Riceviamo e pubblichiamo

Dopo più di vent’anni dall’ultimo cessate il fuoco ufficiale, spesso violato, si riapre pesantemente il conflitto nel Nagorno Karabakh, la regione dell’Azerbaijan occupata dalla vicina Armenia da oltre 20 anni, occupazione che causò la morte di oltre 30 mila persone, azerbaigiane. Era il 1994 quando formalmente il conflitto cessò e iniziarono una serie di negoziati, promossi dal Gruppo di Minsk, creato dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, per monitorare il cessate il fuoco, guidato da Francia, Russia e Stati Uniti. Da allora l’Azerbaigian, Stato che si dichiara secolare, ha accolto oltre un milione di rifugiati e profughi interni, che fuggivano dai territori azerbaigiani occupati dalle forze militari dell’Armenia e dall’Armenia stessa.

Come riportato dal Ministero della Difesa della Repubblica dell’Azerbaigian, nella notte dello scorso 2 aprile, le forze armate dell’Armenia hanno aperto il fuoco contro l’Azerbaigian e condotto sabotaggi e attacchi lungo la linea di contatto, bombardando anche aree densamente popolate in prossimità della linea di contatto, causando diversi morti e feriti civili.

In breve tempo è partito il contro attacco delle forze armate dell’Azerbaigian, in direzione di Aghdere-Terter-Aghdam e Khojaly-Fuzuli, allo scopo di garantire la sicurezza della popolazione civile. Negli scontri 12 soldati azerbaigiani hanno perso la vita ed è stato è stato abbattuto un elicottero azero MIG-24.

Tenuto conto delle insistenti richieste da parte di organizzazioni internazionali e la politica di pace perseguita dal governo dell’Azerbaigian, il Ministero della Difesa della Repubblica dell’Azerbaigian fa sapere che si è deciso di sospendere unilateralmente le operazioni di contro-attacco e le misure di ritorsione contro le truppe dell’Armenia e di avviare i lavori per rafforzare la protezione dei territori e delle terre liberati dall’occupazione.

Un’azione di aggressione e occupazione irresponsabile quella portata avanti dall’Armenia, che colpendo obiettivi civili, secondo l’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian “deve essere fortemente condannata dalla comunità internazionale. Per realizzare progressi nella risoluzione del conflitto e per assicurare la pace duratura nella regione, la comunità internazionale, in primo luogo, deve chiedere con forza all’Armenia di ritirare le sue forze armate da tutti i territori occupati dell’Azerbaigian in conformità con i requisiti delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Una presa di posizione ferma della comunità internazionale è estremamente importante, per costringere l’Armenia ad abbandonare l’aggressione militare e ritirare le sue forze militari dai territori occupati dell’Azerbaigian”.

La risposta dell’ONU non è tardata ad arrivare. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, con grande preoccupazione per una possibile escalation del conflitto in corso, ha immediatamente esortato Armenia e Azerbaigian a rispettare il cessate il fuoco.

Pedro Agramunt, Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, ha invitato entrambe le parti ad onorare il cessate il fuoco e a riprendere rapidamente i negoziati per una soluzione pacifica del conflitto del Nagorno-Karabakh, e ha richiesto anche “il ritiro di tutte le truppe armate armene dai territori azerbaigiani occupati, nel rispetto delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “.

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