di Carmelinda Comandatore

 

CATANIA – Presso l’aula magna della Scuola Superiore di Catania, Maria Falcone, presidente dell’associazione ‘Giovanni e Francesca Falcone’, ha ricordato ieri, ad una sala affollata di studenti universitari, il grande patrimonio di valori lasciato dal giudice Falcone. Un’occasione “per non dimenticare”, ma anche, come ha sottolineato il presidente, Francesco Priolo, “per esprimere profonda indignazione nei confronti di ciò che hanno mostrato i media nei giorni scorsi”. Il riferimento è alla tanto discussa intervista di Bruno Vespa a Riina jr, andata in onda durante il programma Porta a Porta, che ha scatenato fin da subito polemiche e prese di posizione forti, come quella apprezzata dalla stessa Falcone, della Libreria Vicolo Stretto di Catania, che ha deciso di non mettere in commercio il libro del figlio del boss corleonese.

“Si può anche intervistare un mafioso, sapendo che è un mafioso – ha affermato il magnifico rettore dell’Università di Catania, Giacomo Pignataro, intervenuto all’incontro, moderato dal magistrato Michele Corradino, componente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione – chiedendogli conto dei reati commessi. Per fare ciò – continua il rettore catanese – bisogna essere informati. Bisognava sapere, ad esempio, che Riina jr era perfettamente al corrente del ruolo giocato dal padre nelle stragi del ’92”.

Nel frullatore mediatico tutto ciò però passa in secondo piano. Il salotto ‘buono’ di mamma Rai si presta così a trasmettere una telepromozione indegna di messaggi mafiosi, veicolati sotto forma di intervista giornalistica, che scatena in tutta Italia reazioni, che la Falcone apprezza, perchè “positive” e specchio di una società italiana “cambiata”, capace di indignarsi. “Di FALCONE VESPA RIINA JRcontro, – attacca – bisogna fare i conti, a livello giornalistico, con una situazione di diffusa ignoranza. Vespa ha fatto un doppio errore : primo nel volere quell’intervista, che sapeva benissimo sarebbe risultata ‘addomesticata’; secondo, nel non sapere che cos’è in realtà la mafia, quali sono i segnali che lancia. Il conduttore di Porta a Porta ha condotto l’intervista sprovvisto dei mezzi giornalistici necessari a inchiodare un personaggio come Salvo Riina, condannato a otto anni per associazione mafiosa. Si è permesso ad un delinquente, figlio di delinquente di inviare messaggi mafiosi, intavolando un discorso ben diretto contro i pentiti e, cosa ancor più grave, facendo passare l’immagine che la sua famiglia fosse una famiglia assolutamente comune, in cui l’aspetto mafioso passava in secondo piano perché considerato quasi un fenomeno di costume”.

Ci siamo chiesti, però, e abbiamo chiesto alla prof.ssa Falcone, se in realtà Bruno Vespa, che forse sa bene cosa sia la mafia ed è pienamente consapevole del potere del mezzo televisivo nel veicolare determinati messaggi, dopo i “Casamonica”, abbia volutamente scelto di mandare in onda l’intervista.

“Vespa, – ci risponde Maria Falcone – può conoscere la mafia come la conosce l’uomo di strada. La sua inadeguatezza si riscontra nel fatto che non ha cercato di portare Riina jr. a rinnegare il padre. Anche se ammettiamo che sia stato portavoce di determinati interessi, si è rivelato comunque non all’altezza. Giovanni diceva che la mafia è fatta di segnali, che si devono saper cogliere. Cosa ci ha trasmesso Vespa con questa intervista, che anche i diavoli amano i propri figli ? Agli italiani questo non interessa”.

 

Carmelinda Comandatore

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