.

“Prepararsi, – ha detto Arena in chiusura di discorso – studiare, formarsi, lavorare sul campo con la pretesa di offrire risultati concreti, non sono parole di offesa. Il tesserino di giornalista, ben lungi dall’essere il famoso patentino, è un titolo di Stato che non va né svilito né regalato”.

E come i protagonisti del caso Watergate, lo scandalo venuto fuori nel 1972 negli Stati Uniti a causa di alcune intercettazioni abusive, con cui Arena ha voluto aprire la densa relazione, lui stesso ha esortato tutti i colleghi a collaborare per realizzare il “salvataggio di una professione che passa attraverso una politica rigorosa e accorta, attraverso il coraggio della selezione e della verifica costante della professionalità”.

Al termine della relazione di Riccardo Arena è intervenuta anche la vice presidente dell’Ordine regionale, Teresa Di Fresco la quale, con voce rotta dalla commozione, dopo aver manifestato gratitudine al presidente e ai colleghi e l’entusiasmo che ha caratterizzato l’impegno costante del suo mandato, ha voluto condividere con i presenti il rammarico per i ripetuti e vergognosi attacchi subiti, attraverso i social e in apparente anonimato da “facinorosi internauti che non aspettano altro che essere provocati e provocare a loro volta senza avere mai il coraggio di metterci la faccia”.

La Di Fresco, giornalista pubblicista particolarmente attenta e disponibile nel dispensare suggerimenti e dare chiarimenti soprattutto ai colleghi pubblicisti fin dall’inizio del suo mandato, che proprio lo scorso gennaio in occasione di una sentenza di condanna del direttore di un periodico era stata definita “l’unico vicepresidente pubblicista protagonista di una crociata contro i pubblicisti siciliani con una non comune cancellazione di iscritti a seguito di revisioni”, continuando ad operare con la caparbietà e la serietà che le sono proprie, ha serenamente constatato un aumento dei pubblicisti agli incontri di formazione che fanno ben sperare “in una maggiore coscienza professionale e in una voglia di aggiornamento continuo che sempre più ci potrà innalzare a livelli sempre più professionali così da non soffrire di complessi di inferiorità – nel caso qualcuno ne soffrisse tanto da mettersi e metterci in contrapposizione ai professionisti – nei confronti dei colleghi che comunque non hanno l’opportunità di svolgere altra professione”.

Al termine degli interventi si è svolta la cerimonia del conferimento dei riconoscimenti per i 35 e i 50 anni di iscrizione ad alcuni giornalisti, tra i quali c’erano l’ex segretario regionale dell’Assostampa, Antonio Ravidà, il presidente del Consiglio di disciplina territoriale, Giuseppe Lazzaro Danzuso, e l’ex presidente dell’Ordine regionale, Vittorio Corradino. La medaglia d’oro sarebbe toccata anche a Mario Petrina, ex presidente nazionale dell’Ordine, scomparso nei giorni scorsi: il presidente Arena l’ha consegnata alla figlia Michela, pure lei giornalista, in occasione dei funerali.

In apertura di mattinata, prima dell’assemblea, si è tenuto un corso formativo sul Testo Unico dei doveri del giornalista (approvato dal Cnog nelle riunioni del 15-17 dicembre 2015 e del 26-28 gennaio 2016); a dibattere sul tema sono stati gli avvocati Giovanni Liguori e Nino Caleca e l’ex consigliere dell’Ordine Giovanni Paterna, coordinati dalla vice presidente Teresa Di Fresco.

Il testo Unico, nato dall’esigenza di armonizzare i precedenti documenti deontologici al fine di consentire una maggiore chiarezza d’interpretazione e facilitare l’applicazione di tutte le norme la cui inosservanza può determinare la responsabilità disciplinare dell’iscritto all’Ordine, recepisce i contenuti dei seguenti documenti: Carta dei doveri del giornalista, Carta dei doveri del giornalista degli Uffici stampa, Carta dei doveri dell’informazione economica, Carta di Firenze, Carta di Milano, Carta di Perugia, Carta di Roma, Carta di Treviso, Carta informazione e pubblicità, Carta informazione e sondaggi, Codice di deontologia relativo alle attività giornalistiche, Codice in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive e decalogo del giornalismo sportivo.

Giovanni Paterna ha sottolineato l’importanza di acquisire questo documento come modello di “percezione etica” legato all’assioma che per operare bene e con coscienza nel mondo dell’informazione, è indispensabile scindere il mondo della rappresentazione del fatto da quella della documentazione.

Rachele Gerace

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