di Anna Rita Fontana

Estro e fantasia, veicolati da un ensemble strumentale validissimo diretto da Antonino Manuli, nello spettacolo di successo proposto dalla Società catanese amici della musica per la stagione “ Altri approdi”, sotto la presidenza e direzione artistica di Giuseppe Montemagno, questa volta al Piccolo Teatro di via Ciccaglione, che ha visto in prima linea l’ultima produzione del compositore catanese Matteo Musumeci dal titolo “ Il circo magico”, su libretto di Gianni Clementi, in prima esecuzione assoluta. SCAM- LOCANDINAAffiancata dall’opera da camera Histoire du soldat ( storia da leggere, recitare e danzare in due parti)di Igor Stravinskij, del 1918, eseguita nella prima parte della serata, e ispiratrice della suddetta pièce che si attiene ad essa nella versione strumentale per suite, sempre con otto numeri, nella stessa forma trattata per l’occasione, da inserirsi felicemente nel repertorio del prolifico e attualissimo compositore Matteo, figlio primogenito dell’attore Tuccio Musumeci. La profonda voce recitante di Gianni Salvo apriva l’apprezzato binomio testo-musica, peculiare della serata, sul libretto in francese di Charles Ferdinand Ramuz per l’opera russa, curandone le inflessioni narrative care all’autore nello stuzzicante dialogo tra il soldato e il diavolo: il primo, tentato e poi convinto dall’altro a cedergli il suo violino, in cambio di un libro che appare uno scrigno di ricchezza e felicità.SCAM IL CIRCO MAGICO 3

Ma con l’inganno dietro l’angolo, perché dopo i tre giorni di apprendistato reciproco sul libro e sullo strumento, in realtà saranno passati tre anni, tali da creare attorno al soldato un alone di fantasma: la madre lo crede morto e l’ex fidanzata è gia sposata e con un figlio. Il solco dell’avventura ( che nella suddetta composizione è ispirata al mito di Faust) ha così dato l’input a una serata prodiga di altre emozioni , plasmate da un sapido intrecciarsi cameristico tra il violino di Vito Imperato, il contrabbasso di Giuseppe Giacalone, il clarinetto e clarinetto basso di Giuseppe Casano, il fagotto di Angelo Valastro, la tromba di Gioacchino Giuliano, il trombone di Vincenzo Paratore e le percussioni di Ivan Minuta, che il gesto perentorio di Manuli ha ben coordinato. Un attraente contenitore di suoni, quello di Musumeci, che ha ispirato il soggetto fantasioso di Gianni Clementi, in un percorso inverso. Ed ecco allora, a seguire, il dispiegarsi di un fantasmagorico mondo circense, quello con cui si imbarca sul Bastimento Sirio il cuoco che si è rifiutato di cucinare un cuore, per immergersi adesso in un mondo che sta in bilico tra realtà e dimensione onirica.

Tra linee sonore di crudezza espressionista, venature coloristiche da folklore russo e atmosfere melodiche di trastullante malinconia o pizzicante attesa sul chiaccherio mesto o pulsante dei sette musicisti, abbiamo sorriso dei bizzarri personaggi, in scena grazie alle incisive voci dei bravissimi attori Carlo Ferreri ed Evelyn Famà, ricche di scansioni onomatopeiche sostenute dai fiati, sull’umorismo dialettale di scugnizzi napoletani, fra tocchi di tamburello basco sul vibrato del violino: immaginando così una Colomba della Pace, l’illusionista Mandrake, i versi del Pappagallo curioso, la Gitana, l’Equilibrista, il Cavalluccio sardo, il Lanciatore di coltelli e il Pagliaccio. Unendoci infine in volo al cuoco e alla sua ciurma, nel rincorrere quel cuore che si dovrebbe non trascurare mai, facendone magari una panacea dei nostri mali, e che conduce , chissà, ad un regno dove “buongiorno” significa veramente “buongiorno”.

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